Le cartoline dello Zio Mimi

Le cartoline dello Zio Mimi arrivavano da molto lontano e quando il postino le depositava nella buca delle lettere lasciava per noi una sorta di piccolo sogno.
Lo zio si chiamava Domenico ma per tutti è sempre stato Mimi, lui era il fratello del mio nonno materno, quindi iniziò a spedire le cartoline a mia mamma e in seguito a me e a mia sorella.
D’un tratto, poi, ha smesso di mandarle.
Lo zio Mimi era commissario di bordo sulle navi da crociera e le sue cartoline avevano sempre quel timbro : VIA AIR MAIL.
Le cartoline dello zio Mimi provenivano da luoghi mai veduti dai nomi affascinanti: Puerto Rico, Grenada, Nassau, Barbados, Aruba.
E poi New York, Messico, Newport e varie località della Florida.
Sulle sue cartoline c’erano sempre delle immagini speciali di posti esotici e paradisiaci.
Spiagge bianche, insenature, isole verdeggianti, delfini, palme, barche a vela, case colorate, chiese moderne, fioriture generose, turisti sfaccendati, ville con il portico, giardini rigogliosi e mercati della frutta.
In una si vede un tale con una tela montata su un cavalletto, ha pennelli e pitture e di fronte un magnifico panorama marino.

Tra le cartoline inviate dallo zio Mimi le mie preferite erano quelle delle Bermuda.
Intanto i francobolli erano bellissimi e poi quel nome rimandava alla mia fantasia di bambina l’immagine di un’isola dove tutti erano straordinariamente felici, tutti giravano in calzoncini al ginocchio e camicia a fiori e il sole splendeva sempre.
Tra l’altro, mi si diceva che lo zio Mimi andasse fin laggiù per questioni di lavoro e a dirvi il vero io non ne sono mai stata troppo convinta.
Secondo me le cose funzionavano più o meno così.
Lui si metteva in viaggio per queste terre lontane e quando la nave si avvicinava alle isole lo Zio Mimi se ne andava sul ponte a guardare il profilo della costa.
Poi scendeva a terra e tutti lo salutavano, per me era ovvio che laggiù tutti lo conoscessero.
Quindi lo Zio Mimi se ne andava a gironzolare beato per quelle cittadine dove c’erano pontili, fari, spiagge infinite, ombrelloni e ville con il portico.
Tra il resto lo Zio Mimi era sempre abbronzato, non sembrava proprio che trascorresse il suo tempo a lavorare, io ero più che sicura che lui fosse perennemente in vacanza.
E ho anche sempre pensato che a lui piacesse la sua vita avventurosa, per me era tutto incredibile: lo zio Mimi aveva visto il mondo.
Ora le sue cartoline stanno tutte in una scatola, sono davvero tante e sono tutte diverse.
Su alcune di esse ci sono dei disegni che rappresentano particolari zone geografiche e ci sono frutti, pesci, barche, uccelli, persone che ballano, un pirata con un forziere, fiori e mare azzurro.
C’era tutto un mondo fantastico che non avevo mai veduto in quelle cartoline.
C’era la bellezza infantile di immaginare il mondo meraviglioso dello zio Mimi.

I miei libri, i miei amici

Leggere è un’emozionante avventura che ti permette di viaggiare in territori sconosciuti e di incontrare visi a te ignoti, se l’autore ha talento e genialità alcuni di questi volti resteranno per sempre nella tua memoria e diverranno amici che ogni tanto vorrai rincontrare.
E non esistono una sola Emma Bovary e un solo Huck Finn, ogni lettore ha una diversa sensibilità, un differente modo di percepire emozioni e sensazioni, ognuno di noi immagina i protagonisti dei libri in maniera del tutto unica, ognuno ha la propria Emma e il proprio Huck.
E’ lo straordinario privilegio di noi amanti della lettura, noi abbiamo dei mondi tutti nostri e non importa se alcuni non capiscono cosa intendiamo dire, a noi va bene così.
Io amo leggere, in estate mi piace anche farlo all’aperto, mi basta avere il mio libro e non mi accorgo neanche più di ciò che accade intorno a me.
E l’altro giorno me ne sono andata a leggere su una panchina, c’era il vento, in questa estate calda, c’era l’aria che fischiava tra le foglie e tra i rami degli alberi.
E d’un tratto, mentre ero immersa in quelle parole, un’ospite inattesa ha fatto il suo debutto, a pagina 205.

Libro (2)

Del resto si sa, noi lettori siamo creature fortunate, proprio per quella faccenda della quale parlavo prima: i nostri universi immaginari racchiusi tra le pagine dei nostri libri.
Ci destreggiamo tra epoche e scenari diversi, un giorno potreste trovarci immersi nello fosche atmosfere di un castello in Danimarca e il giorno successivo potremmo andare a finire in una strada newyorkese congestionata dal traffico, siamo così noi lettori, non conosciamo confini e neppure ostacoli.

Libro (4)

E a dire il vero quando abbiamo tra le mani un libro che amiamo non vediamo l’ora di arrivare in fondo ma allo stesso tempo non ci piace affatto l’idea di terminare quella lettura, in un certo senso vorremmo che quel libro non finisse mai.

