La Madonna Assunta di Palazzo San Giorgio

Volge le spalle al mare e lo sguardo verso la città e verso i palazzi antichi, verso la gente che cammina sotto i porticati più vetusti di Genova.
È la Madonna Assunta che potete ammirare su Palazzo San Giorgio, storico edificio cittadino e oggi sede dell’Autorità Portuale.
Sulla facciata antistante Via Frate Oliverio ecco così l’antica edicola con l’immagine di Maria.

È una delle più curate e ben tenute della città, grazie anche ad un accurato restauro che così la fa risplendere tra le finestre di Palazzo San Giorgio, sotto la luce gloriosa di Genova.

E il sole bacia questi angeli pieni di grazia che recano frutti generosi.

Magnifico è il drappeggio del manto che cinge i loro fianchi, perfetta è la curva di quelle ali palpitanti.

Tra queste creature celesti è custodita la statua di Maria e la protegge una fitta grata.

Su di Lei piccoli putti in volo reggono la corona e creano questo senso bellissimo del movimento reso ancor più armonioso da un’evidente ricerca della simmetria.

Così gli angeli circondano la nicchia che ospita l’immagine della Madonna.

E luccica di oro il monogramma di Maria.

E così vedrete la bella edicola genovese, camminando sotto i nostri portici che fanno da cornice a questo scorcio di Palazzo San Giorgio, in quella parte di Genova dove si trovano molte botteghe da noi molto amate, là dove sacro e profano convivono in perfetta armonia.

A colori nei caruggi

È una finestra nei caruggi, si affaccia su Piazza Senarega.
È una finestra nella città vecchia, chiaramente appartiene a qualcuno che ama la bellezza dei fiori e delle piante.
E così ogni volta che mi trovo da quelle parti con gli occhi vado a cercarla.
Tra l’altro nel mio consueto gironzolare per vicoli in genere capito spesso da quelle parti.
Ad esempio ci passo ogni volta che devo raggiungere i Macelli di Soziglia oppure se vado a comprare una vaschetta di panna da Buonafede, poi finisce che passo di lì anche più di una volta al giorno.
Passo spesso da Piazza Senarega quando voglio andarmene alle Vigne oppure quando decido di fare un giro sulle bancarelle dei libri in Piazza Banchi, ormai lo sapete che quello è uno dei miei passatempi preferiti.
Tra i luoghi da ammirare sempre nei caruggi da qualche tempo ho così aggiunto anche questa finestra, i posti che regalano gioia ai nostri sguardi sono sempre preziosi, secondo me.
E là, in un radioso giorno di giugno, ho veduto un trionfo di gerani in fiore.
E tre colori, proprio i nostri colori: bianco, rosso e verde.
Nei caruggi, sotto il sole di Genova.

Luce di Via Luccoli

Accade così e dura appena per qualche breve istante.
È una mattina d’inverno e scendi in Via Luccoli, cammini con passo lieve in questa antica via tante volte percorsa, osservi le vetrine di sempre e con curiosità scruti anche i volti dei passanti.
E tutto, anche in quel giorno, è come sempre è stato.
E poi lo stupore.
È una meraviglia improvvisa e inafferrabile, un sapiente gioco di contrasti e di linee disegnato ad arte, certa bellezza non è per sguardi distratti.
E così, nella sua magnifica fragilità così resta, appena per un tempo breve e poi svanisce.
È radioso e inatteso chiarore, effimero splendore di una mattina di febbraio: semplicemente luce di Via Luccoli.

Cose di Piazza Banchi

È la piazza che noi genovesi attraversiamo spesso, cuore e fulcro del centro storico, su di essa si affaccia l’antica Loggia della Mercanzia, testimone della vocazione commerciale della città.
La piazza è dominata dalla Chiesa di San Pietro in Banchi, un gioiellino genovese: per vederla dovrete salire quelle scale e da lassù, poi, non mancate di cercare la magnifica prospettiva di Via San Luca.
In Piazza Banchi c’è un negozio dove potete trovare veramente qualunque cosa: il ferramenta Morchio è un’autentica istituzione cittadina e potete stare certi che vi troverete tutto ciò che occorre, da Morchio c’è un continuo viavai di gente, mettetevi in coda e aspettate il vostro turno.
Piazza Banchi, come ben si sa, rimanda al mito assoluto di Gilberto Govi e alle sue battute nella commedia I maneggi per maritare una figlia, sono parole già citate su questo blog ma le ripeto sempre volentieri:

Ero lì a Banchi, c’era piuttosto caldo, c’era niente da fare, c’era un bel sole.
M’hanno detto che ci sono dei raggi del sole che fanno tanto bene… raggi ultraviolanti… ultraviolenti… e ho detto, va bene, intanto non c’è niente da fare, mi prendo due o tre raggi.
Mi son levato il cappello e ho detto, beh, mi prendo due o tre raggi, ero lì che mi prendevo i miei raggi…

