Cose della Corderia Nazionale

Tra le cose belle di Genova prediligo quelle che riportano alla sua antica tradizione marinara e al legame stretto che i genovesi hanno con il loro mare, indissolubile e sempre vero.
Ecco, questa è Genova, la nostra Zena, questi siamo proprio noi.
E accade un giorno, era il principio di un’altra estate, ormai diverso tempo fa.
Provenivo da Caricamento e andavo Via Gramsci, in quella zona tra i caruggi e il nostro mare, io passo spesso da quelle parti.

Camminavo e osservavo da lontano e devo dirvi che mi sentivo a mia volta un po’ osservata: c’era un tale alla finestra e guardava fuori, nella mia direzione.
E aveva proprio tutta l’attrezzatura adatta, pronto per un’immersione!
Eccolo là, alla finestra.

Ah, questo è uno di quei negozi magnifici che vendono tutte le cose per la nautica: corde, cime e reti e poi abbigliamento e articoli sportivi e anche tutto ciò che occorre per immergersi nel mare blu.
E così quando passo da quelle parti mi fermo sempre a guardare le vetrine di questo bel negozio.

Ecco, quindi se dovesse capitarvi di passare da quelle parti potrebbe succedere anche a voi di sentirvi osservati, semplicemente da quello lassù: il manichino alla finestra.

Cose che succedono là, davanti al mare della Superba, dove sventola la fiera bandiera di San Giorgio: cose della Corderia Nazionale.

La Madonna con il Bambino in Via dei Macelli di Soziglia

È nel cuore vivo dei caruggi, in quella nostra amata Via dei Macelli di Soziglia così speciale ed unica per le sue sinfonie di colori tipiche della città vecchia.
Tra persiane aperte, botteghe e panni stesi ecco un’antica edicola, preziosa testimonianza di lontane devozioni.

La luce filtra e così cade nel vicolo e sfiora le case antiche come accadeva anche in altri secoli, a pensarci mi emoziono, credetemi.

In una nicchia trova posto la bella statua della Madonna con il Bambino voluta dall’antica corporazione dei beccai e cioè i macellai che qui in questa via avevano le loro attività dalle quali derivano il loro nome il vicolo e la piazza.
La magnifica scultura rappresenta la Madonna della città che così si erge sulla via, custodendo il cammino dei passanti.

L’iscrizione ai piedi di Maria attesta appunto che la statua si deve ai macellai che qui la fecero porre nel 1724.

In questa prospettiva così genovese, tra case alte, terrazzini e squarci di cielo.

Le due figure angeliche ai lati di Maria sono poste come cariatidi e rappresentano un magnifico ornamento e ulteriore preziosa armonia.

Splendida è la statua della Madonna, il drappeggio del suo abito e la gestualità restituiscono un senso di vitalità e di movimento.

E allora quando passate in questa zona dei caruggi provate a pensare ad un giorno distante del 1724.
Le massaie della zona sono accorse, alcune osservano curiose dalla finestra.
Si sente un vociare, sommesse si recitano le Ave Maria rivolte a Lei, per Lei ciascuno ha una parola, a Lei si affidano speranze nascoste.
E ci sono loro, gli antichi beccai, coloro che vollero che la statua avesse questa collocazione.
E c’’è emozione, gioia, un senso di felicità e condivisione.
In un giorno distante.
E allora, come adesso, il sole rischiarava le case e la vita in Via dei Macelli di Soziglia.

Alberghi, caffè e negozi: consigli per turisti inglesi a Genova nel 1858

In un tempo diverso dal nostro ecco arrivare nella Superba viaggiatori provenienti dalla Terra di Albione: giungono dopo un lungo viaggio, nel cuore serbano curioso interesse per la città che si apprestano a scoprire, Genova è rinomata ed apprezzata dai turisti inglesi.
E allora mescoliamoci tra loro, nella seconda metà dell’Ottocento molti visitatori arrivano nella Superba con un libro prezioso che li aiuterà a districarsi per le strade della città: si tratta del volume Handbook for travellers in Northern Italy pubblicato dall’editore londinese John Murray nel 1858, la guida è una miniera di informazioni e consigli per i viaggiatori che trascorrono le vacanze in Italia e dalle sue pagine sono tratte le notizie che leggerete.
Sorvolerò sulle indicazioni di carattere artistico e sui luoghi da visitare e invece scopriremo insieme dove alloggiare in questo glorioso 1858.
Raccomandatissimo è l’Albergo d’Italia di recente rinnovato e particolarmente apprezzato dalla clientela inglese, offre colazione con le uova, una comoda smoking room e una fantastica vista sul porto e sulla Lanterna.
Celebre anche l’Hotel de La Ville, il proprietario tra l’altro si occupa anche del commercio della preziosa filigrana genovese.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Per un soggiorno in centro città si può scegliere l’Hotel Feder, l’albergo si trova nella centralissima Via al Ponte Reale ed è stato più volte nominato su queste mie pagine.

