Ritornando in Vico del Dragone

E poi ecco ancora un’emozione grande: ritornare là, in Vico del Dragone, quel caruggio che si estende parallelamente a Via di Ravecca, alle spalle della nostra antica Porta Soprana.
Per la verità ci sono stata parecchie volte in questi anni ma da lungo tempo erano in corso certi importanti lavori, questo blog è nato nel 2011 e già allora erano presenti le impalcature necessarie appunto a queste opere.
Come si dice, tutto arriva a chi sa aspettare e oggi il nostro Vico del Dragone è tornato alla sua luce, io ci sono passata in un giorno di sole radioso e così lucente.

Con le finestre socchiuse a lasciare entrare l’aria fresca.

Mentre l’azzurro si staglia lassù tra le case alte.

E il sole cade glorioso sull’antico Vico del Dragone.

Ho potuto alzare lo sguardo verso la memoria di una mistica suggestione e presumo che questo dipinto sia con tutta probabilità una copia di un’opera preesistente, tuttavia ci riporta a epoche passate di questo caruggio così vicino alla Piazza delle Lavandaie un tempo vibrante di vita.

Amo intensamente questi luoghi e spesso li percorro tentando di immaginarli nel tempo che non ho veduto, ad esempio seguendo le indicazioni del mio magnifico Annuario Pagano del 1926 ho scoperto che qui un tempo c’erano una locanda, la bottega di un falegname e quella di un pollivendolo, c’era una latteria e c’era persino un sapiente fabbricante di organi e così chissà che suoni melodiosi si saranno sentiti talvolta nel mio Vico del Dragone.

Ed è una via di Genova a me particolarmente cara perché qui nacque un genovese del quale essere fieri, a lui sono da sempre affezionata e adesso posso alzare lo sguardo verso quella che fu la sua dimora natale.
Qui venne alla luce del mondo Francesco Bartolomeo Savi, mazziniano, giornalista e patriota e sulla casa che lo vide crescere è affissa una lapide in sua memoria della quale già scrissi qui, riportandone il testo completo, nell’articolo interamente dedicato a Savi.

Cammino così nelle strade di Genova pensando a chi le percorse prima di me, cammino nei luoghi di Savi e penso al fatto che forse anche lui, in un giorno distante, alzò lo sguardo verso il cielo di Genova e vide queste sfumature di celeste e di nuvole chiare.
E questa è un’emozione difficile da spiegare, credetemi: o anche voi sentite questo genere di brividi oppure io credo di non conoscere parole per farmi comprendere.

Ho percorso il vico del Dragone andando avanti e indietro, seguendo quel sole inaspettato come un regalo che non sai come hai fatto a meritare.

Mi sono fermata a osservare le case, le finestre, i cielo turchino in questo tempo di fine estate così brillante e brioso.

E ancora sono ritornata sui miei passi, più volte, nella bellezza antica del mio caro Vico del Dragone.

Quei caruggi che portano al mare

Quei caruggi che portano al mare si snodano sinuosi tra certe case alte.
Spesso bui, racchiusi tra antiche mura, sono come perle celate all’interno di gelose conchiglie.
Sono come promesse, come parole pronunciate con il cuore tra le mani: apri gli occhi e laggiù c’è il mare.
Quei caruggi che scendono giù, così stretti e angusti, a volte accolgono il sole radioso e i suoi raggi luccicanti battono sul selciato e rischiarano il cammino.
Un refolo di vento accompagna i passi, la luce brilla e risplende in uno di quei caruggi di Genova che portano là, davanti al nostro amato mare.

Giocando nel passato nei caruggi di Genova

Sono tracce del lontano passato e noi non possiamo conoscere i nomi di coloro che le scolpirono sulle pietre antiche di Genova ma quei segni sono ancora ben visibili in certi luoghi del nostro quotidiano e vederli regala un senso di sorprendente stupore.
I disegni che vi mostrerò li ho trovati per caso andando a zonzo per caruggi e guardandomi intorno, l’unico del quale già conoscevo l’esistenza è quello che si trova su un gradino della cattedrale, tutti gli altri invece li ho veduti senza neppure cercarli.
Accadde un giorno, molto tempo fa, mentre mi stavo recando nella bella e raccolta chiesetta dedicata ai Santi Cosma e Damiano.

Su uno degli scalini della chiesa spicca un disegno a tutti noi molto famigliare, alcuni attribuiscono a questa forma significati legati al mondo dei Templari, io mi limiterò a cogliere il senso ludico di questo disegno: a Genova viene detto tela, in altre città è noto con altri nomi e non è poi così difficile immaginare i bambini di un altro tempo seduti sui gradini di una bella chiesa intenti a dilettarsi con questo gioco.