E anche noi, come Govi, andiamo a Banchi a prender due raggi, non possiamo farne a meno.
Qui, a pochi passi dal mare, mi fermo spesso sulle bancarelle dei libri dove si trovano interessanti volumi d’occasione.
Essendo una zona di grande passaggio vi si incontrano spesso anche musicisti e artisti di strada che si esibiscono e alcuni sono davvero bravi.
E poi c’è il chiosco dei fiori, in primavera è un’esplosione di colori con quei secchi colmi di anemoni, tulipani e altre odorose beltà.
Piazza Banchi è anche il luogo in cui io e una mia carissima amica ci troviamo per i nostri appuntamenti: ci vediamo a Banchi? Alle sei! Affare fatto, a dopo!
Insomma, a Banchi mi sento a casa.
Sono contenta di veder passare le comitive di turisti che si fermano ad ascoltare le guide, mi piace trovare in questa piazza la vivacità e il brio della folla, l’allegra vitalità delle belle stagioni.
A volte invece questa è una piazza quasi silenziosa, accade in certe mattine assonnate, quando ancora c’è poca gente in giro.
E magari senti solo il suono discontinuo delle rotelle di certi trolley, poco a poco poi quel rumore si affievolisce e risuona in lontananza.
Sono cose di Piazza Banchi e a me piace ricordarle.

Vico del Rosario: la statua di Sant’Antonio Abate

Accade così, gironzolando nei caruggi gli occhi trovano spesso l’immagine cara della Madonna, avvolta nel suo manto e ospitata in quelle edicole che adornano palazzi vetusti della città vecchia.
Sono statue protese sui passanti, mani giunte o braccia aperte in un gesto mistico e accogliente ma Maria non è la sola ad essere rappresentata nelle strade di Genova, anche i santi trovano posto negli angoli antichi e in certe nicchie.
A esempio provate a recarvi in Vico del Rosario, un vicoletto breve che si percorre con pochi passi e unisce Via della Maddalena e Piazza Inferiore di Pellicceria, sono quei caruggi dove si respira ancora la lunga storia di questa città.

E lassù ecco la figura di Sant’Antonio Abate.
Incisa sul marmo che sovrasta il portone si legge anche questa scritta: restaurata anno 1787.
E quando si trovano testimonianze come queste il mio pensiero va subito alle mani di abili artigiani che sfiorarono e toccarono questi marmi per prendersene cura: da quei restauri sono trascorsi più di 230 anni e noi ancora osserviamo questo antico portale.

Si potrebbe anche provare a immaginare i volti di tutti coloro che varcarono questa soglia e solo in questo breve tratto di strada potremmo scrivere un romanzo infinito di amore e di gloria, di cadute e trionfi, le vite si susseguono e se ci pensate ognuna è un libro di avventure.

Coloro che a vario titolo e in diverse epoche si ritrovarono in questo tratto di Vico del Rosario forse alzarono gli occhi e lessero le parole indirizzate a Sant’Antonio che anche voi potete vedere: defende nos ab igne e cioè difendici dal fuoco.
A quali fiamme si riferirà questa incisione?
Forse potrebbero facilmente essere quelle dell’Inferno in quanto di Sant’Antonio Abate si narra che si sia recato laggiù proprio per sottrarre a quel fuoco terribile le dolenti anime dei peccatori.
Tuttavia occorre anche ricordare che il Santo protegge coloro che soffrono di quella malattia nota appunto come Fuoco di Sant’Antonio.
L’antica statua pare poi mancante di un pezzo, lo si evince osservando i dettagli della mano sinistra.
Sant’Antonio Abate viene in genere rappresentato mentre regge la Croce a Tau e forse potrebbe essere questo l’oggetto che la statua teneva in una mano.

Sotto a questo cielo uguale a quello che guardarono tutti coloro che sono venuti prima di noi e se ci pensate questa è una cosa in qualche modo straordinaria.

Là resta la mistica figura di Sant’Antonio Abate, nella confortevole penombra di Vico del Rosario.

Chiesa di San Marco al Molo: la Madonna Assunta di Maragliano

Le sue opere adornano le molte chiese della Liguria, Anton Maria Maragliano ci ha la lasciato un autentico patrimonio di fulgide sculture perfette per armonia e bellezza.
Potrete ammirare uno dei suoi capolavori in una delle chiese più antiche della città: è la Chiesa di San Marco al Molo che racchiude storie e vicende lontane delle quali scrissi diverso tempo fa in questo articolo.
E qui troverete anche la statua lignea della Madonna Assunta in cielo, Maragliano la forgiò nel lontano 1736.
Hanno questa vibrante potenza le sculture di Maragliano: la bellezza è nella gestualità delle mani, nel ricco drappeggio del manto, nell’oro che risplende e in quella perfezione di proporzioni che lascia ammutoliti.

Maria ha i tratti dolci di giovane fanciulla, purpuree labbra sottili e sguardo rivolto verso l’infinita bontà del Creatore.