Libro (3)

E per l’appunto alcuni autori diventano come degli amici cari, ogni tanto torniamo a trovarli.
E’ questo il caso, il libro che sto leggendo è il racconto coinvolgente di un viaggio in una terra distante: In un paese bruciato dal sole. L’Australia raccontata da Bill Bryson.
Non è la prima volta che lo leggo, lui è uno degli scrittori contemporanei che amo di più, a lui ho già dedicato questo post.
Vuoi andare dall’altra parte del terra? Ti ci porta lui, il mio amico Bill, con una scrittura attenta, divertente e originale.
Noi che amiamo i libri non siamo neanche certi di saper trovare la maniera per spiegare quale entusiasmante avventura sia per noi la lettura.
Semplicemente non ci bastano le parole e non vorremmo scordare qualche emozione, qualche sobbalzo interiore difficile da narrare.
No, non sappiamo spiegare  l’amore per i libri e qualunque cosa sia sta tutta lì, nella frase di Bill Bryson che per caso è rimasta in uno dei miei scatti: è anche meglio.

Libro

In villeggiatura a Nervi nel 1926

Nel tempo della villeggiatura tutti noi cerchiamo la dolcezza del panorama e il clima mite, per ritemprarsi e rigenerarsi si possono trascorrere giornate liete a poca distanza da Genova, nei languori di Nervi.
Ora quartiere elegante della città, un tempo fu meta prescelta da molti visitatori.
Ho trovato una suggestiva descrizione nella mia Guida Pagano del 1926, alcune pagine di questo pesante tomo sono dedicate proprio alla bella Nervi.

Un’aria balsamica ventila tutto intorno e rende dolce e salubre il clima anche durante l’inverno, quando il termometro si abbassa sotto agli 8 gradi centigradi.
Un’eterna primavera sorride interrotta solo per breve tempo dai procellosi venti marini, ombra di dolore nella luce della gioia.

Nervi

Ulivi, aranci e limoni ricoprono le colline, scrive l’autore che Nervi è una località molto amata da Inglesi e Tedeschi che scelgono di  trascorrere qui certi lunghi inverni.
Qui l’industria è florida, numerosi sono i pastifici e le distillerie, si producono profumi e medicinali.
Inoltre Nervi è tutta freschi aromi, negli anni ’20 è celebre per le sue esportazioni di fiori, palme e agrumi.

Nervi (3)

Vi si giunge con la ferrovia oppure utilizzando il tram elettrico e si arriva là, sul Viale delle Palme dove si trovano anche molti alberghi esclusivi dove soggiornare.

Nervi (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Tra il resto, a proposito del Viale delle Palme, la mia fidata Guida Pagano segnala un negozio che mi riprometto di visitare.
Santo cielo, come è possibile che non l’abbia mai visto?
Al Paradiso delle Signore si vendono chincaglierie, immagino che la vetrina sia un tripudio di bracciali e di accessori imperdibili.
La dolce Nervi, località prescelta per godere della frescura e delle numerose bellezze offerte dalla natura.
Certo con questo caldo occorre ripararsi, io sceglierei un abito chiaro e leggero, è indispensabile portarsi anche un parasole!

Villa Luxoro (41)

Abito esposto a Villa Luxoro alla Mostra L’estate al tempo dei Luxoro

La passeggiata, scrive il nostro autore, regala uno dei panorami più belli d’Italia. 

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E infatti è sempre frequentata dal bel mondo, a Nervi si incontra l’alta società.

Nervi (4)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E l’acqua è chiara e trasparente, questo è un paradiso di freschezza.

Nervi (5)

Gli scogli digradano verso il mare.

Nervi (6)

E sentite cosa scrive l’autore della Guida Pagano a proposito della Passeggiata:

Grazie alla buona organizzazione comunale essa è ben tenuta, senza polvere e munita di comodi sedili dove il turista può riposarsi nella quiete più assoluta dinnanzi al bel mare azzurro, in contemplazione dell’incantevole paesaggio.

Nervi (8)

Aria, vento, luce che inonda il cielo, questo è davvero un posto magnifico per sedersi.
Ecco, vorrei soltanto umilmente segnalare che le panchine e la ringhiera avrebbero bisogno di una rinfrescata e tutti noi visitatori saremmo molto grati se si provvedesse in merito.

Nervi (7)
Per il resto, Nervi conserva immutati tutti i suoi incanti, furono davvero numerosi i personaggi celebri che soggiornarono qui, è mia intenzione narrarvi presto alcune memorie di viaggio.
E come fecero coloro che ci hanno preceduto anche noi amiamo restare appoggiati a quella ringhiera, ci immergiamo nei nostri pensieri e lasciamo che si confondano con il fragore delle onde.

Nervi (9)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Con lo sguardo che si perde all’orizzonte mentre ci batte forte il cuore, non so neanche spiegarvi quanto.

Nervi (10)

Una sposa per un Lord

C’era una volta un nobiluomo che possedeva terre e fastose dimore.
E forse di tutte le sue ricchezze non sapeva che farsene, nella sua vita c’era un incolmabile vuoto.
E lui, il nostro Lord inglese, una notte si ritrovò a rigirarsi nel letto: non c’era verso che riuscisse a prender sonno.
Così, in quelle sue ore di veglia, prese una ferale decisione: doveva prender moglie.
Sì, con una donna al fianco sarebbe cambiato tutto.
Stabilì pertanto che avrebbe condotto all’altare la prima che gli sarebbe capitata a tiro al momento del risveglio.
Giunse così l’ora tanto agognata, il sole tinse di rosa il cielo, era mattino.

Alba

Il nostro risoluto Lord chiamò il suo cameriere e con tono deciso e perentorio pronunciò all’incirca queste parole:
-Mandate da me la prima ragazza della casa che incontrate!
Il maggiordomo si girò sui tacchi, scese le scale e compì il suo dovere.
Lei si chiamava Jenny era la figlia del portinaio ed era un fiore di bellezza appena sedicenne.
E quando si trovò davanti al padrone ascoltò ciò che lui aveva da dirle:
– Andate a vestirvi, voglio condurvi in chiesa e sposarvi.
La ragazza lo guardò allibita e senza alcun timore disse che lei non ci pensava proprio a diventare sua moglie!
Aveva ben altri progetti la giovane Jenny, c’era già un innamorato ad attenderla e lei non ci pensava proprio a sposare il Lord!
E poi era davvero una proposta seria? A pensarci sembrava uno scherzo!
Così corse da sua madre le raccontò tutta la faccenda, entrambe risero di gran gusto di quel singolare episodio, a quanto pare non riuscivano a crederci!
Rimasero in giardino a chiacchierare, tra i fiori del Lord.

Fiori

E intanto lui nella sua camera aspettava, aspettava, aspettava.
– Possibile che non si veda questa benedetta ragazza? – Pensò tra sé e sé.
Così chiamò nuovamente il cameriere e chiese se Jenny si era vestita come le era stato detto e il pover’uomo, in evidente imbarazzo, disse che la ragazza non era affatto intenzionata a convolare a nozze.
Il Lord non fece un plissè, si limitò a ordinare che fosse condotta da lui un’altra fanciulla.
Il cameriere ridiscese, sperando che questa volta la questione si risolvesse felicemente!
E fu così che si imbatté in una ragazza dal carattere più timido, era una sguattera di cucina.
E costei annuì e acconsentì alla proposta del Lord e così lui la portò in chiesa e quella che si era alzata la mattina servetta, andò la sera a letto padrona e lady.
E vissero felici e contenti.
Come dite? So perfettamente cosa state pensando!
Miss Fletcher, ma cosa ti vai a inventare? Questa storia ricorda per certi versi la vicenda di una certa Cenerentola!
Eh no, cari amici, siete in errore, nulla è frutto della mia fantasia, questo aneddoto è riportato dal signor Chantreau, vi avevo anticipato che vi avrei narrato alcune storie tratte dalle sue memorie di viaggio in Inghilterra.
E non è finita, la fiaba ha un seguito curioso.
A quanto pare il matrimonio fu gioioso e felice, il nostro Lord aveva trovato una moglie perfetta.
Lei gli donò un figlio e di lui così scrive Chantreau:

Taccio il suo nome perché vive ancora e ha alla corte uno dei primi posti.

Colpo di scena, sipario, the end.
Chantreau visitò la terra di Albione nel 1788 e nel 1789.
Chi sarà mai questo illustre uomo di corte?
Riusciremo a scoprire il suo nome?
Chissà!
E tuttavia, come sempre, la vita a volte sa essere magica e avventurosa proprio come una fiaba.

Libro (2)

Libri e stupori dei viaggiatori

Il tempo del viaggio e le sue emozioni.
Partire solo per cambiar aria o per interessi culturali, per concedersi il meritato riposo o per andare in cerca di avventure, ci sono viaggi per tutte le tasche.
Pensiamo a noi e ai viaggiatori di un altro tempo, cosa ci distingue da loro?
Naturalmente noi possiamo usufruire di ogni tipo di mezzo di trasporto e un viaggio in treno nell’Ottocento era certo ben altra cosa.
E poi, quale significato ha il viaggio?
Ecco le parole di una figura autorevole:

The use of travelling is to regulate imagination by reality, and, instead of thinking how things may be, to see them as they are.

L’uso dei viaggi è di regolare l’immaginazione con la realtà, e, invece di pensare come possono essere le cose, vederle come esse sono.

Samuel Johnson

Vedere le cose come esse sono.
Eppure, in qualche modo, noi abbiamo già veduto tutto, abbiamo negli occhi luoghi nei quali non siamo mai stati e forse non ci andremo mai ma nella nostra mente ci sono le immagini di posti sconosciuti e questo naturalmente accade grazie all’ingegno dell’uomo e alle sue invenzioni.
Tutti conosciamo le cascate del Niagara, le distese di lavanda in Provenza e i deserti africani.

Lavanda

E forse non ci siamo nemmeno mai stati.
E’ una grande conquista, senza alcuna ombra di dubbio.
E d’altra parte viaggiare è sempre un’esperienza preziosa: esci fuori e vai a vedere le cose come  sono, proprio come dice il dottor Johnson.
Il mondo non è una fotografia, l’inquadratura di una webcam o un documentario, il mondo è fatto di profumi, voci, rumori e colori.
Il mondo è fuori e nessuno potrà mai raccontartelo in maniera tanto realistica, devi vederlo con i tuoi occhi.
Noi però abbiamo già visto tutto, ricordate?
Eppure.
Eppure mi viene da pensare a coloro che vennero prima di noi.
C’era quello che non aveva mai visto il mare.
Esempio banale, eh.
E l’altro, gli avevano raccontato com’era la neve ma la prima volta che la vide comprese cosa fosse.
E noi? Noi possiamo ancora stupirci e provare un tale senso di meraviglia?
Non so neanche se siamo capaci di calarci nei panni di queste persone, il nostro modo di vivere è molto distante dal loro.
E così, mentre ragionavo su questi argomenti, ho pensato di andare a sbirciare tra le pagine di alcuni miei libri, sono dei piccoli volumetti dedicati ai viaggi e risalgono alla prima metà dell’Ottocento, un’eredità di famiglia che ha trovato spazio sul ripiano di un comodino.

Libri

Ci sono i viaggi dell’esploratore Cook ed altri libri meno celebri, sono sempre testimonianze preziose e leggerne anche solo dei brani è una curiosa esperienza.
E ogni tanto mi diletto a cercare impressioni di viaggio, eccoci nel Nord Europa, agli inizi dell’Ottocento insieme all’illustre Leopoldo di Buch.

Una slitta mi fece attraversare il lago di Goesness. Questo modo di viaggiare è realmente il più spedito né la sinuosità della strada, né le salite, né le discese non ritardano affatto il cammino.

Libro

Ah che viaggio avventuroso!
A renderlo pericoloso sono i tanti lupi che si acquattano sul ghiaccio in attesa della loro preda, il nostro povero Leopoldo e il giovane conduttore della slitta, un ragazzino di appena otto anni, si perdono in una paurosa oscurità.
Il bambino però sa il fatto suo e porta il nostro a destinazione.
E poi cosa fa il nostro viaggiatore?
Come tutti noi racconta parla anche del cibo locale e in particolare di un certo pane di scorza.
Ecco, dice Leopoldo che viene preparato con una sorta di farina ricavata dalla scorza dei pini, con questa si preparano certe focacce che sembrano inventate da un cattivo genio per far insulto alla umanità.
Lieta di non averle mai assaggiate, tutto sommato.
Viaggi e memorie, stupore per ciò che si è veduto.
Corre l’anno 1788 e il Signor Chantreau approda in Inghilterra.

Libro (2)

E cosa lo colpisce? Tra le altre cose i mercanti di birra che vendono alle osterie la loro preziosa bevanda in pesanti mastelli.
Ogni oste svuota il proprio mastello e poi lo mette fuori dalla porta, in attesa che venga ritirato.
E su ogni conca è scritto il nome dell’oste al quale è destinato, questo allo scopo di prevenire i furti.
E cosa scrive il nostro Chantreau?

Ma pel forestiere tanti mastelli di stagno abbandonati sulle strade più frequentate senza guardiano sono uno spettacolo almeno per le prime volte che ha del meraviglioso.

Uno spettacolo. Meraviglioso.  Almeno per le prime volte. La scoperta, lo stupore di un uomo di un altro tempo.
Vi racconterò altre storie tratte da questi libri e lo farò presto.
Questo articolo è stato ispirato da un post della mia amica Giovy, Libri di Viaggio: le guide di Bradshaw, lo sguardo insolito di un insolito viaggiatore che anch’io avrei voluto conoscere.
Ed è così che bisogna guardare il mondo, sempre.
Con la meraviglia di uno che non ha mai veduto il mare e se lo trova davanti per la prima volta.

Libri (2)

L’irrequieto

L’irrequieto ha sempre una valigia pronta e nessuna meta, la sua meta è il mondo intero.
Ed ogni sua partenza è un nuovo sogno, un progetto, un frammento di vita da costruire.
E trova una strada, una piazza, un ponte da attraversare, il profilo di una città ignota.
L’irrequieto chiude gli occhi sotto la luce della luna, il suo sonno è leggero, lui attende l’alba e il nuovo giorno.
E ancora non sa quale sia il suo approdo, il suo sbarco, il suo arrivo.
Cerca uno specchio di mare dove gettare le reti.

Reti

L’irrequieto ha poca dimestichezza con la noia, è incapace di indugiare in simili attitudini, ha solo desiderio di vivere.
E il suo è un viaggio, un viaggio infinito e non saprebbe dirvi il momento esatto in cui è iniziato, l’irrequieto è solo assetato di aria, di luce, di vita.

A wanderer is man from his birth.
He was born in a ship
On the breast of the river of Time;
Brimming with wonder and joy.
He spreads out his arms to the light.

Un viandante è uomo dalla sua nascita.
E’ nato su una nave
sul petto del fiume del Tempo;
colmo di meraviglia e gioia
Apre le braccia alla luce.

(Matthew Arnold)

No, lui non sa quale sia il suo approdo, il suo sbarco, il suo arrivo.
E se un giorno si fermerà, forse sarà per breve tempo.
E poi verrà un nuovo sogno, un diverso progetto, un altro frammento di vita da costruire.
Intanto resta, con la bonaccia e il mare piatto.
Ad una riva, l’ennesima.
Ad un porto, forse il suo.
In attesa che si alzi il vento.

Barche

Una giornata d’estate ad Amburgo

Una giornata d’agosto in un’altra città.
Io amo le stagioni fresche e per i miei  viaggi ho scelto spesso città del Nord Europa, quell’anno andai ad Amburgo e a Berlino.
Da sola, sono sempre stata autonoma e indipendente.
Amburgo è la città degli ombrelli e in quei giorni d’estate ho quasi sempre girato con la giacca a vento e le scarpe da pioggia, ad Amburgo a volte il cielo è grigio ma non per questo meno ammaliante.
Amburgo è città di porto, Amburgo è ricca, elegante ed austera, Amburgo è vivace e viva.
Amburgo è affascinante, l’ho scelta su consiglio di mia mamma che c’era stata da giovane.
E allora oggi è quel giorno d’agosto.
Esco dall’albergo, lì accanto c’è un ufficio postale, mi stupisco che ci sia una buca delle lettere destinata alla posta che parte di domenica, l’efficienza teutonica mi ha sempre meravigliato.
Ho la cartina, la macchina fotografica, la guida, l’ombrellino pieghevole, lo zainetto sulle spalle.
Ho tutto il tempo per girare, su e giù.
E lungo i canali, guardando le case, osservando le finestre e immaginando le vite inaccessibili degli altri.
In qualche stanza di Amburgo un amore finisce e un altro inizia.
Ich liebe dich. Oder nicht.
Sospirando, forse.

1

Ad Amburgo ci sono tante biciclette e la gente pedala lungo le rive del lago Alster, ci sono vecchiette con improbabili sandali bianchi e bimbetti biondi dalla carnagione nivea.
Cammino, io amo camminare.

2

Entro in un negozio di porcellane, in realtà è tutto molto british, l’arredamento è di legno scuro e caldo, è un posto molto accogliente.
E poi mi ritrovo in un grande magazzino, sono articoli piuttosto a buon mercato, c’è un’ampia sala dedicata alle stoffe e al ricamo con scampoli di ogni genere, kit per il cucito e scatolette piene di bottoni.
Guardo, tocco, tornerò di nuovo, più di una volta.
E poi ancora, una libreria dove potrei perdermi, credetemi.
All’estero cerco sempre il settore dedicato ai viaggi e all’Italia, c’è sempre qualche volume fotografico di pregio, se tratta della Liguria l’immagine di copertina è quasi sempre Portofino.
E poi i libri di ricette, uno lo compro, si intitola Tante Sophies Kartoffelküche, decine di maniere diverse per cucinare le patate, le ricette di Zia Sophie.
Certo, che altro vuoi comprare in Germania? Un ricettario, sì.
Cammino, piove.

3

E nella città degli ombrelli mi concedo una pausa in un bel caffé dove servono sontuose fette di torta, sono altissime e ricche di creme, certe bontà non si dimenticano.
Al tavolo accanto al mio c’è una bella famiglia, lui è certamente tedesco, lei dev’essere caraibica, le loro figlie sono un prodigio di bellezza, pare che abbiano preso il meglio da entrambi i genitori.
Parlano piano, sussurrano, sono tranquilli e complici, la bimba più piccina porta i capelli raccolti in un codino, lei sorride e sul suo viso compaiono adorabili fossette.
Penso che la loro sia la famiglia perfetta, quella che chiunque vorrebbe avere.
In un caffé d’Amburgo, mentre fuori piove.

10

E poi ancora, una città intera mi attende.
E percorro una strada, un viale alberato con case lussuose ed eleganti.
E giardini e siepi e cancelli, sotto al cielo lattiginoso di Amburgo.
E’ Magdalenenstraße, un edificio che mi colpisce in maniera particolare, non so per quale ragione ho l’impressione di averlo già visto, mi sembra  di conoscere questo luogo, è una sensazione davvero strana e resterà uno di quei misteri che la memoria non è riuscita a svelare.

9

Amburgo è ampia, linda, ordinata.
Amburgo è a misura d’uomo, vorrei vederla con il ghiaccio e con la neve, credo che sia la sua dimensione ideale.
Amburgo è la piazza del Municipio con i fiori alla ringhiera, i cigni che si muovono lenti sull’acqua, i suonatori di strada, contrabbasso e violino, è l’antico e il moderno e le sue case caratteristiche.

4

Ad Amburgo avevo la macchina fotografica con il rullino, nella maggior parte delle foto ci sono io.
E per questo post ho fotografato le mie fotografie con ladigitale così le immagini non sono perfette, ma sono i ricordi del mio viaggio e devono stare qui, tra le mie parole.
Amburgo è azzurro pallido, carta da zucchero, color metallo e argento, oro e panna.

7

Amburgo è il porto, Amburgo è un pomeriggio a Blankenese, un tempo piccolo borgo di pescatori, oggi è un incantevole luogo di vacanza tutto scale e case arrampicate sulla collina, magari ne scriverò, quella è stata una gita in maniche corte e sotto il sole lucente.
Questo giorno d’agosto, nell’aria fresca del Nord Europa, lo concludo con una cena in un ristorante siriano che si trova nell’Alsterarkaden, sotto i portici, nei pressi del Rathausmarkt, la piazza del Municipio.
E sapete cosa mi colpisce di questo locale? I tavolini rotondi, coperti da una tovaglia candida, al centro ci sono petali di rosa e lenticchie, una maniera insolita di decorare una tavola.
E poi servono sapori mediterranei molto graditi al mio palato,  è una cena che ha profumo di spezie e si conclude con un dessert con mandorle croccanti.
Una giornata ad Amburgo, senza suggerire itinerari, musei o luoghi da scoprire, io scrivo solo di ciò che è rimasto nella mia mente.
Ogni viaggio è una conquista, una piccola parte di mondo che entra nel tuo piccolo mondo e resta con te.
E questo è il ricordo di un luogo dove sono stata diversi anni fa, nel 2001.
Eppure è tutto rimasto nella mia memoria: la bambina con le fossette, la pioggia sottile, le rose sul tavolo, una casa che credo di aver già veduto, la cassetta delle lettere.
In una giornata d’agosto in un’altra città.

5

Libri e viaggi, il mondo visto con gli occhi degli altri

Letture d’estate, voi con la bella stagione leggete di più o di meno?
Io amo la letteratura di viaggio del passato e del presente e in estate prediligo questo genere di libri, così ho pensato di offrirvi una piccola selezione di titoli che mi sono piaciuti e che mi hanno portato in giro per il mondo, a volte in luoghi che non ho mai veduto.
Non si tratta di nuove uscite ma di testi che ho letto negli anni e che spesso riprendo in mano molto volentieri.
E allora via, partiamo.
E la nostra prima tappa sarà una verde isola raccontata da Peter McCarthy in La scoperta dell’Irlanda di bar in bar.
Ironico, divertente e scanzonato, McCarthy dipinge splendidi quadretti della sua terra di origine, raccontando tipi da pub, viaggiatori, luoghi e persone.
E poi le incantevoli località e le splendide abbazie d’Irlanda, i viaggi con compagnie aeree talmente economiche da suscitare certi dubbi: siamo sicuri che il pilota abbia sostenuto l’esame di volo?
Tra un whisky e una birra McCarthy vi insegnerà le sue spassose regole per il viaggio tutte da non perdere.
Certi viaggi invece si compiono attraverso profumi e sapori e questo accade se ad accompagnarvi è un cuoco di fama internazionale, Anthony Bourdain con il suo libro Il viaggio di un cuoco vi porterà in ogni angolo del mondo, dall’Asia all’America del Sud.
La sua è una scrittura ricca di realismo e a volte di una certa crudezza, Bourdain vi farà sentire gli odori acri di certi mercati affollati, vi farà udire voci e suoni e vi sorprenderà con certi piatti che forse conoscono alcuni esperti viaggiatori, per me sono insoliti e particolari, dubito che avrei la sua disinvoltura in certi assaggi.
Un libro che mi ha tanto affascinato, con intense atmosfere e un senso dell’avventura che vi accompagna pagina dopo pagina: In Siberia di Colin Thubron.
E certo, in questo libro vi sono pagine cupe ma c’è anche la poesia di una terra dura, i volti che restano impressi perché veduti e narrati da un grande viaggiatore, il mistero di una terra sconosciuta, la sete di conoscenza e il desiderio di accettare ogni sfida.
Vado verso il capo di Sergio Ramazzotti, la scoperta dell’Africa con i mezzi quasi di fortuna, utilizzando ogni tipo di trasporto, camion, treni o biciclette.
Un viaggio senza rete, posso dire così?
Con in tasca i datteri secchi, attraverso il deserto con le sue illusioni e suggestioni.
E poi le frontiere e i gendarmi, i compagni di viaggio che hanno veduto guerre e conflitti, i profughi e la varia umanità che si incontra attraversando quel continente.
E il caldo battente dell’Africa, la pioggia fresca e ristoratrice, un’avventura che non saprei affrontare ma che mi è piaciuto leggere.
Ci sono poi i classici che qui citerò appena e che certo non possono mancare nella libreria di chi ama la letteratura di viaggio.
E sono libri che sono storie d’amore verso interi  continenti, ad esempio La mia Africa di Karen Blixen, In Asia  di Tiziano Terzani e questi, come tutti sapete, sono testi che meritano maggiore approfondimento.
Il viaggio è spesso metafora della vita, non si parte soltanto per vedere dei luoghi, a volte lo si fa per scoprire se stessi, anche i libri per me sono viaggi e ti portano spesso in epoche che non potrai mai vivere diversamente, ti conducono anche in luoghi che forse non visiterai mai.
E da ultimo voglio consigliarvi un libro tra i miei preferiti e ve ne accenno appena, mi riprometto di dedicare presto un post intero a questo libro.
In un paese bruciato dal sole, l’Australia di Bill Bryson e se non lo conoscete correte a comprarlo, lui è un narratore eccelso, ironico e divertente come pochi altri, le sue disavventure australiane vi strapperanno diverse risate, ve lo garantisco.
E così, a bruciapelo, provate a rispondere all’osservazione che Bryson fa nella prima pagina.
Qualcuno di voi conosce il nome del primo ministro australiano?
Il nostro Bill sostiene che sicuramente ci sarà qualcuno fuori dall’Australia che lo sa.
E del resto agli antipodi capitano cose strane, sempre Bryson narra di Harold Holt, appunto primo ministro di quella lontana nazione, che uno sventurato giorno venne trascinato via da un’onda altissima sulla spiaggia di Victoria.
Cose che capitano in un posto dove ci sono i serpenti più velenosi del mondo e dove può succedere ogni sorta d’avventura.
Quando passate in libreria cercatelo, è una lettura gradevole e interessante.
E io ancora devo scegliere i libri di viaggio per quest’estate, presto lo farò.
Avete qualche titolo da suggerirmi? Qualche autore visionario in cerca di altri mondi ed altre vite?
La vita è viaggio, se lungo il percorso ci accompagnano buoni libri è anche più emozionante.

By train

Una bella giornata di sole e Miss Fletcher si arma di sano entusiasmo e parte per una nuova meta a bordo di un treno regionale.
Poche fermate a dire il vero, è stato un viaggio breve.
Un minuto di raccoglimento, per cortesia.
E una prece, grazie.
Esimie e illustrissime Ferrovie dello Stato, avrei un modesto e umile interrogativo da porre.
Ditemi che è uno scherzo, i treni regionali provengono direttamente da qualche museo dedicato alla preistoria del trasporto su rotaia, vero?
E’ tutto combinato, confessate!
Dite la verità, lo scopo è far rivivere al viaggiatore l’ebbrezza del viaggio ai tempi che furono!
E ci riuscite benissimo, che esperienza!
Il mio treno regionale aveva stazzonati sedili color blu elettrico, una tinta che non va di moda dai lontani anni Ottanta, quando li ho visti mi sono quasi commossa.
E per di più i sedili erano talmente vicini uno all’altro da presupporre che se qualcuno si fosse seduto di fronte a me certamente ci saremmo ritrovati con le nostre ginocchia che gioiosamente cozzavano le une contro le altre.
Ah.
Che sia un omaggio al sovrano Vittorio Emanuele III?
Si dice che fosse alto poco più di 1.50.
Oh, ma non è che il treno è di quei tempi là?
Sta a vedere che è proprio così, che sorpresa!
E poi la nostalgica e vetusta atmosfera del treno, d’un tratto si è catapultati in altri tempi.
Ma come mai non passa nessuno a vendere le merendine?
Ecco, le cose migliori sono sempre quelle che mancano, accidenti!
In compenso il treno sferraglia da una stazione all’altra, davvero pare di essere nell’Italia del boom economico, un pubblico eterogeneo partecipa a questa rappresentazione così ben riuscita.
C’è un bambino che piange e un attempato signore intento a fare le parole crociate, una ragazza che dorme e un’altra assorta nella lettura di un libro.
E tra i passeggeri si trova una compagnia di ragazzini in viaggio verso la riviera, una coppia di innamorati che bisbigliano tra di loro e un gruppo di amiche ciarliero e rumoroso.
Uno scompartimento è un piccolo mondo, del resto.
E ci sono anch’io, rigorosamente in pantaloni, per un viaggio in treno una gonna non me la metterei neppure se mi pagassero.
E vi dirò di più, tengo persino i capelli dentro la giacca, sì, sì!
E sapete, mentre attendevo fiduciosa al binario, mi sono felicitata del fatto che il mio treno fosse puntuale, preciso come un orologio svizzero.
Altri convogli, ahimé, annoveravano ritardi di venti minuti e oltre, che pazienza!
E la memoria è subito andata alla terra di Germania, a quando mi ritrovai alla stazione di Monaco di Baviera, in attesa del mio treno.
Sul display si accesero due stelline luminose, ingenuamente chiesi di cosa si trattasse e un viaggiatore mi rispose lapidario:
– Sono i minuti di ritardo.
Cioè, due. Ah. Son tedeschi, hanno tanti difetti ma a volte ci stracciano, non c’è che dire.
Per non parlare poi dello splendente treno che presi in terra di Albione e che felicemente mi condusse al paesino di Saint Albans.
Rosso e bianco, nuovo di pacca, lucido e fiammante, credo che su quel pavimento si potesse serenamente banchettare in tutta tranquillità.
E comunque io treni non ne prendo molti, per fortuna.
Però ascolto dritte, lamentazioni e resoconti di amici che sono buoni clienti delle nostre gloriose ferrovie.
E c’è tanta gente che ha in sorte di frequentare quotidianamente i nostri treni, se volete conoscere storie e racconti, volti e persone visti dallo scompartimento o dal finestrino del treno andate a leggervi i blog di Vita da Pendolare e di Pendolante , entrambe narrano il mondo dal loro osservatorio privilegiato.
Per quanto mi riguarda tollero viaggi brevi e poco impegnativi.
E soprattutto non amo viaggiare accanto a gente che si porta dietro civette o altri pennuti.
Eh? Capita? Per fortuna no, succedeva nel 1926, come vi ho raccontato qui.
Adesso le cose sono molto cambiate, va decisamente meglio, vero?
Buon viaggio a tutti voi!

Un viaggio in treno nel 1926. In carrozza, in carrozza!

In carrozza, in carrozza!
Svelti signori viaggiatori, si parte.
E in questa calda estate del 1926, ciascuno si adoperi affinché il viaggio sia tranquillo e confortevole, le mamme tengano a sé i loro piccini, le fanciulle si dotino di un potente ventaglio che procuri loro il fresco necessario.
Si parte, in carrozza, signori!

Stazione Brignole, 1908
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Oh, rispettate le regole! Quelli delle ferrovie sono particolarmente severi, sapete?
Tuttavia, al viaggiatore è concesso portare con sé qualunque tipo di bagaglio, fino a 20 kg di peso, escluse le cose pericolose e nocive e cose che possano recar noia o riuscire sgradite agli altri viaggiatori quali pollerie, pesci, ceste vuote che hanno servito trasporto pesci , così recita testualmente il regolamento.
E si può ben comprendere tale divieto!
Ve l’immaginate quel compunto e azzimato notaio viaggiare in uno scompartimento che odora di acciughe? Impensabile!
E i cacciatori leggano bene le prescrizioni che li riguardano, è tutto chiaro:

“durante la stagione venatoria i cacciatori possono portare seco gratuitamente il così detto “zimbello” (civetta od altro uccello da richiamo) purché la gabbia in cui è racchiuso, col proprio bagaglio a mano, rientrino nel peso e volume consentito…”

Eh, il bagaglio è sempre un problema!
Certo, come bagagli è consentito trasportare pellicole cinematografiche, pneumatici e copertoni per automobili, ma non più di quattro, strumenti musicali e portantine.
Ma i rappresentanti di commercio si ricordino bene che in caso debbano far salire a bordo campionari di oggetti preziosi c’è una tassa da pagare!
E comunque i preziosi, così come i pizzi, i merletti e le sete vanno rigorosamente riposti in un baule, ammagliati con corda, i cui capi sono da assicurare con piombi.
Gli artisti che vogliano portarsi dietro effetti teatrali devono usufruire di una concessione speciale.
Si possono trasportare uccelli in gabbia, cani, gatti e scimmie.
Che volete, con questa faccenda delle colonie c’è gente balzana che si è portata in patria persino le scimmie, bisogna adeguarsi ai tempi!
Damigiane e fiaschi sono tassati come mobilia.
I colli pesanti oltre i cento chili sono presi e consegnati solo a pianterreno. Abitate a un piano alto? Non c’è problema, pagate il 30% in più e vi recapiteranno qualunque collo.
E leggete bene, uguale sopratassa del 30% sarà applicata alle merci da recapitarsi nei vicoli (carrugi), salite, scalinate e simili, nei quali non si può accedere con i carri a cavalli.
Eh certo! Non pretenderete mica che un pover’uomo si scapicolli giù per i caruggi con il vostro bagaglio sulla schiena! Eh no, fatti vostri se abitate in vicoli stretti ed angusti, vi tocca la sopratassa e niente discussioni.
Le damigiane e i bottiglioni, invece, vanno trasportati con una protezione di legno e metallo e all’interno imbottiti di paglia o erba palustre.
E poi certe merci sono trasportate con l’aumento del 200% sui prezzi delle tariffe vigenti.
Qualche esempio? L’acqua dolce e il burro di cocco, le formelle di carbon fossile e di lignite, le giuggiole e il granturco, le olive fresche e il pane comune, il riso e i pomodori conservati in vasi o scatole di latta.
Eh, c’è un elenco che non finisce più, quelli delle ferrovie sono dei tipi precisi!
E offrono diversi tipi di biglietti, ah sì!
Nella bella stagione, dal primo luglio al trenta settembre, sono previsti biglietti collettivi per le stazioni balneari e termali che non distino più di cento km dalla stazione di partenza.
E allora ecco perché le stazioni sono così affollate, famiglie intere, genitori, figli e nonni.
In carrozza, in carrozza!
Si parte, ognuno verso la propria agognata meta!
Tra bauli rigidi e pesanti, mentre il treno sbuffa, si parte!
E c’è sempre quello che vuole salire a bordo con le pollerie, meno male che quelli delle ferrovie controllano, altrimenti chissà che viaggio d’inferno sarebbe.
Si parte, con le civette in gabbia e con le scimmie, prendete posto, il viaggio sarà lungo ma che importa?
Partirete verso la vostra destinazione, con l’entusiasmo e l’impazienza nel cuore.
Partirete dal luogo per voi più comodo, forse dalla piccola stazione di Cornigliano.
Vi accomoderete accanto al finestrino e guarderete fuori, verso il mare blu, laggiù c’è il castello e sotto la ferrovia ci sono le rocce e i gozzi.
Fate buon viaggio, signori viaggiatori.
In carrozza, in carrozza!

Cornigliano Ligure, 1916
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri