Nel passato di Vico della Neve

Vi porto di nuovo con me in Vico della Neve, un semplice caruggio che ha per me la sua parte di fascino.
Non solo per il toponimo così evocativo ma anche per i suoi colori, per la dolcezza della sua discesa silenziosa che sfocia davanti ai negozi di Soziglia, per le sue pietre e per quei dettagli forse per altri insignificanti, per il mondo che puoi solo provare ad immaginare quando cammini in questi caruggi, per i giochi di luce ed ombra inimitabili.

In Vico della Neve, in epoche ormai lontane, si facevano buoni affari vendendo neve, ghiaccio e acque gazose e vi rimando a questo post che vi porterà a passeggio su e giù per questo caruggio alla scoperta delle sue nascoste bellezze.
Come ben sapete è per me sempre una gioia aggiungere piccoli tasselli al mosaico del tempo andato, a volte accade grazie ad una fotografia, in altri casi è merito di una cartolina pubblicitaria.
Andiamo indietro nel tempo, andiamo negli anni ‘20.
Quel caruggio a quell’epoca era certo più frequentato, c’era un diverso tessuto commerciale e in alcuni vicoletti si trovavano attività e negozi poi scomparsi.

Il vicolo è a due passi da Soziglia e da Campetto, zone di botteghe e di uffici dove lavoravano solerti e coscienziosi impiegati che usavano montagne di carta, era inevitabile che molta di essa andasse poi a finire la cestino.
E nella catena produttiva del commercio ecco spuntare un abile imprenditore, lui doveva essere uno che conosceva bene il valore della pubblicità e sapeva come far conoscere i suoi efficienti servizi.
Ecco qui la sua cartolina pubblicitaria con tanto di numero di telefono e con una precisa spiegazione per trovare Vico della Neve: da Piazza Soziglia a Via Chiossone, d’altra parte non tutti son pratici di caruggi!
E sapete una cosa?
Mi è venuto da sorridere a pensare che il proprietario di questa gloriosa attività si occupava di carta da macero e per un caso del destino la sua cartolina pubblicitaria è invece arrivata indenne fino a noi e adesso riposa placidamente nella mia scatola.
Fa parte del passato di Vico della Neve, è un piccolo frammento di vita nei caruggi di Genova.

Genova, in una parola

Ritorno.
Ritorno e ritrovo luoghi, colori e consuetudini.
Genova, in una parola.
E rumori, suoni, profumi di spezie e di pane sfornato, calore di uno scorcio d’estate, maniche corte, due bambini in monopattino in Via Lomellini.
Sciarpe di seta indiana, collanine di conchiglie in vetrina, turisti in fila, alcuni seguono la guida, altri si allontanano e si avventurano in uno di quei caruggi che piacciono a me.
Genova, in una parola.

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E poi in Piazza San Luca il solito banchetto.
Libri usati, vecchi giornali, vecchie foto, cartoline.
E una finestra, una tenda.
Bianco e rosso, alla Superba si addicono le tinte accese.

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Arrivo a Banchi.
E luci fioche e sfumature polverose.

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Soziglia.
E una musica, una canzone, proprio quella.
Dal negozio di Orlandini Dischi, la voce di Fabrizio De André e le note di La Città Vecchia.
E lo so, sembra un’invenzione ad effetto, invece è la realtà.
Sabato mattina, a Genova.
Campetto.
E Scurreria, naturalmente.
Ci sono, come sempre, squarci di luce da seguire.

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E da qualunque parte guardi ritrovo luce e cielo e tagli d’azzurro.

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Giro.
Torno indietro, risalgo, scendo ancora.
Riguardo ancora il sole, tra le case dei caruggi.
Genova, in una parola.

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E in Vico del Fieno di nuovo bianco e rosso, è l’estate di Genova, finestre aperte a lasciar entrare l’aria che profuma di salino.

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La curva, la discesa, l’ombra.
E poi, di pomeriggio è venuto un acquazzone ma ieri mattina era turchese, così.

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Diverse sfumature d’arancio.
Soltanto Genova, in una parola.

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Ritorno e ritrovo posti che mi appartengono.
Ritorno e vado a salutare il mare lucente e chiaro, mentre gabbiani pigri si dondolano sull’acqua.
Dolcemente, nel sole di settembre.

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Caldo.
E vele e barche.
Alcuni corrono, altri camminano, certi pedalano.
Arrivo fin laggiù, all’Isola delle Chiatte.
Genova, in una parola.

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Il mare si saluta così, per me.
Fermandosi a guardare l’orizzonte, una mattina di settembre.
Guadagno una panchina, una panchina tutta per me.
E mare, cielo azzurro, focaccia, la Lanterna sullo sfondo.
Genova, in una parola.

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Vi ho raccontato di me e del mio ritorno.
Ieri mattina, nei caruggi e davanti al mare.
Non vi ho detto che sull’acqua dai mille riflessi dondolava la cima gialla di una barca.
Pareva come sospesa, come quelle cose che non sai comprendere fino in fondo, una di quelle bellezze improvvise che si lasciano ammirare se tu hai occhi per vederle e per amarle.
Genova, in una parola.

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Scoprendo Vico della Neve

Forse questo vicolo di Genova non è tanto conosciuto, forse ad alcuni pare un caruggio da niente.
Ci si passa davanti e si procede oltre percorrendo altri vie più frequentate, quasi nessuno sceglie questa strada per raggiungere Soziglia.
Inizia così Vico della Neve, si interseca in questo punto di Via David Chiossone.

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E prima di scendere c’è sempre uno sguardo che cerca il cielo, qui lo trova in tutta la sua lucentezza.

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Un chiarore inatteso fende il vicolo.

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Strada dal nome suggestivo, è dedicata alla bianca visitatrice che in inverno talvolta ricopre le ardesie con la sua soffice coltre.
Come ben sapete io consulto sempre il mio prezioso Lunario del Signor Regina, l’edizione in mio possesso risale al 1882.
In quell’epoca lontana in questo vicoletto un certo signor Traxino vendeva acque gazose mentre gli stimati fratelli Ghiglione facevano affari d’oro con il commercio di neve e ghiaccio.

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Il tempo scorre e le cose cambiano.
Cammino in Vico della Neve, da un appartamento risuona un ritmo da discoteca, non è la prima volta che mi capita di sentirlo in questo caruggio.
E poi immagino, penso a qualcuno che ama ballare.
La musica dance, la neve, le acque gazose.
Il tempo.

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Qui, in questo caruggio, c’è un luogo particolare che da sempre attira la mia attenzione, un giorno o l’altro vorrei andar lassù, camminare in quel passaggio sospeso tra i due palazzi.
Guardare giù, guardare oltre.
Scoprire.

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E trovare sui muri tracce di antichi archi.

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E poi colonnine, in Vico della Neve.

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Il caruggio scende curvando dolcemente.

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E sai, nel centro storico ogni muro racconta una storia, anche in quei vicoli che possono sembrare proprio da nulla.

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E ancora un’altra colonna.

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E ancora contrasti, panni stesi, colori intensi.
E no, non ve lo so spiegare.

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E non scordarti mai di alzare gli occhi altrimenti perderai le vertigini di Genova e quei disegni nel suo cielo superbo.

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Quasi al termine della Via sopra un portone c’è un’edicola che certo meriterebbe cura e attenzione, ospita la Madonna della Neve ed io spero che un giorno ritrovi il candore che le sarebbe proprio.

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Pochi passi vi separano da Soziglia, frequentatissima piazza cittadina.
Qui, in Vico della Neve, cadono raggi di luce effimeri che virano sui muri antichi, sopraffatti dall’ombra con la quale giocano.
La mia Genova sempre inaspettata, umile e regale, con i suoi vicoli tortuosi e ripidi dove puoi trovare un ponticello sospeso tra due case alte.

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Così termina questa passeggiata, sotto l’azzurro della Superba, in quella bellezza che vedrai solo se saprai cercarla.

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