Nel giardino della Duchessa di Galliera

Oggi vi porto in un sogno e vi porto ancora a Voltri nel giardino della villa di Maria Brignole Sale, nobildonna e benefattrice di questa città, figura molto amata dai genovesi.
L’antica dimora dei Brignole Sale visse nei secoli passati magnifici fasti, la villa ha un antico teatro, scenografiche grotte, viali e un vasto parco.
Qui vennero ospitati nobili e personaggi illustri, tra le varie personalità che furono accolte in questa villa meravigliosa anche la Regina Maria Teresa d’Asburgo e l’Imperatore Francesco Giuseppe d’Austria.

E sotto al sole di maggio ecco compiersi un’incantevole magia.

È accaduto sabato scorso,  tra le rose candide del magnifico giardino all’italiana di Villa Brignole Sale.

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In questo luogo d’incanto sono stati ricostruiti i medaglioni floreali proprio come li aveva voluti Maria Brignole Sale nel lontano 1880 e per l’inaugurazione è stata così preparata questa grande festa.

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E allora benvenuti a Voltri, a casa di lei che lasciò le sue ricchezze alla sua città natale.

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E questo è il viso gentile di Maria, madre amorosa, si tratta del dettaglio di un dipinto esposto a Palazzo Rosso, ora sede di un museo, come i genovesi ben sanno anche questo blasonato edificio appartenne alla famiglia di lei.

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Nel giardino della Villa di Voltri, oggi parco comunale, un giorno all’improvviso.
Tic, tac, tic, tac.
La macchina del tempo ha il suono dei passi leggeri di dame e gentiluomini che con grazia hanno percorso l’ampio viale.

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Sono gli appassionati componenti del Gruppo Teatro Danza in costume d’epoca e grazie a loro per mezza giornata abbiamo compiuto un vero viaggio nel passato.
C’era davvero tutto il bel mondo a casa della Duchessa!

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Con le romantiche eleganze del tempo andato.

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E devo dire che io non avevo l’abito adatto, mi si perdoni questa mancanza!

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Tutto attorno un frusciare di gonne, di sete e di pizzi, le dame si riparavano dal sole battente con graziosi ombrellini.

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E come mi accade per le immagini d’epoca anche in questo caso alcune persone hanno maggiormente attirato la mia attenzione.
Eccoli qui, semplicemente perfetti, sembrano usciti da una fotografia dell’illustre fotografo Giulio Rossi, mi ricordano proprio alcuni ritratto del tempo passato.

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E là, in quel di Voltri, ecco la raggiante Dottoressa Garbero nei panni di Maria Brignole Sale.

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E l’atmosfera di un sogno.

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Mentre si passeggia tra la dolcezza delle rose.

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In una giornata speciale per tutti noi.

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Tra atmosfere romantiche e distanti dalle nostre moderne frenesie.

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Tra contesse e marchesi, c’era davvero tutto il jet set.

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E in una simile circostanza poteva mancare uno spuntino degno delle tavole più regali?
Certo che no, figuriamoci!
C’erano le focaccine dell’Associazione Nazionale Alpini e c’era anche la focaccia sublime di Marinetta, uno storico forno di Voltri.

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C’erano anche certi dolcetti particolari, io però mi sono concentrata sulle delizie salate, una vera bontà!

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E poi via, finalmente si sono aperte le danze.

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Con grazia e con leggerezza.

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Tra le candide rose.

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L’acqua zampillava e nell’aria si diffondevano le note di melodie antiche.

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Nel parco della Duchessa.

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Il tempo, a volte, sa essere lento e dolce.
E si ferma per qualche istante.

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Mentre si gira in tondo, tenendosi per mano.

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Seguendo il ritmo di musiche del tempo lontano.

Voltri (25)

Non credo che ci possa essere un’iniziativa migliore per valorizzare un posto unico come questo.
Tic, tac, tic, tac.

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A volte basta mettere indietro le lancette dell’orologio per restituire ai luoghi la loro antica grandezza e questo è ciò che è accaduto in un sabato di maggio, a Voltri.