Celebre e apprezzatissimo è anche l’Hotel Croce di Malta già molte volte citato su questo blog: il Croce di Malta si trova a Caricamento nella Torre dei Morchi e nel tempo sarà meta di scrittori e celebrità, in questo albergo le signore troveranno anche il più celebre negozio di filigrana premiato persino con una medaglia alla Grande Esposizione di Londra del 1851.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

C’è poi l’Hotel de France che si trova di fronte al Feder, non dimentichiamo inoltre il Quattro Nazioni che è sempre nelle vicinanze.
Colui che compilò la preziosa guida non manca di sottolineare che questi alberghi nei pressi di Sottoripa godono tutti di una vista straordinaria sul porto ma bisogna prestare attenzione ai piani bassi dove il panorama è coperto dalle grandiose terrazze di marmo che si stagliano davanti a quegli edifici.

Fotografia di proprietà di Vittorio Laura

Ricordiamo poi anche l’Albergo Nazionale in Piazza dell’Acquaverde e la Pensione Svizzera che sarà resa celebre da un suo illustre ospite: lo scrittore Stendhal.
Degno di menzione è certamente anche l’Albergo della Vittoria in Piazza della Nunziata.

Tre sono i caffè raccomandati: il Caffè della Concordia in Strada Nuova, il Gran Cairo vicino alla Borsa e il Gran Corso nei pressi del Teatro Carlo Felice.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Non mancano certo i consigli a proposito dei negozi: Genova è celebre per le filigrane, come già si è detto, per gli ori, gli argenti e anche per i fiori artificiali.
Gli amanti delle antichità vadano in Piazza della Stampa oppure dal Signor Maggi, in Via Carlo Felice, la strada che verrà poi denominata Via XXV Aprile.

Per le sete e i velluti bisogna andare dal Signor Ferrari in Via Orefici o da Riccini in Campetto, i libri si trovano da Beuf, in Strada Nuovissima, l’attuale Via Cairoli, quella libreria resisterà negli anni e tuttora la conosciamo come Libreria Bozzi.
I dolci e i canditi si acquistano da Romanengo e anche questa, come ben sapete, è ancora una bottega storica tra le più apprezzate di Genova.

L’attentissimo autore della Guida, poi, non manca infine di avere un occhio di riguardo per le debolezze dei suoi connazionali, in fondo quando si è in viaggio capita spesso di sentire nostalgia di casa e delle proprie buone abitudini.
E così, ai viaggiatori inglesi che sentissero necessità di un buon tè o di qualche altro articolo della madrepatria viene raccomandato un certo negozio proprio alla Nunziata, sulla Guida si legge che i prezzi sono anche piuttosto convenienti.
Osservando la città dalle pagine dei libri del passato si scopre una diversa Genova con i suoi alberghi eleganti, le sue botteghe caratteristiche, i caffè che offrono delizie ai visitatori: e allora è come ritrovarsi là, in un altro tempo, come turisti inglesi del 1858 a Genova.

 

1 Luglio 1911: un mugugno in Piazza Lavagna

Accadde in un giorno d’estate, la calura nei caruggi si faceva sentire.
La Rosa e la Caterina ne parlavano tra loro in continuazione: non si può andare avanti così, ripetevano sconsolate, bisogna che si provveda a far qualcosa!
E così si riunirono, eccoli lì alcuni degli abitanti di Piazza Lavagna e Vico Rosa: si misero tutti intorno a un tavolo e armati di carta, penna e santa pazienza scrissero la loro vibrante missiva di protesta.
La lettera, manco a dirlo, era destinata al quotidiano Il Lavoro: ah, per farsi le proprie ragioni bisogna tirare in mezzo la stampa, è sempre così!
Allora, quelli di Piazza Lavagna hanno stilato questa bella letterina indirizzata al Signor Cronista e in breve spiegano la ferale situazione con la speranza che le competenti autorità prendano i dovuti provvedimenti.
Dunque, di questa faccenda del forno lor signori sono informati? No? Ah beh, è presto detto: in questa bella e luminosa Piazza Lavagna c’era un antico forno che è stato rimodernato, adesso al suo posto c’è un modernissimo forno a vapore!
Questo nuovo forno, a quanto dicono i contrariati abitanti di questa zona dei caruggi, spande da un piccolo camino del fumo denso che è la maledizione di quelli di Piazza Lavagna!
Figurarsi, tocca stare con le finestre chiuse!
E non si può neppure stendere, accidenti!
Così, quelli di Piazza Lavagna raccomandano che si faccia in modo che il benedetto forno venga dotato di una bella ciminiera collocata ad almeno a 5 metri dall’abitato perché non se ne può veramente più!
Firmato e sottoscritto dagli abitanti di Piazza Lavagna e pubblicato sul quotidiano il Lavoro il giorno 1 Luglio 1911.
Sono passati un po’ di anni da allora e così vorrei rassicurare la Signora Ernesta, il Signor Federico e tutti gli altri: il cielo brilla lucente e il sole splende radioso sui panni stesi di Piazza Lavagna.

I colori della vita

Camminare in un pomeriggio di sole in certi luoghi che mai mi stanco di scoprire.
Antichi, impervi, entusiasmanti e misteriosi, ritrovati, così fedeli alla loro autentica identità, sono luoghi che custodiscono memorie e ricordi di vite passate.
Come se ancora li percorresse una giovane fanciulla di un’epoca diversa, un allegro garzone, un’indaffarata massaia che sale certi gradini reggendosi un lembo della gonna e tenendo sotto il braccio una capiente cesta carica di panni o di chissà che altro.

Adesso, come allora, sventolano le lenzuola alle Mura della Marina.

C’è un suono diverso, in sottofondo, è il rumore di quest’epoca moderna, frastuono di traffico e di velocità, non lo si saprebbe raccontare a chi non lo ha vissuto.
Provate a immaginare cosa accadrebbe se qualcuna di quelle persone che qui visse più di cento anni fa potesse aprire una di quelle finestre e affacciarsi su questa Genova così diversa.

Adesso, come allora, la vita percorre queste strade e si manifesta nella sua prepotente bellezza.
Ha tutti questi colori la vita, sono tinte sgargianti di abiti estivi o tenui di vestitini da bimbi.
La vita ha ancora respiro, dolcezza, immensità e desiderio di far tornare ancora nuova vita e passi incerti di piccini che si avventurano nel mondo, in quell’eterno ritornare che segue il ritmo del tempo.

Candide lenzuola si gonfiano sospinte dal vento di mare in Campopisano.

Adesso come allora.
Oltre le scalette, sotto un archivolto, in un luogo che ti pare di aver scoperto tu per la prima volta, proprio là resta ancora la memoria di vite lontane.

I balconi di Piazza Senarega

Sono i balconi di Piazza Senarega.
Sono balconi dei caruggi e ogni volta che passo da quelle parti alzo sempre lo sguardo.
Sono balconi che dominano uno spicchio di centro storico con i tavolini, a poca distanza ci sono anche le bancarelle dei libri.
Stanno un po’ all’ombra e poi, come sempre accade, i raggi del sole cadono a baciare i marmi, i vetri, le finestre e le piante.
In questi giorni caldi lassù sbocciano fiori bianchi e foglie libere e rigogliose e gerani dai petali rosa allegri come la vita e come la stagione calda.
Sono i balconcini di Piazza Senarega, in tutta la loro trionfante bellezza.

Scendendo in Salita San Francesco

Continuo a portarvi con me nelle mie camminate genovesi, lungo le nostra amate e bellissime creuze che conosco a memoria.
E ripartiamo insieme da Salita alla Spianata di Castelletto, ne abbiamo percorso insieme un lungo tratto, in questo post.
E ancora sì scende per questa creuza che così si snoda tra le case.

Passo dopo passo lasciandosi alle spalle le facciate dai colori vivaci e un ritaglio di cielo blu.

E la via diviene sempre più ampia.

