Distrarsi in Via XX Settembre

E poi è facile distrarsi in Via XX Settembre.
Passeggiando nella strada delle molte eleganze, tra luccicanti vetrine e negozi all’ultima moda, sotto i portici al riparo dal sole cocente oppure dagli scrosci di pioggia a seconda delle stagione.
E poi passare da un lato all’altro della strada e trovarsi, in questo secolo nascente, in questa via ampia, nuova e spaziosa.
Avanza inesorabile la modernità, tra i suoi suoni c’è anche lo sferragliare del tram, una bella comodità alla quale si fa presto ad abituarsi.
E ci sono garzoni di bottega e impiegati, notai e uomini d’affari, sulla destra incede lento un tale che trascina un carretto.
Poco più avanti c’è un gentiluomo con un cappello calcato in testa e pare volgere lo sguardo indietro, verso il Ponte Monumentale: forse qualche particolare rumore avrà suscitato la sua attenzione.
Accade così, si finisce per distrarsi in Via XX Settembre.
E ancora, sempre sulla destra nei pressi dei portici, ecco una giovane madre con il figlio per mano, dietro di lei un bimbetto più grande, secondo me tutti e due hanno l’argento vivo addosso.
E così ognuno segue il proprio cammino e ognuno guarda in una direzione diversa e invece tutti dovrebbero abbassare lo sguardo verso la didascalia di questa cartolina del bel tempo andato.
Come potete notare c’è un evidente errore: Piazza XX Settembre.
È logico, deve essere stata una svista, del resto io ve l’ho detto fin da principio: è facile distrarsi in Via XX Settembre.

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Un giorno qualunque in Via XX Settembre

È un giorno qualunque in Via XX Settembre.
E nulla distrae dalle solite incombenze quotidiane, tutto è calmo, consueto, vissuto come tutti gli altri giorni, nel solco delle abitudini.
Uno scagno attende certi lavoratori, altri invece si metteranno davanti a qualche scrivania prestigiosa, l’aria fresca pervade il salotto con le tende di pizzo dove certe fanciulle dai molti talenti si dilettano a ricamare corredi.
Un giorno qualunque lo si affronta così, con piglio deciso, nella fremente città al tempo del nuovo progresso, ognuno così segue il proprio cammino.

Ed è un’ora affollata e vivace e sono in molti a riversarsi in Via XX Settembre.
E chissà quanti vorrebbero fermarsi per una dolce sosta alla Confetteria Margherita, la sua insegna è un forte richiamo per i passanti.

Paglietta in testa, giacche di buon taglio, l’immancabile quotidiano.
La vita scorre, amici cari, ineluttabili fluiscono i minuti anche per colei che incede sola e aggraziata, chissà quale meta la attende.

Folla, folla, folla.
E voci, brusii, tacchi che picchiano sul selciato, una marcia inarrestabile.
E lì, tra queste persone, una figuretta gentile, pare una ragazzina, di lei si nota l’abito chiaro e la grande cesta colma di fiori che regge con cura.

Fugge il tempo, poi la pioggia cadrà, renderà opachi i manifesti, le gocce lente si poseranno sul selciato, si metterà via il parasole e si userà il paracqua.
Per adesso si cammina, con questo agio garbato, le gonne frusciano, le amicizie confortano e il tempo sa anche essere così piacevole.

Ed è davvero un giorno qualunque, in Via XX Settembre, in un tempo di Genova che non abbiamo vissuto.

Gente di Via XX Settembre

E accade, a volte, di passare in certe strade e di ripensare a chi le ha percorse prima di te.
Camminando in Via XX Settembre, sotto i nostri amati portici che ci riparano dalla pioggia e dal sole, mi sono venuti in mente certi antichi genovesi che ci hanno preceduti.
Indietro, indietro nel tempo, in Via XX Settembre è tutto un andirivieni di uomini di affari e di gente di città, qualcuno si sofferma a guardare i manifesti, altri vanno di fretta e si mescolano al turbinio della folla.

A passo svelto in mezzo alla strada praticamente sgombra, sullo sfondo si scorgono due tram.
Ed è un tempo lontano e diverso dal nostro.