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Ho condiviso questa bella giornata ancora con gli amici di Farmacia Serra e ancora li ringrazio.
Di nuovo, in qualche modo, in un altro secolo.

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A passo di danza tra le rose.

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Nel giardino che un tempo appartenne a Maria Brignole Sale, Duchessa di Galliera.

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Passeggiando per Voltri

Non sempre conosciamo bene tutte le zone delle nostre città, a volte semplicemente perché non abbiamo occasione di visitarle e a volte ci sono luoghi che hanno serbo per noi bellezze e stupori inaspettati.
Vi porto ancora a Voltri, nell’estremo ponente di Genova, un tempo questo era un comune autonomo e in un certo senso si può dire che ancora conservi quella sua identità.

Voltri era celebre nel passato per le sue numerose cartiere alle quali è legato un detto genovese che così recita: tutti gli stracci vanno a Voltri, facendo chiaramente riferimento al materiale usato per produrre la carta.
Di Voltri mi piace la conformazione, quei suoi caruggi dalle case colorate.

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Sono tinte calde e accese di Liguria.

E scorci tipici di questa terra.

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E poi edicole e devozioni forse di un altro tempo, le trovate ovunque per le strade della vecchia Voltri.

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E poi portoni vetusti, battenti e antiche serrature e luoghi che conservano storie che non possiamo conoscere.

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E qui in Via Chiaramone c’è anche una tripperia, ormai a Genova sono davvero pochi i negozi come questo e uno è orgogliosamente situato in quel di Voltri fin dagli anni ‘50.

Voltri (7)

Passeggiando per queste strade, ancora una volta come in passato, le ho trovate curate e ordinate, chiaramente molto amate dai voltresi che credo vivano con autentico senso di appartenenza questi luoghi.
Queste strade sono ora parte di una grande città ma in un certo senso restano un mondo a parte.

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Rimane, nei luoghi, la traccia del passato e alcuni toponimi hanno un sapore antico come ad esempio il Vico del Granaio.

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Voltri nel corso degli anni è cresciuta, il progresso ha portato la sua naturale espansione urbanistica ma si conservano antiche chiese strette tra i caruggi e così svetta il campanile della Chiesa di Sant’Ambrogio.

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La chiesa racchiude al suo interno numerose ricchezze come dipinti di Giovanni Andrea De Ferrari, Bernardo Strozzi e Giovanni Andrea Ansaldo.

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E poi, sopra di voi, questa magnificenza.

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E tra le molte bellezze anche la statua lignea della Madonna della Mercede opera di Anton Maria Maragliano.

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Voltri è ricca di stradine, caruggi, luoghi da scoprire.

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E in questo tratto c’è ancora una statua con l’effige della Madre di Dio.

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La storia di Voltri, poi, ha il suo lungo elenco di notabili e di personaggi illustri, di benefattori e di eroi, di alcuni di loro vorrei parlarvi diffusamente e spero di farlo presto.
Qui nacque un valente pittore e una targa è affissa in sua memoria sulla sua casa natale.

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E potrete ammirare l’opera del suo talento non solo nella già citata chiesa di Sant’Ambrogio ma anche nella chiesa dei Santi Niccolò ed Erasmo.

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Magnifica e gloriosa, racchiude autentici capolavori di celebri artisti come ad esempio Domenico Piola e merita davvero una visita approfondita.

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Qui sotto questi bagliori di luce potrete ammirare anche la Madonna del Rosario scolpita da Domenico Parodi.

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A Voltri sono stata con questo sole splendente che luccicava sul mare e ravvivava le tinte calde.

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E poi ho gironzolato su e giù per i caruggi proprio come piace a me.

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E non si può trascorrere una giornata a Voltri senza fare merenda con la celebre focaccia di Priano, questo nome a Genova è una sorta di leggenda che si lega al profumo della focaccia calda e gustosa che viene sfornata in quel di Voltri.