Spostiamoci quindi in San Lorenzo, maestosa cattedrale della Superba.

Osservate bene i suoi gradini bianchi e neri, anch’essi riservano sorprese.

Il medesimo disegno è stato così tracciato sulla pietra antica.

Avvicinatevi poi al fiero leone posto a guardia della Cattedrale.

Alle sue spalle ecco ancora il solito quadrato.

Passiamo poi nella piccola e raccolta piazzetta di San Giovanni Vecchio attigua a San Lorenzo.

E ancora su uno di quei gradini laggiù ecco una traccia del nostro passato.

Girovagando nella città vecchia capita di trovare tracce del tempo lontano che suscitano la nostra meraviglia, ho poi scoperto che ne esistono davvero moltissime in giro per Genova ma come vi dicevo ho voluto mostrarvi soltanto i disegni che ho trovato da sola e per caso.
Se doveste trovarvi dalle parti di Via Prè fate bene attenzione, proprio in questo punto dove è presente questa balaustra.

Là, in quel tratto più vicino alla Chiesa di San Sisto, ecco ancora un segno tracciato in tempi lontani.
E sembra di immaginare mani bambine, risate e occhi luccicanti per la bellezza di un semplice gioco nei caruggi della nostra Genova.

Oltre l’archivolto

Oltre l’Archivolto di Sant’Andrea c’è uno spazio ampio e arioso, è la Piazza delle Lavandaie e mi suggestiona sempre questo toponimo che profuma di sapone e di freschezza, un tempo al centro di quella piazza c’erano i truogoli dove le donne andavano a lavare i panni.
C’era, in anni più recenti, un rudere che nel frattempo ha lasciato il posto ad una nuova costruzione.
C’è ancora il suggestivo Vico del Dragone che amo percorrere perché là si trova la casa natale del patriota Francesco Bartolomeo Savi, in questi vicoli poi si ammirano magnifiche prospettive di panni stesi.
Oltre l’archivolto c’è stupore, meraviglia e scoperta.
Oltre l’archivolto la luce cade giù e sfida l’ombra.
Oltre l’archivolto spira un vento leggero che smuove appena un lenzuolo steso, c’è un gioco di colori, è rosso e ocra ed è verde scuro di persiane chiuse.
Ed è la bellezza vera di Genova che sempre si finisce per ritrovare in questi miei amati caruggi.

Luce e ombra in Canneto il Lungo

Cappello di paglia, magliette a maniche corte e passo leggero.
Nei caruggi alla scoperta di una città nuova e mai veduta, spero sorprendente.
Nei miei caruggi, io vi consiglierei di vagare e perdervi così, senza meta, come faccio io quando vado ovunque e in nessun luogo.
Provo spesso ad immaginare quale stupore regalino quel nastro di cielo lassù, le nostre amate case alte che si perdono in una vertigine infinita, il dedalo di strade che confonde.
A Genova comunque scendi sempre, non puoi sbagliare, arriverai davanti al nostro mare.
A Genova cerca gli incroci di vicoli, le chiese millenarie, le botteghe tramandate di padre in figlio, i portali di pietra di Promontorio, il vento strepitoso, l’effige di San Giorgio davanti ai portoni, una coppetta di gelato alla panera, uno schianto di luce effimera, la figura della Madonna nelle molte edicole della città vecchia.
A Genova cerca noi, la nostra traccia nella storia del mondo, la nostra musica, le nostre parole, il passato che ancora vive in queste strade.
Ancora è là, tra le vetuste case di Genova, nella danza di luce e ombra in Canneto il Lungo.

Gente dei caruggi

È un frammento del passato e riporta ai nostri sguardi istanti di vite, sorrisi ed emozioni.
È un giorno qualsiasi nella Piazza dei Truogoli di Santa Brigida che si trova tra la scenografica Via Balbi e la popolosa Via Prè e questo è solo uno degli scatti che verrà utilizzato per le cartoline.
Questo scorcio genovese sarà infatti tante volte riprodotto come immagine caratteristica di Genova e oggi, ai nostri occhi, resta come una sorta di quadro inimitabile nel quale tentiamo di intuire ciò che non possiamo vedere.
Quanta, vita, quanti respiri!
Si chiamano forse Pietro, Maddalena, Baciccia e Marietta, affollano queste strade che profumano di mare, di pane, di fatica ma anche di gioia di vivere.
Il cappellino messo traverso, una mano sul fianco, uno sguardo di sfida, un sorriso appena accennato.
Le mamme tengono in braccio i più piccolini, i più grandicelli conoscono una certa libertà, sono bambini svegli e indipendenti.