E poi, ancora in altri anni, ci ritrova di nuovo sotto i portici.
In questo gioco di luci e ombre si scorge un’elegante signora con tailleur e cappello, un uomo tiene una mano in tasca, un altro cammina assorto con le braccia dietro la schiena.
E poi c’è lui, con il bastone da passeggio e la bombetta, volge gli occhi verso l’alto, qualcosa lo incuriosisce!

Gente di Genova, gente di Via XX Settembre.
Operai, avvocati, lattonieri, notai, balie e farmacisti, dottori e portinai, carrettieri e nobildonne, tutti quelli che hanno abitato nella Superba prima o poi hanno attraversato Via XX Settembre.
Da un lato all’altro della strada, guardandosi attorno.

Nel tempo che non è non è nostro eppure, a volte, non sembra neanche tanto diverso.

E camminiamo nella grandiosa strada del centro di Genova: tra la gente che la attraversò di certo ci fu anche Cesare Gamba, l’eclettico architetto ed ingegnere che la progettò, a lui si deve la realizzazione di Via XX Settembre.
E così a volte, mentre cammino in centro mi viene in mente questo affascinante genovese e penso che mi sarebbe piaciuto fare una passeggiata straordinaria in sua compagnia.

Nella strada bella e grande della Superba, tra la gente di Via XX Settembre.

Una cartolina da Ponte Pila

Camminando, nel tempo e con l’immaginazione, sul Ponte Pila.
E forse sarete un po’ spaesati perché ai giorni nostri tutto è cambiato, in altri anni  quel ponte sovrastava il Bisagno e collegava la zona di Piazza Verdi e dell’attuale Piazza della Vittoria a Corso Buenos Aires.
Tic tac, tic tac, mettiamo indietro le lancette della macchina del tempo.
E che clangore, quanto frastuono in questa zona della città così moderna e piena di movimento, si vive l’urgenza di essere parte integrante dell’epoca delle innovazioni, protagonisti della città che cambia.
E si cammina verso la Foce, certe madri di famiglia si stringono nel soprabito scuro, un uomo porta sulle spalle un pesante fardello, dietro di lui in lontananza si distingue il profilo inconfondibile del Ponte Monumentale.

Gente che va, gente che viene.
Dall’altro lato del ponte, infatti, ecco una piccola folla di trafelati genovesi, ognuno ha la propria meta da raggiungere.
Queste persone hanno memorie diverse dalle nostre, hanno impressi negli occhi luoghi che noi non abbiamo mai conosciuto.
Un tale ricorda quando qui c’erano i cantieri e si favoleggiava su questa Genova Nuova che stava sorgendo, un altro va raccontando ai nipoti di quanto era bello il negozio di famiglia, quella bottega di chincaglierie dagli arredi scuri si trovava nella Via Giulia che venne demolita per lasciar posto alla Via XX Settembre che si estende gloriosa con la sua scenografica prospettiva.
Tra questa piccola folla incede aggraziata una signora davvero à la page: è colei che indossa l’abito a righe, osservando poi le foto dell’epoca si scoprirà che quei tessuti allora erano di gran moda.
Cigola il carretto trascinato con caparbia da un giovane uomo, la costruzione in legno che si staglia sullo sfondo è invece adibita a sala d’attesa per coloro che aspettano il tram.

Ed eccolo il mezzo più in voga, la vettura sferraglia gagliarda a centro strada, in direzione Foce.
Che bella invenzione la modernità, ti permette di andare da una parte all’altra della città con questa velocità, chi mai se lo sarebbe immaginato?

Ancora, ecco un’altra curiosa costruzione, ospitava un tempo un certo Bar Ciclistico certo molto apprezzato dagli affezionati clienti.
E qui ringrazio l’amico Stefano Finauri per avermi svelato cosa fosse questa strana struttura, da vero specialista in questi viaggi nel tempo lui conosce bene molti particolari sconosciuti ai più.
Tic tac, tic tac.
Osservate con attenzione i lampioni, forse vi sembrerà di averli già veduti.

Ed è proprio così, infatti quei lampioni e quelle ringhiere che un tempo erano su questo ponte sul Bisagno si trovano ora sul Ponte Giulio Monteverde, in questo post ne troverete le immagini e potrete leggere anche altre notizie sul Ponte Pila.
Si cammina, con la testa immersa nei propri pensieri e nelle proprie preoccupazioni.
Ognuno di noi ha la propria strada nel mondo, se questa donna potesse raccontare il suo quotidiano forse ci mostrerebbe una città della quale nulla sappiamo.

Cammina, come tutti gli altri, inconsapevole attrice di un prezioso frammento di un’epoca lontana, con i suoi affascinanti misteri.
In quel tempo perduto, nel tempo in cui si attraversava ancora il Ponte Pila.

Sotto i portici

Mi accade, a volte, mentre cammino sotto i portici.
Così, all’improvviso, senza che io faccia nulla per riprendere tra le mani il filo immaginario che mi porta indietro negli anni.
Accade, mi ritrovo in quel luogo e in un altro tempo che io ho già vissuto.
E mi rivedo, porto quei jeans a sigaretta con gli spacchi sulle caviglie, aspetto la mia amica davanti a un cinema che poi, anni dopo, non ci sarà più.
Io però in quel frammento di giovinezza non posso saperlo, mi guarderò il mio film sprofondata nella poltrona senza pensare a quella cosa strana lì che è il tempo.
E avremo tempo, poi, per dirci con nostalgia: ti ricordi quando andavamo al cinema in Via XX?
Tra l’altro, poco più su c’è un negozio che mi piace tanto, mi perdo sempre ad ammirare le cose indossate da certi diafani manichini che popolano la vetrina.
Quel negozio si chiama Diavolo Rosa e non occupa soltanto il piano terra.
E salgo le scale e guardo tutte le camicette, vanno di moda i volant sui polsini e attorno al colletto, ci sono tutti quei maglioncini di ogni colore con lo scollo rotondo oppure con i bottoncini.
Ma è accaduto l’altro ieri o quanto tempo fa?
Stava tutto in pochi metri, poi davvero tutto è cambiato.
Io però a volte ho ancora un’immagine chiara e perfetta di me che indugio davanti alle vetrine di Varese in cerca delle scarpe perfette da portare con quella gonna corta.
Ecco, scelgo quelle scarpe là di vernice rossa e poi quelle altre scamosciate con la fibbia.
E dopo questo shopping fortunato me ne vado a zonzo tutta contenta con i miei sacchetti.
Sarà strano accorgersi, molto tempo dopo, che tutto questo è svanito.
E a volte, sapete, all’improvviso mi ritrovo proprio lì, in quei luoghi e in quegli anni.
Accade, talvolta, mentre cammino sotto i portici di Via XX Settembre.

Luglio 1913: cronache dell’estate

Tempo d’estate, tempo di notizie che forse fecero scalpore in città.
Era il primo giorno di Luglio del 1913 e il quotidiano Il Lavoro riportava alcuni fatti decisamente particolari.
Ebbene, state a sentire, questa è la storia di una giovane sposa.
Pare che costei, mentre si trovava sotto i Portici di Via XX Settembre, abbia per caso incrociato il suo legittimo consorte che se ne andava a passeggio con una bella signorina poco più che ventenne.

La sposa tradita non ci pensò su due volte, rapida come il vento prese a male parole il fedifrago e la soave fanciulla, dice il cronista che parlava in maniera piuttosto concitata tanto da attirare l’attenzione dei passanti.
I due ebbero l’idea di rifugiarsi su una vettura cittadina ma la sposa delusa non si diede per vinta, anzi!
Prese la giovane amante del marito e la trascinò giù dalla carrozza tra i fischi e gli strepiti della moltitudine accorsa ad assistere all’inconsueto spettacolo.
Alla fine a dividere i litiganti giunse la forza pubblica e i due sposi furono portati in questura mentre la ragazza fu consegnata alla sua famiglia di rinomati albergatori.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

In quella stessa sera un gruppo di trepidanti genovesi assisteva con interesse all’estrazione della tombola nazionale telegrafica a Palazzo Ducale.
Con tanto di solenne cerimonia vennero estratti i numeri vincenti, la folla gremiva la Piazza Umberto I davanti al Ducale e ad ogni numero pronunciato con tono grave si poteva udire un tumulto di voci stupefatte.

Eventi del tempo d’estate, a Genova, nel lontano 1913.
E tra le molte notiziole un’altra merita menzione, non perché sia particolarmente rilevante ma in quanto piuttosto insolita.
Dunque, si tratta di una certa signorina che a quanto pare diede scandalo nella centralissima Piazza De Ferrari.
Il cronista sottolinea che la fanciulla era piuttosto nota e a quanto pare non proprio per la sua specchiata virtù, di fatto in quella sera d’estate si mostrò con certe trasparenze che lasciavano poco all’immaginazione.
Il giornalista scrive anche che aveva pure un abito aderente con due ampi spacchi sui lati, una cosa da non credere!
Nella centralissima Piazza De Ferrari!

E infine si segnala anche un tentato furto a una celebre fabbrica di acque gazzose sempre a pochi passi da Via XX Settembre.
Ai ladri è andata male, il solerte proprietario della fabbrica aveva avuto l’accortezza di togliere tutti i denari dai cassetti quindi i malfattori non trovarono nulla da sottrarre.
Vista la situazione si scolarono alcune frizzanti gazzose e forse fecero pure un brindisi, poi si dileguarono lasciando lì gli attrezzi che avevano usato per introdursi nella fabbrica.
Ogni tanto mi piace andare a cercare le notizie del passato, mi domando cosa mai sarà accaduto in questo periodo diversi anni fa.
Ci sono i grandi eventi storici e le piccole notizie di poco conto, fatti ormai del tutto dimenticati, forse all’epoca invece se ne discusse a lungo: era l’estate del 1913.

I custodi di Via XX Settembre

I luoghi a volte nascondono segreti, a volte invece celano soltanto un messaggio che noi non sappiamo leggere e ne siamo in qualche modo colpevoli, quanto meno a causa della nostra distratta disattenzione.
Vi porto in Via XX Settembre, centrale arteria cittadina sorta in un periodo di grande fermento, sul finire dell’Ottocento la città aveva bisogno di una strada ampia e vasta e la nostra Via XX Settembre fu edificata sul tracciato dell’antica Via Giulia e della scomparsa Via della Consolazione.
Sorsero, nel corso degli anni, gli edifici che ancora vediamo e che rendono maestosa ed elegante la strada dello shopping e dei negozi.

Tutti noi genovesi siamo passati decine di volte sotto l’arco che collega due edifici di Via XX Settembre, quanti di noi però si sono mai soffermati a chiedersi chi siano coloro che lo presidiano?

Via XX Settembre (2)

Sono i custodi di Via XX Settembre o per lo meno a me piace pensare che sia così, nel marmo infatti sono effigiate due figure importanti per questa città, ho scoperto di chi si tratta leggendo un libro di grande pregio, è il volume curato da Franco Sborgi dal titolo Il Mito del Moderno – La cultura liberty in Liguria.
Su queste pagine ho letto che fu l’artista Arnaldo Fazzi a realizzare le sculture poste ai lati dello stemma di Genova, esse svettano sopra noi passanti distratti che non le notiamo.

Via XX Settembre (3)

Ha sguardo saldo e fiero il prestante Mercurio, stringe uno dei suoi simboli, è il bastone alato sul quale si attorcigliano due serpenti e rappresenta la prosperità.
Mercurio è il dio del commercio e fu così scelto per vigilare su questa strada dai molti negozi, è una presenza beneaugurante.

Via XX Settembre (4)

E ancor di più lo è il giovane che si trova sul lato opposto, lui è un ragazzo caro a tutti i genovesi: è il nostro Balilla, colui che diede l’inizio alla rivolta dei genovesi contro l’invasore austriaco.

Via XX Settembre (5)

E come tutti sapete, oltrepassando quell’arco si giunge nella zona di Portoria che fu un tempo scenario di quell’epico episodio che vide come protagonista il nostro Balilla.
La statua stringe in una mano un sasso, quello che il ragazzo lanciò contro i nemici, il simbolo del suo eroismo.

Via XX Settembre (6)

La vita, poi, scorre.
E il tempo fugge proprio via, noi ci dimentichiamo certi istanti della nostra storia.
E forse abbiamo anche scordato quella sensazione che noi non abbiamo vissuto: il cambiamento e le novità di un nuovo secolo, il fascino del progresso e le sue ammalianti stranezze.
Trovo spesso negli scritti di quel tempo un senso di ottimismo e di speranza per il futuro, c’è una sensazione di straordinarietà e straordinaria fu anche l’innovazione urbanistica di questa città.