E sotto il lembo dell’abito della Madonna e ai piedi di lei, come di consuetudine, sono poste delle teste di putto alate.

E così in un sapiente gioco di movimenti e di linee, di luci e ombre, nel bagliore del bronzo e dell’oro così rifulge la statua della Madonna Assunta, opera splendida del talento di Anton Maria Maragliano.

Una storia di luce e panni stesi

In certi periodi grigi e piovosi mi tornano alla mente, come una gioia ritrovata, certe belle giornate di luce radiosa e panni stesi.
Quando i lenzuoli sventolano sotto il cielo del Carmine per poi attorcigliarsi alle corde.

Quando un trionfo di bucato ondeggia sospeso nella ristrettezza di una creuza.

Sono così certe mattine di sole, perfette per far risaltare una sequenza armoniosa di colori pastello.

E in Piazza Lavagna si ritrova una sinfonia di toni lilla e verde prato.

Luce improvvisa filtra leggera in certi caruggi e così si posa, sul giallo e il turchese.

Le storie di panni stesi non sono mai uguali, basta un soffio di vento a sollevare candide lenzuola e a creare una prospettiva mai veduta nella città vecchia.

E quello stesso vento frizzante come il mare scompiglia il bucato steso davanti alle case di Boccadasse.

E accade così, nel tempo delle nuvole e della pioggia ripenso a certi squarci di azzurro, alle geometrie delle case antiche, a quelle infilate di magliettine, asciugamani e tovaglie.
Semplicemente i colori della vita e delle nostre giornate.

Semplicemente le corde che si incrociano, la purezza del bianco, la perfezione del cielo, sotto il sole di Genova.

Un ombrello color rame

Pioveva, nel tempo d’autunno.
Non era una pioggia potente e scrosciante, era la solita semplice ritmata sequenza, goccia dopo goccia sui caruggi.
Anche i turisti che gironzolano per la città in questo periodo dell’anno sono spesso cautamente armati di ombrello e quel giorno mi sono imbattuta in una piccola comitiva di viaggiatori provenienti dalle terre del Sol Levante, tra loro c’era anche una signora che scattava con autentico entusiasmo le fotografie che piacciono anche a me.
In cima a vicolo, di fronte a lei la prospettiva in discesa.
Poi i suoi occhi hanno seguito la perfetta verticalità di Salita San Siro ed io ho pensato che lei sarebbe tornata a casa con queste foto e avrebbe raccontato agli amici delle ardesie, della chiesa magnifica poco distante, della pioggia fastidiosa, del profumo di pane caldo nei caruggi e della gente incontrata per caso durante le sue vacanze.
I nostri sguardi si sono incrociati, appena per un istante.
E poi ho notato che le luci erano accese: che strano, erano le undici di mattina.
E così quel chiarore ha illuminato il rosso e l’ocra delle case di Genova e poi la luce è rimbalzata sull’ombrello di lei.
E pioveva e lei aveva un ombrello color rame.

Cavolfiori di Soziglia

Sono soltanto cavolfiori.
Li vidi un giorno per caso mentre passavo ai Macelli di Soziglia.
E là, nella meravigliosa angustia di questo vicolo così amato da noi genovesi, ecco le foglie spesse e ampie che racchiudono nel loro saldo abbraccio quei semplici ortaggi dalle tinte sorprendenti.
Ed è un tripudio magnifico di colori: candido bianco e verde vivace, una calda sfumatura d’arancio e un bel viola deciso.
Accade così, a volte le cose più semplici sanno diventare autentica poesia, dipende dal nostro sguardo.
E questi sono soltanto cavolfiori di Soziglia.

Farfalle di ottobre

Le ho incontrate per caso in una stagione che in realtà non sembra poi così prediletta dalle farfalle.
Eppure eccole, leggiadre e spensierate, per me è sempre una gioia rivederle e seguire il loro volo leggero, ancor di più se il destino me le fa incontrare nei luoghi che amo.
Sono farfalle di ottobre e sono farfalle di caruggi, volitive e testarde se ne vanno a zonzo e alla ventura in cerca del posto migliore sul quale posarsi.
Lei l’ho veduta di recente, era dal mio fioraio in Piazza Statuto, io e lei stavamo facendo esattamente la stessa cosa: cercavamo la piantina perfetta per noi.
E così lei sì è felicemente adagiata su certi petali gialli, io invece ho acquistato un vasetto di allegre violette.

Qualche giorno prima, poi, mi era capitato un altro meraviglioso e casuale incontro in un luogo dove mi piace fermarmi.
Ero a Banchi, curiosavo tra i volumi esposti sulle bancarelle dell’usato.
E ancora, ecco un’altra farfalla.
E ancora, io e lei stavamo facendo esattamente la stessa cosa: cercavamo il libro perfetto per noi.
E certo, quello che ha scelto lei potrebbe anche stare sul mio comodino.
Sono così certi incontri, semplicemente perfetti.