Le pietre e la luce

Non ha respiro la pietra, se lo avesse narrerebbe di dame e cavalieri, di monache devote e di sussiegosi cardinali che varcarono il portone della cattedrale.
Non ha voce l’ardesia, se l’avesse ricorderebbe le storie lontane e vicissitudini ormai dimenticate, mostrerebbe ai vostri occhi il volto di un traditore e poi quello di un altro ancora.
I loro nomi sono così vicini, adesso, eppure il passante distratto non più li ricorda e neanche li nota.
Ha ancora la stessa potenza la luce, irradia il suo calore sulle pietre di Genova, fende l’oscurità e l’attraversa.
Ancora, come sempre nel tempo trascorso, le pietre e la luce.

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Seguendo la luce in Piazza della Posta Vecchia

Seguendo la luce in Piazza della Posta Vecchia, in quei caruggi che spesso attraverso.
E narra come sempre il mio amatissimo Amedeo Pescio che qui un tempo c’erano gli uffici postali, la loro sede rimase in questa piazza fino al 1826 ed era tutto un via vai di lettere con calligrafie fitte, saluti affettuosi e anche segreti nascosti, certo.
Là, in Piazza della Posta Vecchia.

La luce, in queste piazzette di vicoli, arriva improvvisa e a volte rimane per qualche istante.
E trova drappi rossi sospesi a mezz’aria, tavolini e un ombrellone a regalare ombra agli avventori.

Piazza della Posta Vecchia (2)

E intanto la luce sfiora gli antichi portoni di edifici nobiliari e accarezza guizzanti creature marine.

Piazza della Posta Vecchia (3)

E ancora disegna le prospettive, si insinua tra le case, fa brillare gloriosa una striscia di azzurro.
Ed è la bellezza di Genova questa, così semplice e naturale.
All’improvviso ti sorprende e se ti fa innamorare non la dimentichi più.

Piazza della Posta Vecchia (4)

Là, in Posta Vecchia, dove su un antico portone sono scolpiti il trigramma di Cristo e il monogramma della Vergine Maria, sotto a una corona di raffinata bellezza.

Piazza della Posta Vecchia (5)

E a un angolo della piazza, alzate gli occhi.
Le figure di due agnelli, stemmi abrasi, le tracce di antiche glorie passate.

Piazza della Posta Vecchia (6)

Io quando vado nei caruggi passo spesso in questi luoghi.
Scendo giù da Via Garibaldi, attraverso la Maddalena, a volte mi fermo in alcuni negozietti, magari finisco pure per prendermi una striscia di focaccia.
E poi cammino, seguendo la luce che disegna linee e contorni, in un incantevole gioco di colori e contrasti.

Piazza della Posta Vecchia (7)

È la luce dei caruggi di Genova, sotto lo splendore del cielo incorniciato dai palazzi di Piazza della Posta Vecchia.

Piazza della Posta Vecchia (8)

La regina disadorna

La vita è grande. Rovina e fortuna, patimento e gioia, schiavitù e affrancamento, rotolano e si cozzano tra loro su un tavolo talmente vasto, in un gioco così complicato, che solo un pazzo può pensare di poterlo governare per intero e per sempre, per se stesso e per gli altri.

La vita è grande.
E ancor di più lo è l’epica della vita della gente del porto tratteggiata con vera sapienza da Maurizio Maggiani nel suo romanzo La regina disadorna.
La vita è un cerchio e racchiude sogni, delusioni, lotte titaniche per conquistarsi un piccolo spazio nel mondo e per difenderlo con tutta la forza della quale si è capaci.
Il primo scenario della vicenda è Genova in un arco di tempo che va dall’inizio del secolo fino alla II Guerra Mondiale.
E nei chiaroscuri dei caruggi diventa donna una bambina di nome Sascia, una figura talmente potente da essere unica e ammaliante, vorresti che Maggiani non smettesse mai di raccontare la storia di lei.
Sascia è coraggiosa, intelligente, intuitiva, umile, Sascia è una che lavora senza fiatare, Sascia non si lamenta mai, porta in dote la potenza della sopportazione, ha occhi grandi e scuri e ha la leggiadria concreta di donna del popolo.
Sascia è energica e sensuale e sarà la donna di Paride, lui è un carbunè, belli come lui ce ne sono pochi a Genova.
Anzi, lui è il principe dei carbunè, ha una camminata leggera ed elegante, ha una prestanza sfrontata e sincera.
Paride è forza, meraviglia, onestà, ottimismo e semplicità.
E lui a lei dice sempre: ti porto a vedere una bellezza.
E Paride e Sascia si amano in tanti luoghi, anche alle stazioni delle funicolari.
Ovunque tranne che in casa di lei, in Piazza Stella.
Ora, coloro che amano Genova e i suoi caruggi vertiginosi hanno l’impressione di camminare con questi due per le strade della vecchia Zena desiderando che questo viaggio non finisca mai.

Il giorno in cui incontrerà Sascia si è messo in strada di buon mattino e se ne sta andando verso San Lorenzo svicolando la Maddalena tutta sbarlucciante nei suoi piani alti di un bel sole asciutto di vento provenzale.

C’è un mondo, in quella città, ha i volti di Giggi ‘O Traffegun che dà lavoro a Sascia la Singerina, lei cuce e poi avrà anche il compito di confezionare certe bustine di zafferano e troverà un trucchetto ingegnoso perché lei è anche inventrice.
Conoscerete Tirreno, il sodale di Paride e incontrerete Giaguaro, un cadraio che ha una di quelle barche che in porto servivano pietanze sostanziose ai lavoratori, c’è anche la Combattuta che esercita il mestiere più vecchio del mondo, ci sono le facce della gente dei vicoli.
Un’ampia parte di questo romanzo è ambientata a Genova, poi d’improvviso la storia si sposta su un’isola esotica dove approderà il giovane prete Giacomo, lui è il figlio di Sascia e di Paride e la vita gli ha già riservato diverse amarezze.
Là, in quei luoghi incontrerà la Regina Lucy e da Genova riceverà certe lettere che terrà chiuse da parte come un tesoro prezioso e inviolato.
Questa parte del libro che porta in terre lontane ha per me minore fascinazione, la segna una forma poetica diversa da quella che meglio conosco e si legge, tuttavia, chiara e netta, l’intenzione dell’autore di narrare la fragilità dell’innocenza che rende tutti gli uomini uguali.

Io ho amato con intensa passione quella Genova che emerge così vivida dalle pagine di questo romanzo: è un coacervo di contraddizioni, miserie e splendori, forza di volontà e astuzie, vita che prepotente si afferma e resta nel luogo al quale il destino vuole che essa appartenga.
E questo è il mondo di Paride e Sascia, mille volte vorresti incontrarli, in una piazza di vicoli inondata di luce o nell’impervia fatica di Salita degli Angeli che tutto domina da lassù, in una barca che dondola sul mare, tra gli odori acri del porto.
Mille volte vorresti rivederli, sentirli respirare e parlare, ritrovare i loro sguardi che si incrociano ancora come accadde la prima volta in Vico dei Cavoli, là dietro San Cosimo.
Nei luoghi ai quali taluni appartengono, nella sorte assegnata ad ognuno nell’epica delle vicende umane, un racconto così grande che soltanto pochi sanno narrarlo in questa maniera.

La gente del porto è molto legata alla casa e tende a mantenere la stessa per tutta la vita e per più generazioni.
Se la sceglie di preferenza lungo il fronte del mare, e se questo non è possibile, se ne cerca una che abbia almeno qualche finestra da dove si possa vedere il porto. … Passano la vita intera tra le calate e i ponti lavorando o aspettando di lavorare, o anche solo godendosi la risacca o intrallazzando nelle osterie, ma adorano sapere che, a un certo punto, di giorno o di notte che sia, possono tornare da dove sono venuti.

In vacanza nei caruggi

Li riconosci sempre i turisti nella tua città, sono quelli che in genere si guardano attorno con espressione stupefatta, capaci di meravigliarsi di ciò che per taluni è un luogo dell’abitudine.
Un’antica torre, una chiesa dalle pietre millenarie, una creuza che dalle alture conduce verso il mare.
Una strada mai percorsa, la vetrina di un negozio che suscita curiosità, la scelta delle delizie gastronomiche da provare.
Focaccia, Porto Antico, pesto, vicoli, un cartoccio di pesce, un giro in battello e una gita in riviera, tramonto e gelato alla panera davanti al mare.
Sogni.
Panchine e stanchezze.
Sospiri e ringhiere.
E amori.
Nascono amori nelle città, noi non lo sappiamo ma accade ogni giorno.
All’ombra degli alberi, nel languore delle serate estive si scoprono nuove strade da percorrere in due.
Amori, passeranno gli anni e tornerà il desiderio di rivedere la città della Lanterna dove tutto iniziò in un giorno lontano.
E memorie.
E vicoli, piazzette, tavolini all’aperto, risate, foto ricordo.
Due date, arrivo e partenza.
A questo pensavo mentre passavo in Piazza delle Vigne davanti a Palazzo Grillo, edificio nobiliare ora divenuto prestigioso hotel.
Accade persino di innamorarsi, in posti come questo.
Accade, a volte così, in vacanza nei caruggi.

Vicino alla Cattedrale

Le ho vedute passare e avanzavano veloci e sicure, a poca distanza dalla Cattedrale di San Lorenzo.
Con passo deciso hanno imboccato Via di Scurreria senza mai voltarsi indietro.
Ed io le ho notate proprio perché camminavano senza distrarsi e senza neppure fermarsi, io che gironzolo volentieri senza alcuna meta ho l’impressione che taluni invece abbiano sempre una precisa destinazione da raggiungere.
Senza esitazioni, così.
E la discesa che va giù, a precipizio, nel cuore del caruggi.
Mentre la luce chiara accarezzava le case antiche.
L’abito candido, un soffio di vento d’estate, un tempo scandito dalla pura semplicità.
A Genova, vicino alla Cattedrale.

Così vera

Passare nei caruggi e cercare conforto dal sole caldo del tempo d’estate.
Fermarsi all’ombra delle case alte, attraversare un piazzetta, infilarsi in un vicoletto, desiderare un gelato al limone.
E camminare ancora, ascoltare i suoni della città e le voci dei passanti, seguire con lo sguardo i turisti che girano per Genova con la cartina tra le mani.
E trovare per caso un signore che con fiero orgoglio mi suggerisce di infilarmi in un certo caruggio e rispondere che sì, ha ragione, anche quello in effetti è uno dei posti che piacciono a me.
Scappare via, a me poi in realtà piace gironzolare da sola, perdermi un po’, ritornare sui miei passi e cambiare strada senza alcuna meta.
E cercare e trovare i posti che raccontano la vita, i luoghi veri dove nulla è finto, costruito o artefatto.
È soltanto la vita vera a rendere belle e accoglienti le nostre città.
Ed è solo così che tutto mi sembra perfetto.
I vasetti con le piante e i fiorellini intrepidi, le tende bianche, la finestra aperta per rinfrescare la stanza, caruggi e panni stesi.
Semplici armonie di Genova, la bellezza della vita vera.

Ritornare

C’era solamente un luogo a cui ritornare ed era là, impresso nella sua memoria.
Percorse ancora una volta la strada di casa, accanto a muri caldi di sole, all’ombra dell’antica torre, aveva il passo sicuro di chi conosce bene la sua meta.
Nessuna incertezza, nessuna nostalgia.
Lo sapeva, c’era soltanto un luogo a cui ritornare ed era vicino, a pochi passi.
La scala ripida, le finestre che si affacciano sulla piazza, il campanile, il tempo scandito ad un’altra velocità.
La memoria.
Un luogo soltanto.
E ritornare.
A casa, ancora una volta.

Els, Irene e Miss Fletcher

E oggi vi racconterò di loro, Els e Irene sono le amiche olandesi di Miss Fletcher.
A dirvi il vero è stata proprio una sorpresa sapere di avere queste affezionate lettrici nella terra dei tulipani, un bel giorno però Els e Irene si sono rivelate lasciando un commento ad uno dei miei post e sono contenta che lo abbiano fatto.
Els e Irene sono due fantastiche ragazze ottantenni e ho anche avuto la piacevole occasione di conoscerle in quanto pochi giorni fa sono venute a Genova.
Infatti dovete sapere che loro due leggono le mie paginette proprio perché amano la mia città e l’hanno visitata più di una volta, un giorno mi hanno scritto di essere andate a cercare Piazza della Giuggiola proprio perché l’avevano vista su questo blog.
Els e Irene sono due persone brillanti, colte, entusiaste e allegre.
Sono mamme e nonne, sono amiche da molti anni e da tanto tempo amano viaggiare insieme.
Parlano l’italiano e mi hanno detto che hanno voluto studiarlo per poter leggere la Divina Commedia in lingua originale.
E così abbiamo trascorso un bel pomeriggio insieme: Els, Irene e Miss Fletcher a zonzo per i caruggi, proprio come piace a noi!

Abbiamo visitato la chiesa della Nunziata e abbiamo fatto merenda alla Marescotti, poi abbiamo piacevolmente gironzolato in Via della Maddalena e in Via Luccoli.
Su e giù, quel giorno c’era anche un bel sole e quindi abbiamo anche gustato un cono di pesce fritto da asporto comodamente sedute su una panchina al Porto Antico, davanti al mare di Genova.
È sempre una gioia incontrare persone speciali come loro e oggi le ringrazio per il bel pomeriggio passato insieme e anche per i deliziosi cioccolatini che mi hanno portato in dono dall’Olanda, nella carta che li racchiude c’è il disegno di un mulino a vento.
Il blog regala sempre splendide esperienze e incontri imprevedibili, questa volta mi ha portato per le strade della mia città insieme a due persone fantastiche.
Care Els e Irene, vi ringrazio di cuore di tutto e spero davvero di rivedervi presto!

Sempre i soliti tipetti

Quando incontri certi tipi originali alla fin fine ti rimangono impressi e quindi è sempre un piacere rivederli.
E mi succede spesso di imbattermi nei soliti tipetti, d’altra parte gironzolando nelle loro zone è anche normale, alcuni di loro sono vecchie conoscenze di questo blog e sono già comparsi su queste pagine.
Ricordate il piccolo custode del negozio di fiori artificiali di Via Malta?
Come dimenticarlo!
Eccolo lì, a presidiare l’ingresso!

E lo stesso vale per il soldo di cacio che vigila in Canneto il Lungo.

Lo fa con un certo impegno e con la dovuta attenzione, c’è da riconoscerglielo.

Cane (3)

E il cane del tappezziere della Maddalena? Sempre al suo posto!

Cane (4)

I prossimi personaggi, invece, non sono mai apparsi su queste pagine e soltanto perché prima non ero mai riuscita a fotografarli.
Ecco qui un tipo sussiegoso che se ne sta in un frequentatissimo negozio dei caruggi.

Cane (5)

Un po’ più in là c’è anche un suo collega.

Cane (6)

E magari alcuni di voi si ricorderanno del piccoletto che sta nel negozio di cupcakes in Via al Ponte Reale.
Ecco, l’altro giorno era sempre lì, con il suo bel fiocco rosa e con un ciuffetto davanti al musino, accoccolato davanti alla porta.
Succede così, girando per Genova, finisci per incontrare sempre i soliti tipetti.

Cane (7)

Caruggi in primavera

Del mio gironzolare per caruggi mi piace anche capitare in certi vicoli per caso, alle volte, quando i negozi non sono ancora aperti e in certe pigre mattine quasi inaspettatamente silenziose.
Inizia così questa passeggiata, con la cupola di San Siro che si specchia nel vetro di una finestra di caruggi.

E quando la luce fa queste magie allora io so che è ancor più emozionante perdersi tra i vicoli senza alcuna meta, proprio come piace a me.

Piazza della Meridiana

Così, scendendo verso la Maddalena, ammirando il sole e la linea dell’ombra.

Vico di San Pasquale

Dividendo questo spazio di cielo con le creature dell’aria che si librano oltre i tetti e sotto le nuvole.

Dove puoi soltanto aspettare che tutto cambi e accade davvero in poco tempo, una magia che si ripete e non è mai uguale.

Vico di Porta Vecchia (2)

E poi giù, in Via della Maddalena dove ho visto passare una coppia di turisti con trolley, cartina e scarpe comode.
Stupore non solo mio, in queste parti così antiche di Genova.

Via della Maddalena (1)

E angioletti paffuti e il simbolo di Maria.

Via della Maddalena (2)

E cielo azzurro, ringhiere, finestre e terrazzini.

Via della Maddalena (3)

E vetri dove si riflette la chiesa della Maddalena.

Via della Maddalena (4)

E piante e facciate colorate di caruggi.

Via della Maddalena (5)

E sempre cielo turchese così intenso.

Via della Maddalena (6)

Sali e scendi, tra chiese e palazzi fastosi, nel tempo di questa primavera capricciosa.

Piazza della Maddalena

Tra caruggi e panni stesi, tra incanti di luce e inaspettati specchi.

Via della Maddalena (7)

A volte non occorre davvero altro, basta soltanto il desiderio di saper vedere.

Vico Inferiore del Ferro