È gente dei caruggi, se queste persone potessero parlarci dello loro vite staremmo ad ascoltare il loro racconto e forse sarebbe difficile per noi immaginare una quotidianità come questa.
Alcuni restano seduti sul gradino davanti alla porta di casa, c’è chi esce fuori dalla sua bottega e chi invece si affaccia alla finestra.

E come sempre, come in ogni giorno di questo tempo lontano, c’è un’affaccendata baraonda attorno al lavatoio.
Ognuno arriva con la conca dei panni e con un pezzo di sapone, sono braccia forti a sfregare con vigore nell’acqua gelata, una di quelle fatiche che pare quasi impossibile anche solo immaginare.
Poi, appena per un istante, questa frenesia si ferma e gli sguardi si rivolgono tutti verso il fotografo.
Accade così, grazie alla magia di quella magnifica invenzione che è la fotografia: queste vite restano impresse sulla carta e la loro immagine ritorna davanti ai nostri sguardi.

Poi, istante dopo istante, il tempo scorre, svanisce, muta e tuttavia sembra quasi impossibile credere di non averla veduta davvero quella folla di popolo nella Piazza dei Truogoli di Santa Brigida.
È sempre stata lì, tra la ringhiera e la discesa, sotto l’immagine della Madonna ospitata nella bella edicola e tra le mura di case antiche dai colori caldi.

È sempre stata lì questa gente dei caruggi, sotto alla gioiosa confusione di fili da stendere e lenzuola sospinte dal vento vivace di Genova come vele avventurose in mezzo al mare.
Chi spedì la cartolina soggiornava all’esclusivo Grand Hotel de Genes in Piazza De Ferrari, lo si evince dal timbro posto a tergo, la cartolina fu spedita a Londra.
Gli occhi di questo viaggiatore si posarono su persone come queste, il suo sguardo trovò la prospettiva di questi vicoli e in un certo modo lo colpì, infatti nel testo vergato dalla sua mano egli chiede ai destinatari cosa ne pensino di questo scorcio caratteristico e così tipicamente genovese, un souvenir di Genova che certo rimase impresso.
Ancora adesso, ogni volta che passo dalla Piazza dei Truogoli di Santa Brigida, mi sento quasi come quel viaggiatore, mi resta nello sguardo il suo medesimo stupore.
E vorrei fermarmi, ascoltare queste voci, lasciar raccontare la vita a questa gente dei caruggi.

Tipi che si incontrano in Vico Inferiore del Ferro

E poi gironzolando per i caruggi si fanno sempre incontri interessanti, dico davvero!
Camminavo in Vico Inferiore del Ferro, era una bella mattina di sole e c’era parecchia gente a far la spesa, d’altra parte ci sono tanti bei negozietti in quella parte del centro storico.
E così eccoci in fila come si deve, fuori dalle botteghe.
E loro erano là, tra il panificio e la storica Polleria Aresu, ammetto che appena li ho visti mi sono guardata intorno per vedere se nei dintorni c’era una mia cara amica, lei abita con due personaggi come questi ma mi sono subito resa conto che quei due non erano i suoi piccoli amici.
Si vede che questi qui girano preferibilmente in coppia, chi lo sa!
E dunque, eccoli qui i due tipetti: eleganti, candidi, vaporosi, garbati e piuttosto aristocratici.
Son tipi che si incontrano in Vico Inferiore del Ferro, ve l’ho detto che si fanno incontri di un certo rilievo nei caruggi di Zena.

Caruggi, fiori e cielo

Questa è una storia di caruggi, fiori e cielo ed è una magia di qualche giorno fa, mi emozionano sempre il mio stupore e la mia meraviglia davanti a quella bellezza che finisco per ritrovare quelle volte in cui vado ovunque e in nessun posto.
Ed ero in Via della Maddalena, ho alzato lo sguardo e sopra di me ho trovato questa prospettiva radiosa, le finestre spalancate, la striscia di azzurro e una magia di petali colorati lassù, su un terrazzino.

Accade così, la natura trionfa là dove il sole conforta i fiori e i piccoli boccioli, li ho visti timidamente affacciarsi anche in Vico San Gottardo.

E verdi pianticelle si godono il confortevole calore su un tetto in Piazza Valoria.

Ed è tutta una magia di estate, caruggi e cielo.
E poi, a volte, anche se non ci sono corolle variopinte e odorose la vera bellezza ti sovrasta comunque.
E allora guardo in su e talvolta anche le altre persone finiscono per fare lo stesso e questo mi regala sempre un sorriso, lo ammetto.

Lo sguardo poi a volte trova certi terrazzini così colorati e rigogliosi: si stagliano lassù, in quella vertigine, contro l’azzurro di Genova.

E poi ecco le geometrie di Via dei Macelli di Soziglia e rosso e contrasti.

E ancora foglie e diverse sfumature di verde e di giallo.

Una prospettiva turchese, il campanile della chiesa della Maddalena e ancora il rosa intenso della bouganvillea tante volte ritrovato in questa mia passeggiata.

È una storia così, composta di molti colori di giugno, di turchese brillante, di vento che smuove le foglie e i piccoli petali dalle tinte vivaci.
È una storia semplice di caruggi, fiori e cielo.

Nella Chiesa di San Luca

È un’antica e piccola chiesa nei caruggi di Genova, uno scrigno di tesori preziosi: è la chiesa di San Luca, un tempo parrocchia gentilizia degli Spinola e dei Grimaldi.
Racchiude tra le sue vetuste mura opere mirabili di valenti artisti, sono pitture, sculture e affreschi che rendono questa chiesa un vero gioiello.
Ora vi porterò al cospetto di una delle sue meraviglie, è un magnifico gioco di colori, di luci e ombre lasciatoci dal talento di Domenico Piola, pittore vissuto nel ‘600 e appartenente a una famiglia che annoverava numerosi altri artisti.
E là, nella chiesa di San Luca, l’estro creativo di Piola ha lasciato a noi bellezza e armonia nei gesti e nei tratti di una potente e delicata creatura celeste.
L’angelo sovrasta il fonte battesimale, con la sua lievità pare librarsi in uno spazio che ha una sua mistica dimensione.
La mano rivolta verso il cielo e verso l’eternità, le ali ampie, i riccioli come smossi da vento leggero che sospinge anche il manto azzurro, lo sguardo saldo e amorevole.
Tra la terra e il cielo, nel silenzio dell’antica Chiesa di San Luca.

Genova, 1875: il magnifico negozio del Signor Badin

Dlin dlon, dlin dlon!
Un suono dolce ci porta ancora indietro in un viaggio nel tempo, nelle strade di Genova nel 1875.
E così scendiamo giù nei caruggi, tra i genovesi che popolano la Maddalena, ci si fa largo tra la folla che indugia nelle molte botteghe, ci sono pescivendoli e cappellai, calzolai e cioccolatieri, negozi con sacchi ricolmi di cereali, arrotini e caffettieri, in questo mondo lontano anche le parole hanno un suono differente.

E scendiamo oltre, attraversiamo i Macelli, nel cuore della città vecchia.
Insieme arriveremo nella bottega di un commerciante che sa far girare bene i suoi affari, qui tutti conoscono il signor Badin, potrei giurarlo, quando c’è bisogno di lui il nostro Badin offre ai suoi clienti una vasta gamma di articoli, non c’è che l’imbarazzo della scelta!

Dlin dlon, dlin dlon!
Eccoci arrivati finalmente in Piazza Lavagna, lo vedete il Signor Badin sulla porta?
Ah sì, quello là che ci saluta gioviale è proprio lui, son fiera di farvelo conoscere!
Lui sa il fatto suo e sa sempre dare saggi consigli a chi gli espone i propri dubbi su cosa scegliere.
Dlin dlon, dlin dlon!
Cari amici, il Signor Badin è fabbricante di campanelli e non solo!
Al primo piano ha persino un intero magazzino pieno zeppo di chincaglierie e di oggetti di fantasia, c’è da perdersi lì dentro, io penso che potrei starci davvero per ore ed ore!

Dlin dlon, dlin dlon!
Dovete poi sapere che la bottega del signor Léopold Badin non è soltanto, per così dire, il paese dei campanelli.
Eh no, qui trovate tutto il necessario per godere al meglio della bella stagione nei vostri giardini, qui si vendono romantici berceau in ferro, sedie, poltrone e tavoli, magnifici cesti di fiori e molto altro.
Che meraviglia, questa fantastica scoperta l’ho fatta sfogliando un mio prezioso libro già citato diverse volte qui sul blog: si tratta della Guida Commerciale Descrittiva di Genova di Edoardo Michele Chiozza risalente al 1875.
E là, da quelle pagine antiche, è emerso il volto di quell’abile commerciante della vecchia Zena e mi si è svelata anche la sua antica sapienza.
Dlin dlon, dlin dlon, la musica di quei campanelli risuona ancora e ancora.
Ora però devo proprio lasciarvi, perdonatemi ma sono di fretta, devo andare a scegliere un canapè nel glorioso negozio di Léopold Badin in Piazza Lavagna.