Via XX Settembre (7)

Si guardava al domani tenendo nella memoria il passato, senza mai dimenticare i giorni più difficili.
Perché poi siamo stati anche quelli lì, quelli di Portoria.
Genova città di indomite fierezze antiche, Genova città di commerci: nel nuovo secolo ha una nuova strada che sfavillerà di vetrine eleganti e tutto è in qualche maniera eccezionale.
La nostra Via XX Settembre ha così i suoi orgogliosi custodi, vegliano su di lei dagli inizi di un altro secolo.

Via XX Settembre (8)

Saluti romantici

Si era nel glorioso anno 1909 e la vita andava ad una diversa velocità, questo è stato il mio primo pensiero quando ho veduto questa immagine.
Forse adesso non spediremmo neanche più una cartolina con un’inquadratura del Ponte Monumentale, allora invece tutto era nuovo e diverso, era così emozionante essere in un secolo che portava con sé tante innovazioni.
E questo forse era ciò che pensava Marta, colei che acquistò e spedì questa cartolina, il piccolo cartoncino viaggiò da Genova a Sanremo ed era indirizzato ad una coppia francese.
Garbata e armoniosa è la calligrafia di Marta, oltre alla data e alla sua firma scrisse appena poche parole: souvenirs et salutations.
Un pensiero dalla città e poi chissà quante altri sussulti del cuore ancora da narrare.
Ad esempio, riuscite a figurarvi il primo viaggio in tram?
Oh, quella deve essere stata una sensazione indimenticabile, lo sferragliare della modernità, il panorama che scorre via veloce davanti agli occhi, una stranezza che se non l’hai vissuta mica puoi immaginare che prima o poi ti accadrà e che potrai persino raccontarla.
Come altri ricordi che appartengono a un’epoca, come i suoni che svaniscono, come una quotidianità che non ci appartiene più.
Pensate a Marta, alla sua memoria e al suo ricordo, immaginate gli anni venuti dopo e i suoi racconti fatti ai nipotini, magari non sarà stato neanche tanto facile spiegare quelle esperienze di un tempo distante.
Pensate a Marta ancora ragazza, io la vedo così mentre cerca la cartolina perfetta alla quale affidare le sue parole gentili.
E sarà dolce e romantica, sarà una diversa idea di città, incorniciata da viole odorose e da magnifiche margherite.
Saluti da Genova, da Marta e dal glorioso anno 1909.

La Madonna della Cintura nella Chiesa della Consolazione

È un capolavoro di grazia e di arte, una meraviglia che potrete ammirare nella Chiesa della Consolazione in Via XX Settembre.
Risale agli inizi del ‘700 ed è opera del talento di Bernardo Schiaffino, fu lui a scolpire queste figure splendenti di mistica luce.
La giovane Maria nella sua celeste bellezza con la mano regge un capo della sua cintura che porge a una devota che a Lei rivolge le sue preghiere.

Questa donna si chiama Monica, desolata e triste per la scomparsa di suo marito e per le vicende di suo figlio Agostino, nella sua sincera devozione chiede alla Madonna quale abito indossare durante la sua vedovanza.
Si narra che Maria si sia mostrata a lei con una veste semplice e priva di sfarzo e con quella cintura che donò appunto a colei che sarebbe poi diventata Santa Monica.

La fervida preghiera e la cintura che idealmente unisce Santa Monica alla Madonna, per me ha una sua scenografica bellezza questa scultura pregiata.

Mentre piccoli putti paiono quasi sorridere impertinenti.

E ancora ai piedi della Madonna c’è anche Sant’Agostino, figlio di Santa Monica.

E ancora angeli, armonia e riflessi dorati.

Ed è marmo, eppure pare vita, gesti e sguardi, devozione e preghiere sussurrate.

Questa è la mistica bellezza di una capolavoro, la Madonna della Cintura nella Chiesa della Consolazione.

Genova saluta Cesare Gamba

Vi racconto una storia, vi racconto eventi accaduti tanti anni fa.
Era estate, era il 20 Agosto 1927 e sui giornali venne pubblicata una notizia: il giorno precedente nella sua villa di Montesano era mancato l’Ingegner Cesare Gamba.
Figura di spicco per questa città, di lui vi ho già parlato in passato illustrandovi quella sua bella dimora posta alle spalle di Brignole.
Gamba fu il fautore del rinnovamento di Genova, progettò Via XX Settembre, a lui si devono il Ponte Monumentale e il Palazzo della Navigazione Generale Italiana in Piazza De Ferrari ora sede della Regione.
Eclettico e geniale, questo professionista dai molteplici interessi lasciò il suo segno sulla fisionomia della città e quindi non stupisce che la sua scomparsa abbia suscitato molto clamore.

Immagine tratta da Genova Nuova – Volume di mia proprietà

Genova lo salutò con gli onori dovuti ad un grande uomo e allora provo a raccontarvi quel giorno, con mia sorpresa questa vicenda si intreccia in qualche maniera con la mia storia personale.
I funerali di Cesare Gamba si tennero il 22 Agosto e le notizie che leggerete sono riportate sul quotidiano Il lavoro del giorno successivo.
Il corteo funebre partì proprio dalla villa di Montesano dove l’ingegnere era spirato.

In testa al corteo c’era un gruppo di vigili municipali in bicicletta, c’erano anche dei giovani ricoverati dell’Albergo dei Poveri con la bandiera della Croce Verde e molte altre autorità, non mancava la banda dell’Associazione A Compagna della quale Gamba fu uno dei primi consoli, numerosi soci giunsero a rendere l’ultimo saluto al celebre architetto ed ingegnere.
Seguiva un folto gruppo di personaggi eminenti, sul giornale c’è una lunga lista di nomi.
Il carro era trainato da 4 cavalli, a tenerne i cordoni ancora rappresentanti illustri della città come ad esempio il podestà di Genova.
Il corteo passò da Via Galata e salì in Via XX Settembre, attraversando la via progettata da Gamba.

E quando giunse sotto il Ponte Monumentale, grande opera del nostro ingegnere, il corteo si arrestò per qualche minuto.

Quindi proseguì verso De Ferrari, imboccò Via Roma e si fermò di nuovo in Piazza Corvetto dove vennero tenuti i discorsi in memoria di Cesare Gamba e vennero elogiati i suoi molti talenti non solo nel campo dell’ingegneria, furono ricordate anche le sue molte passioni: Gamba amava le automobili e l’alpinismo, aveva una predilezione per la buona musica e per il teatro.
Il corteo quindi proseguì verso il Cimitero Monumentale di Staglieno, dove ancora riposa il nostro Cesare Gamba.

E a questo punto la storia del personaggio pubblico si sovrappone in un certo modo a quella di un altro uomo non certo celebre come lui.
Immaginate il corteo funebre che varca la soglia di Staglieno, a seguire il feretro di Gamba ci sono i suoi parenti tra i quali naturalmente il figlio di lui.
In quegli stessi giorni ad un’altra donna tocca lo stesso identico destino: lei si chiama Maddalena e ha perso il marito, anche lei ha un figlio, aveva anche una ragazza di nome Aurora ma sua figlia se ne è andata troppo presto quando era ancora nel fiore degli anni.
Maddalena era la mia bisnonna paterna e suo marito, il mio bisnonno, morì poche ore prima di Cesare Gamba.
E il caso vuole che sfogliando i giornali io abbia scoperto una curiosa coincidenza: nelle dichiarazioni di decesso del 19 Agosto pubblicate su Il Lavoro del 20 Agosto i loro nomi sono pubblicati uno di seguito all’altro.
Così si legge il nome di Cesare Gamba, ingegnere e poi compare il mio bisnonno Giovanni, capo macchinista.
A volte, in maniere misteriose, certe vite si sfiorano, senza magari incontrarsi: accadde a queste persone accomunate dalla medesima tragica circostanza proprio negli stessi giorni.
Esistenze lontane, destini comuni.
Io ho voluto ricordare insieme due uomini diversi e per me entrambi importanti: uno era parte della mia famiglia e di lui conosco diverse vicende, l’altro è colui che diede un nuovo volto alla nostra città e anche Genova, la sua Genova, è nel mio cuore proprio come la mia famiglia.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo