Fierezza di Genova

È di Genova quell’aria che inquieta spira verso il mare lambendo Banchi, San Giorgio e Caricamento.
E camminavo sotto i portici, tra la gente.
E si sentiva profumo di incenso e di pesce appena pescato, c’era la solita coda per compare un cartoccio di frittura nell’indolente pigrizia di un giorno di fine estate.
Ritorno sempre, in questi posti.
Ed ero lì, semplicemente senza meta e senza pensieri.
Ad un tratto, nella prospettiva di un semplice e nobilissimo caruggio, quei colori e il vento che li smuoveva.
E così ho attraversato il vicolo e ho alzato gli occhi verso quella striscia di cielo che racconta di noi e della nostra amata Superba.
È di Genova quella Croce di San Giorgio, fiera bandiera che rappresenta noi, la nostra storia e la nostra città.

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Un curioso divieto in Canneto il Curto

Ed ecco la bella stagione, arriveranno le giornate terse dal clima mite e le vacanze di Pasqua.
Forse alcuni di voi intendono visitare la Superba o chi ci abita pensa di andarsene un po’ a zonzo sotto il cielo di primavera.
Magari verrete per vedere le opere di Mirò o le fotografie di Steve McCurry, entrambe le mostre sono a Palazzo Ducale, uscirete dalla dimora dei Dogi e poi avrete il desiderio di andare a spasso per Zena.
Giù, verso i caruggi.
Forse sarete attratti dal fragrante odore di focaccia che proviene dai forni del centro storico oppure dal profumo inconfondibile del mare.
Ed è probabile che andiate a finire nel vicolo che si incrocia con Via San Lorenzo, il nostro Canneto il Curto.

Canneto il Curto

Un vicolo da osservare da ogni prospettiva, come sempre ci sono tante maniere di guardare e di vedere.
Alzate gli occhi e vi comparirà la buia profondità di Canneto squarciata dalla luce e dal turchino del cielo.

Canneto il Curto (2)

E prima di addentrarvi verso i miei amati caruggi date uno sguardo sul muro del palazzo alla vostra sinistra, proprio quello posto ad angolo tra Via San Lorenzo e Canneto.
Mi raccomando, lo dico per il vostro bene!
Bisogna conoscere le regole e rispettare i divieti.
Sapete, da queste parti siamo severissimi e non vorrei che incorreste in qualche spiacevole inconveniente, così preferisco avvisarvi.
Caso mai vi foste fatti strane idee, vedete di mettervi in riga: di qua non si passa con i veicoli.

Canneto il Curto (3)

E certo! C’è chiaramente scritto sulla targa!
E lo stesso divieto vale in caso siate dediti a qualche genere di commercio.
Dovete transitare con il vostro carretto? Circolare, circolare!
Di qui non si passa, trovatevi un percorso alternativo.
E come già ebbi modo di dirvi in passato, se in seguito doveste andare verso il levante della città fate attenzione a dove vi infilate con i vostri carri, guardate qui.
E così è in Canneto, tra le botteghe e la gente che passa, distratta e indaffarata.
Una traccia del passato su un antico muro, la memoria di un altro tempo, quando il nostro stretto Canneto era un’arteria di ben altra importanza.
Il tempo scorre e mutano le nostre usanze.
I carretti non consumano più le pietre dei vicoli ma in certi luoghi resta il segno del loro passaggio, accade in Vico Pinelli dove ancora si possono vedere i solchi lasciati da quelle antiche ruote.

Vico Pinelli (3)

Restano le pietre e i muri, testimonianze vive del passato.
Restano le immagini in bianco e nero, rimane il rimpianto per i luoghi perduti.
Altri sono ancora simili a ieri e ci ricordano cosa siamo stati.

Via San Lorenzo

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Da Piazza dell’Agnello a Vico Pinelli, dai caruggi all’Acquario

E torniamo qui, in Via Cairoli.
Per raggiungere l’Acquario non vorrete mica seguire quella freccia, vero?
No, venite con me, ancora una volta diamo le spalle a questo cartello.

E andiamo giù, per Via San Siro.

E scendiamo ancora, finché arriviamo in Via San Luca.

E guardate bene l’immagine soprastante, tra il palazzo verde e quello rosso si snoda un vicoletto.
E’ Vico dell’Agnello, la cui effige entrò come simbolo nel sigillo di Guglielmo Boccanegra, Capitano del Popolo nel lontano 1257.
Percorriamolo insieme e arriveremo a una piazza:  come spesso accade nella nostra città, un vicolo porta in una piazzetta che ha lo stesso nome, questa è Piazza dell’Agnello.
E’ qui un antico palazzo appartenuto alla famiglia Cicala.

Una lapide ricorda che visse qui uno dei più noti rappresentanti di questa famiglia, Lanfranco Cicala, che ebbe una vicenda umana degna di essere narrata.
Console, legista e poeta, così si legge sulla targa a lui dedicata.

E sempre in questa piazza ecco il bassorilievo con l’Agnello, simbolo delle antiche famiglie consolari.

Questa è una bella piazzetta, ma noi abbiamo una meta, no?
E allora andiamo, andiamo oltre, laggiù dove si intravede uno sbocco.

Non saprei dirvi quanti turisti passino per queste strade e a dire il vero forse anche molti miei concittadini non le conoscono, ma Piazza Pinelli, che prende il suo nome da un’altra famiglia nobile, offre vedute di una bellezza da mozzare il fiato.
Fate pochi passi e poi voltatevi indietro, a osservare quelle case, sempre protese verso l’alto.

E poi magari  soffermatevi ad osservare certi angioletti, che proteggono una casa.

Io vi porterò ancora qui, a scoprire i portoni in pietra del promontorio, i palazzi, le ricchezze nascoste.
Queste antiche dimore, tra le quali si dipana un altro vicoletto, lo vedete laggiù?

E sapete, a volte bisogna guardare verso il basso, e così dovrete fare in Vico Pinelli.

Osservate bene le pietre, guardate se notate qualcosa.

Non vedete nulla? Oh, forse occorre fare qualche passo e voltarsi indietro, guardare da un’altra prospettiva.
Le pietre di Vico Pinelli, almeno noi genovesi dovremmo conoscerle.
Le pietre, consunte dalle ruote dei carretti che passavano di qui per andare a Caricamento.

Il sudore, la fatica e il lavoro di molti hanno lasciato la loro traccia in questo vicolo.

Ma noi oggi avevamo una destinazione prefissata!
Oh sì, me ne ricordo!
E volete sapere cosa vedrete quando uscirete da Vico Pinelli?

Avete visto? Vi ho portato all’Acquario!
Sì, perché tutte le strade, come vi dicevo, conducono all’Acquario.
E allora scegliete voi quale sia la via migliore.
Alcune, seguendo certe indicazioni, vi portano lontano da tutto ciò che vi ho mostrato, ai margini della città antica.
Altre, invece, vi condurranno nel cuore di essa, tra angeli ed immagini sacre, tra dimore di nobili e di vecchi genovesi.
Sarà un cammino diverso e vi porterà in altri tempi, facendovi calpestare le pietre solcate da antichi carretti.