Tito Cesare Della Casa: la generosità di un benefattore

Sfogliando le pagine del nostro passato emerge spesso una consolidata abitudine: erano molti i benefattori, erano numerosi coloro che lasciavano i propri beni ai più sfortunati.
Non so dire se adesso siamo cambiati o se siano mutate le modalità, forse ai nostri tempi la generosità si manifesta in altre maniere.
Leggendo i libri del nostro passato i nomi di questi benefattori spiccano luminosi, ora magari li abbiamo scordati ma per queste persone doveva essere un onorevole privilegio rendersi utili alla comunità.
Tra di essi merita di essere ricordato Tito Cesare Della Casa, egli lasciò le cose terrene nel maggio del 1875 ma non si dimenticò dei più sfortunati.
Non aveva figli, non aveva eredi, decise così con il suo testamento di donare le sue immense fortune ai meno abbienti.
E a quell’epoca erano davvero numerosi i bambini senza padre e madre, molti venivano accolti nell’Orfanotrofio di San Giovanni Battista in Via Serra.

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Tito Cesare istituì l’Opera Pia della Casa, questa istituzione benefica pagava gli studi ad alcuni bambini di famiglie povere, figli maschi nati in San Francesco d’Albaro, con i soldi del benefattore questi bambini potevano studiare e conseguire una laurea o divenire Capitani Marittimi.
Inoltre l’Opera Pia manteneva nell’Orfanotrofio tre bambini, maschi o femmine, privi di entrambi i genitori e nati in San Francesco d’Albaro.
In entrambi i casi, in mancanza di bambini provenienti da quella zona di Albaro, il diritto all’accesso veniva esteso a piccoli provenienti da altre parti della città.

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L’Opera Pia Della Casa venne eretta in Ente Morale sul finire del 1875, dopo la morte del munifico benefattore, ad amministrarla erano l’Arcivescovo e il Sindaco di Genova, i posti venivano assegnati tramite concorso.
Sfogliando le pagine del nostro passato si leggono storie come queste e non è difficile immaginare quanti bambini abbiano avuto un destino migliore grazie a quest’uomo generoso.
Eppure la patina del tempo ha posato il suo velo sulla sua grandezza morale, per questo ritengo che sia giusto ricordare Tito Cesare Della Casa.
Girando per Staglieno, nella zona del Boschetto Irregolare, mi sono imbattuta nel monumento funebre di lui.
Sulla sua tomba svetta una graziosa figura dallo sguardo dolce e benevolo, certo la statua avrebbe bisogno di restauri.

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A colpirmi è stato il libro che regge in una mano, vi si legge una parola nella quale risiede tutto il senso della vita di Tito Cesare: beneficenza.

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E poi la bella creatura scurita dal tempo tiene tra le dita un crocifisso.

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E allora ho letto la lapide, a dire il vero è piuttosto deteriorata e non si vede così bene.
E poi ho cercato notizie di lui, le ho trovate sulla Guida Pagano del 1926 e poi come sempre mi ha aiutato il mio amico Eugenio che qui ringrazio.
Riporterò le parole scritte in memoria di questa figura di un altro secolo.
Adesso, dopo tanto tempo, in ricordo di un uomo altruista e generoso: Tito Cesare Della Casa, un benefattore.

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TITO B. CESARE DELLA CASA
MORTO IL 7 MAGGIO 1875
FONDO’ COL RICCO CENSO
SPECIALE ISTITUTO DI EDUCAZIONE
PER I GIOVANI POVERI E ORFANI

L’AMMINISTRAZIONE DEL PIO LASCITO
A RICORDO DI TANTO BENEFIZIO
QUESTO MARMO POSE
DICEMBRE 1900