L’elegante palazzo che si nota sulla sinistra è l’edificio di Salita San Francesco dove si trova la casa che ospitò il poeta Paul Valéry che qui visse La Nuit de Gênes, la notte di Genova, un’esperienza per lui fondamentale.

E ancora ecco luce e ombra di Salita San Francesco.

Questa ripida mattonata regala una magnifica prospettiva su Via ai Quattro Canti di San Francesco, un caruggio che ne è la naturale prosecuzione.
Ed è una magia di luce, colori ed altezze vertiginose.

Salita San Francesco termina con una scalinata che sbuca in Piazza della Meridiana, proprio all’inizio della nostra elegante Strada Nuova.

E prima di arrivare laggiù si oltrepassa il portone di Palazzo della Meridiana, con le bandiere della Superba che sventolano sulla creuza, sotto uno squarcio di azzurro in questa luce di ocra e di mattoni rossi in Salita San Francesco.

La Madonna Assunta di Via di Porta Soprana

Si staglia così, sopra la vita che scorre nei caruggi di Genova: è la Madonna dell’Assunta di Via di Porta di Soprana.

La statua, collocata sopra un portone e risalente al secolo XVII – XVIII, è stata restaurata agli inizi del 2000.
E là rimane, in un tempo diverso da quello in cui venne pensata e immaginata.

Protetta da un vetro, si svela nella sua grazia e nell’armonia di gesti gentili.

Gradevoli e armoniose sono anche le due figure poste ai lati della nicchia che ospita la figura di Maria.

Piccoli angeli la circondano, il drappeggio del manto restituisce il senso del movimento, Maria volge il suo bel viso e lo sguardo verso il cielo.

È una delle molte immagini religiose che trovate nei nostri caruggi, se passerete in Via di Porta Soprana alzate gli occhi e ammirate anche voi la nostra bella Madonna dell’Assunta.

Tutte le cose che non ti ho mai detto

Ti aspettavo.
Ti aspettavo per dirti tutte le cose che non ti ho mai detto.
Mi è passata accanto la vita tutta in ogni sua bellezza o incongruenza, nei suoi contrasti e nella infinita varietà.
Ed era un frastuono di voci, una risata improvvisa, una lacrima che fugge, una parola che non ho saputo distinguere.
Guardavo le persone, i volti attorno a me.
E cercavo te.
Ti aspettavo.
E avrei voluto sedermi e restare più paziente come non sono.
E poi mi è parso di vederti là, in lontananza: il tuo passo, il tuo sorriso.
Tu?
Il tempo senza tempo.
L’attesa.
E tutte quelle cose segrete e nascoste che davvero non ti ho mai detto.

Giardini Luzzati

Via dei Giustiniani: l’edicola di Nostra Signora Consolatrice degli Afflitti

Vi porto ancora con me nel cuore antico di Genova, in Via dei Giustiniani all’angolo con Via Chiabrera, dove si può ammirare una bella edicola che ospita un’armoniosa immagine di Maria.
La scultura risalente al XVII Secolo è stata restaurata negli anni ‘90 e così si staglia, nella fugace e improvvisa luce che a volte attraversa i caruggi.

Questa è l’immagine di Nostra Signora Consolatrice degli Afflitti, il titolo si leggeva su un’iscrizione ormai scomparsa, ugualmente non vi è più traccia di un’altra epigrafe nella quale si leggeva del soccorso fornito dalla Madonna durante un’epidemia di colera.

La figura di Maria è così racchiusa in una bella cornice finemente lavorata.

Vi si distingue anche il monogramma di Lei.

E nella parte superiore si trovano certi piccoli dolcissimi putti.

La bella edicola è così collocata tra le case vetuste della città vecchia, tra le finestre che si affacciano su quei caruggi un tempo percorsi anche dal popolo devoto che alzava lo sguardo verso questa Madonna affidando a Lei dubbi, speranze e incertezze, chiedendo il suo aiuto per una tremenda malattia e il suo soccorso nelle difficoltà della vita.

Là, sotto il cielo chiaro di Genova ancora si ammira questa immagine sacra.

Un velo ricopre il capo di Maria, Lei tiene le mani incrociate sul petto e le palpebre socchiuse, un amorevole sorriso illumina il suo volto, così ancora resta in Via dei Giustiniani l’immagine di Nostra Signora Consolatrice degli Afflitti.