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Ora dovete sapere che qui parliamo del gotha della focaccia, quella di Priano è completamente diversa da tutte le altre.
È sottile, fragrante e deliziosa e si distingue perché viene cosparsa con farina di polenta, la ricetta speciale della famiglia Priano viene proposta fin dagli anni ‘60 per la gioia di coloro che hanno la fortuna di gustarla.

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E sì, concediamoci una passeggiata davanti al mare blu di Voltri, con questa luce!

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E chi lo desidera può scegliere la focaccia con la cipolla, chiaramente da Priano fanno anche quella!

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Qui i gozzi riposano davanti all’azzurro.

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E a poca distanza, sempre in Via Camozzini, ecco la Farmacia Serra dei miei amici Edoardo e Maddalena Schenardi.

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Con loro ho condiviso questa splendida giornata in quel di Voltri e ancora li ringrazio per avermi fatto scoprire tante bellezze che non conoscevo.

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E andiamo ancora oltre, sempre verso ponente.

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Mentre sulle alture di Voltri sbocciano sui prati i fiori delicati e le nobili rose dell’ Ostaia da ü Santü dove abbiamo pranzato meravigliosamente.

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Nominando Voltri, poi, non si può dimenticare la figura di lei, Maria Brignole Sale Duchessa di Galliera che a Voltri era molto legata, appartenne alla sua famiglia la villa che ora è un parco pubblico, nelle stanze del prestigioso edificio ha sede una scuola.

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E la Duchessa di Galliera mi perdonerà se a lei dedico appena poche righe, del suo giardino all’italiana tornerò a scrivere, oggi questa pagina è dedicata a luoghi che anche lei amava anche se da allora sono molto mutati.

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Io ho camminato in queste strade tra pianticelle, raggi di sole e colori vivaci.

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Dove piccoli mazzolini di fiori vengono posati davanti alle statuine della Madonna.

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Dove il mare sbuca tra le case.

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E poi, ancora più a ponente, a Vesima, c’è un edificio che ospita la Fondazione Renzo Piano che si occupa di curare anche tutta la zona circostante con particolare attenzione per gli arredi urbani.

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E questa, immersa nel verde degli alberi, è la palazzina dove ha sede la Fondazione e sulla collina, non visibile dalla strada, si trova lo studio del celebre architetto.

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Un luogo dedicato a coloro che amano questa costa e che la vivono quotidianamente.
Un luogo per i pescatori, i bagnanti, i ciclisti e gli amanti del mare.

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Luccicano le onde chiare che lambiscono la riva.

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E qui, davanti a questo mare, termina la mia splendida passeggiata a ponente, alla scoperta delle molte bellezze di Voltri.

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A pranzo all’Ostaia da ü Santü

Oggi vi porterò in un posto incantevole e speciale, andremo insieme all’Ostaia da ü Santü a Voltri, ci sono stata di recente con i miei amici Edoardo e Maddalena di Farmacia Serra e qui li ringrazio per la splendida giornata alla scoperta delle molte bellezze di questa parte di Genova.
È una zona che loro ben conoscono in quanto la loro farmacia si trova appunto a Voltri, inoltre Maddalena è anche presidente del neonato CIV di Voltri che si ripropone tra le altre cose di promuovere iniziative per i voltresi e per coloro che abbiano il desiderio di conoscere questo quartiere del ponente genovese.
Sulle alture, proprio al limite del parco della grandiosa Villa Duchessa di Galliera, in Via al Santuario del Grazie troverete l’ Ostaia da ü Santü che prende il suo nome appunto dalla vicinanza con l’edificio religioso.

La trattoria si trova in una casa antica e vissuta, tenuta con amorevole cura dalla famiglia Barbieri, per la qualità e l’eccellenza delle sue proposte culinarie l’ Ostaia da ü Santü ha ottenuto i meritati riconoscimenti, è citata sulle migliori guide ed è inclusa nella Guida alle Osterie d’Italia di Slow Food 2018.
Verrete fin quassù e sarete immersi in questo verde rigoglioso.

E potrete accomodarvi ad uno di questi tavoli.

Ostaia da ü Santü (3)

Nella quiete di un luogo paradisiaco.

Ostaia da ü Santü (4)

Con le finestre spalancate sulla campagna.

Ostaia da ü Santü (5)

Dove nulla è lasciato al caso e traspare in ogni angolo l’amore per la cura dei dettagli e la volontà di rendere questo luogo accogliente, speciale e semplicemente unico.

Ostaia da ü Santü (6)

E c’era un bel sole, quindi in questo giorno di primavera abbiamo deciso di pranzare all’aperto all’ombra del pergolato.

Ostaia da ü Santü (7)

All’ Ostaia da ü Santü si gustano i piatti della tradizione come ad esempio i friscieu di bianchetti, il cappon magro, i ravioli e le lasagne, i taglierini, la trippa in umido, il coniglio al rosmarino, il polpettone di zucchine e molte altre delizie.

Ostaia da ü Santü (7A)

Vi circonda questa meravigliosa natura.

Ostaia da ü Santü (8)

E i gerani fioriscono generosi nei vasi.

Ostaia da ü Santü (9)

Accomodiamoci a tavola ed ecco le nostre scelte per questo pranzo indimenticabile che ha avuto inizio con deliziosi antipasti.
Questa è la fantasia di panissa al profumo di muscoli.

Ostaia da ü Santü (10)

Io ho voluto provare il brandacuiun di stoccafisso ed era una prelibatezza delicatissima.

Ostaia da ü Santü (11)

E siamo a Zena, non possiamo farci mancare i deliziosi pansotti al sugo di noci, da ü Santü la cucina della tradizione è esaltata al suo meglio con sapienza e vera maestria.

Ostaia da ü Santü (12)

Sorprendenti e davvero gustosi i corzetti con il sugo di carciofi, funghi e asparagi.

Ostaia da ü Santü (13)

All’ Ostaia da ü Santü troverete sapori autentici, piatti tradizionali preparati con ingredienti di altissima qualità, c’è anche una buona scelta di vini che darà soddisfazione agli intenditori.
Ed ecco lo stoccafisso con noci e pinoli, semplicemente sublime.

Ostaia da ü Santü (14)

E poi chiaramente quelli di Genova vanno sempre a cercare la cima genovese, è chiaro!

Ostaia da ü Santü (15)

Facciamo due passi sotto al pergolato, mentre la luce ravviva il verde.

Ostaia da ü Santü (16)

E intanto sbocciano le rose.

Ostaia da ü Santü (17)

E cinguettano gli uccellini, in questa vera e propria oasi di pace sulle alture di Voltri.

Ostaia da ü Santü (17A)

I dolci meritano una menzione speciale, ricordate che non potete perderveli!
Io ho provato la zuppa inglese che era una vera delizia, ecco poi le fragole con la crema e un gelato dolce e sfizioso.

Ostaia da ü Santü (18)

Ostaia da ü Santü (19)

Questo posto splendido è reso tale dalla famiglia Barbieri, il signor Gianni va per gli ottanta e custodisce un posto a dir poco prezioso, sono contenta di aver pranzato in questo luogo così speciale.
Ringrazio anche sua moglie Silvana e sua figlia Laura per i deliziosi manicaretti e per l’accoglienza.
Laura Barbieri organizza anche degli show cooking, quindi se volete imparare alcuni dei suoi segreti questa è l’occasione giusta.

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Lassù, dove fioriscono le rose nel cielo chiaro di primavera.

Ostaia da ü Santü (21)

In un luogo colmo di tante bellezze.

Ostaia da ü Santü (22)

All’ Ostaia da ü Santü, un’eccellenza di Voltri da scoprire.

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Voltri, il Presepe del Santuario di Nostra Signora delle Grazie

Una tradizione antica ancora vive nel mistico silenzio delle Chiese, questo è il tempo dei presepi e a tutti si offre l’opportunità di ammirare opere artistiche di rara bellezza.
Nel mio recente articolo dedicato alla mostra dei presepi allestita al Museo dei Beni Culturali Cappuccini vi avevo accennato a ciò che oggi vi mostrerò.
Per ammirare questo presepe bisogna andare a Voltri, nel parco della Villa Brignole Sale Duchessa di Galliera c’è il Santuario di Nostra Signora delle Grazie dove troverete le Sorelle Clarisse Itineranti.

Santuario di Nostra Signora delle Grazie

Questo è il Presepe che viene sottoposto ad un accurato restauro seguito dalla Soprintendenza ai Beni Artistici Storici ed Etnoantropologici della Liguria.
Come già scrissi l’intervento è stato già parzialmente finanziato, ogni ulteriore contributo sarà prezioso per restituire queste statuine al loro antico splendore e così chiunque lo desideri può fare la propria piccola parte per la tutela di questo tesoro genovese.
Veniva il tempo del Natale e anche nella Villa di Maria Brignole Sale Duchessa di Galliera si allestiva la rappresentazione della Natività, con queste statuine.
Nel 1875 la Duchessa donò il presepe al Convento di San Nicolò e ai suoi frati, Maria Brignole Sale si distinse in diversi modi per la sua affabile generosità.
Le luci si accendono e si illumina lo scenario sullo sfondo: è un panorama di casa nostra, al centro vedete la Villa della Duchessa, a destra la Genova dei ricchi e benestanti, a sinistra la parte umile della città.

Presepe N.S. delle Grazie (2)

E tutto il popolo di Genova con i suoi visi e le sue storie.
Molte di queste statuine ancora indossano gli abiti del tempo con tessuti raffinati e finiture preziose di pizzi e trame sottili.

Presepe N.S. delle Grazie (3)

Ricchi broccati rifiniscono gli abiti di certi nobiluomini.

Presepe N.S. delle Grazie (4)

Un presepe è un piccolo mondo e c’è un posto per ognuno, c’è il pastore con le sue greggi, lui tiene un bastone e i suoi vestiti sono dimessi e semplici.

Presepe N.S. delle Grazie (5)

Certi signori invece paiono avere ben altro stile, ma nessuno conta più di un altro e ogni pensiero è rivolto solo verso Colui che sta venendo al mondo.

Presepe N.S. delle Grazie (6)

In una vetrina ci sono certe rare statuine del presepe napoletano, sono fragili e preziose e vengono così tutelate con cura.

Presepe N.S. delle Grazie (7)

Ed eccola la bella villa della Duchessa di Galliera, la vita ferve davanti a questa splendida dimora.

Presepe N.S. delle Grazie

E ognuno ha il suo ruolo, in armonia con tutti gli altri.

Presepe N.S. delle Grazie (8)

C’è chi porta l’acqua appena raccolta alla fonte.

Presepe N.S. delle Grazie (9)

E una donna anziana pare camminare lentamente sotto il peso dei suoi anni, sotto al braccio tiene una cesta certo ricolma di doni per il Redentore.
Osservate il suo grembiule, le ampie maniche del suo vestito, il corpetto che la stringe come si usava al tempo.

Presepe N.S. delle Grazie (10)

Questo è un presepe vivo e ricco di sfaccettature, le trovate negli sguardi, nei gesti, nella plasticità delle figure.
Il povero e il ricco, il mendicante che si regge al suo bastone e i due signori là dietro, così eleganti e apparentemente impegnati in una fitta conversazione.

Presepe N.S. delle Grazie (17)

E queste sono le dame della buona società, hanno movenze piene di grazia, portano collane, gonne con tessuti damascati oppure lisci e scivolosi, i vestiti sono orlati con pizzi e presentano una ricchezza di dettagli tipica di una certa classe sociale.

Presepe N.S. delle Grazie (19)

E poi ancora, un’altra giovane donna si avvicina verso il luogo dove nascerà Gesù.

Presepe N.S. delle Grazie (13)

E i Re Magi non sono ancora stati messi al loro posto, eccone uno dei tre.

Presepe N.S. delle Grazie (14)

Un semplice grembiule copre la gonna di questa giovane genovese.

Presepe N.S. delle Grazie (15)

C’è un posto per ognuno, nel presepe, c’è un posto per ognuno nel mondo che Dio ha donato agli uomini.

Presepe N.S. delle Grazie (12)

C’è una composta armonia di dettagli in questo prezioso allestimento, andate a vederlo con i vostri occhi, vi regalerete tanta bellezza.
Il presepe è visitabile il sabato pomeriggio, la domenica oppure previo appuntamento contattando le Suore Clarisse Itineranti al numero 010 6136501.
Vi apriranno la porta come ha fatto con me Suor Benedetta che ringrazio per la sua solerte e gioiosa cortesia.

Presepe N.S. delle Grazie (16)

E come vi ho detto, lo scenario del presepe di Nostra Signora delle Grazie è la città di Genova, ci sono i palazzi nobiliari e le strade eleganti.
E ci sono le vie e i quartieri più umili, le strade percorse dai più semplici.
E questa è la parte della città nella quale viene al mondo il figlio di Dio, atteso dalle moltitudini che a Lui rivolgono le loro preghiere.

Presepe N.S. delle Grazie (18)

Una statua particolare

Se non mi avessero invitata ad osservarla con attenzione forse non avrei notato che questa è una statua davvero particolare.
E la trovate ancora al Museo Beni Culturali Cappuccini, quindi se andrete a visitare la mostra dei presepi prima di accedere alle sale soffermatevi davanti a questa statua, la troverete al termine di una delle rampe di scale.
C’è anche una dettagliata legenda dalla quale si evince che questo è un unicum nella scultura ligure, io non ho mai visto nulla di simile in precedenza.
Quest’opera un tempo abbelliva uno degli ingressi laterali di Villa Brignole Sale Duchessa di Galliera, a Voltri.
Adesso è qui, nel museo dei frati.
Una scultura leggiadra, un soggetto sacro, quel piccino paffuto è Gesù Bambino, lo stringono braccia salde e su di lui si posa uno sguardo amorevole.

Statua bifronte (4)

La statua risale alla seconda metà del XVII secolo ed è attribuita ad un ignoto artista genovese secondo gli studiosi in qualche maniera legato all’ambito di Pierre Puget.
Ma chi è a tenere stretto il figlio di Dio?
Osservate l’opera da uno dei suoi lati e noterete i tratti di un giovane uomo, con una mano regge un pesante libro e con l’altra tiene a sé il Bambino.
Questo è Sant’Antonio e pare quasi di percepire una sorta di dialogo silenzioso tra queste due figure.

Statua bifronte (2)

Se invece guardate la statua dal lato opposto rimarrete meravigliati e non coglierete alcun contrasto, il marmo è scolpito con mestiere e vera sapienza, in un’abile soluzione di continuità.
E vedrete lei, la Madonna, il velo le copre i capelli, la sua persona è avvolta nelle pieghe di un morbido manto, la Madre di Dio stringe il figlio di Dio.
Questa è la statua bifronte che troverete in questo museo, chi ha fede forse leggerà in tale particolare realizzazione un messaggio di comunione universale tra Dio e i Santi, un legame indissolubile tra tutti coloro che per l’eternità sono al cospetto del Creatore.
Chiunque la guardi coglierà il senso di perfezione e l’armonia delle proporzioni e resterà ammirato ad osservare un’opera di rara bellezza.

Statua bifronte

A zonzo sull’erba

Della natura, di certi animali, del perché a volte ho l’impressione che alcuni di loro vivano assai meglio di certi umani.
Senza preoccupazioni e turbamenti, solo gioiosamente vivendo per il gusto di vivere.
Era il mese di settembre, a Villa Duchessa di Galliera di Voltri.
Io ed E. salivamo lentamente lungo un viale e al di là della recinzione qualcuno ha notato la nostra presenza.
Ehi, sta arrivando qualcuno, corriamo!
E giù a rotta di collo per il prato.
D’accordo, probabilmente c’era di mezzo una bieca questione d’interesse.
Due bipedi? Forse portano cibo? Presto, corriamo!

Animali (2)

Ne sono consapevole, cosa credete?
E in effetti abbiamo suscitato un certo insolito entusiasmo, ma che meraviglia vedere qualcuno che ti corre incontro a quel modo!

Animali

Va da sé che una volta compreso che non eravamo dotate di alcuna squisitezza per le loro graziose mascelle l’attenzione nei nostri confronti è prontamente scemata.
E certo, perché scomodarsi e spostarsi dall’ombra, scusate?
Patti chiari, amicizia lunga: le feste ve le facciamo se ci date qualcosa, altrimenti ognuno per la sua strada.

Animali  (2)

Non fa una piega, in effetti.

Animali

E come si può vedere, c’era anche da stare in guardia.
Si trattava, evidentemente di creature ferocissime.
C’era da aver paura, eh?

Animali  (3)

E a dirvi tutta la verità, credo proprio che da certi soggetti ci sia solo da imparare.
Un prato, un po’ di sole, l’erba da brucare, serve altro?
Ci si spaparanza lì, con la zampetta piegata e tanti saluti.

Animali  (4)

E per finire, questo articolo potrebbe avere un degno sottotitolo ovvero: del perché a volte non sia da considerarsi disdicevole aver sulla testa un paio di corna.
Se ci riuscite, provateci voi a grattarvi la schiena a questa maniera.

Animali (3)

Villa Duchessa di Galliera, il sentiero delle occasioni perdute

Villa Duchessa di Galliera, a Voltri.
Vi ho portato qui a conoscere i daini.
E questa è la Villa, uno splendido luogo sito nel Ponente di Genova, un tempo dimora della famiglia Brignole Sale.

Torneremo a parlare dei Brignole Sale, di questa famiglia tanto importante per Genova, ma oggi vorrei fare qualche considerazione sullo stato nel quale versa il parco della Villa.
E’ un dispiacere scrivere post come questi, vorrei poter camminare per la mia città ed avere la possibilità di mostrarvi solo bellezza, una bellezza che esiste ed è reale, ma che troppo spesso viene trascurata.
E allora cominciamo il nostro giro per il parco.
Questo è il giardino antistante la Villa e non è in cattive condizioni.
Certo, il prato potrebbe essere più verde.
E poi madre natura ha dotato l’universo di splendide meraviglie, note con il nome di fiori.
Ecco, magari qualche fiore? E che ne dite di risistemare le aiuole?
Mi duole dovermi ripetere, ma se fossimo nella piovosa Inghilterra o in terra di Francia, questo giardino sarebbe un trionfo di camelie e di rose, di bordure dai boccioli profumati e odorosi.
E sì, anche la fontana meriterebbe qualche intervento.

Le dolenti note, però, giungono quando si percorre il parco per raggiungere la zona dove si trovano i daini.
A cosa serve il verde pubblico? Chi dovrebbe beneficiarne? I cittadini del quartiere e i visitatori meriterebbero di trovare un luogo curato ed accogliente, ma gli alberi che fiancheggiano i Viali di Villa Duchessa di Galleria non sembrano affatto aver ricevuto molte cure.
E poi si incontra quest’ orrenda transenna, che impedisce l’accesso a un viale del parco.

Signori del Comune di Genova, con immenso affetto per la nostra città,  avrei da dirvi due parole.
Dunque, si diceva del verde pubblico, giusto?
Qui potrebbe esserci uno splendido giardino all’inglese, un luogo dove sedersi in santa pace a leggere il giornale, al fresco, all’ombra degli alberi.

E le suggestioni certo non mancano, tracce degli antichi fasti sono rimaste.
Ma tagliare le erbacce?

Mica le vedrò solo io, no? Direi che mi sembra piuttosto evidente che qualcosa non funziona nel modo giusto.

Ora, forse io sono troppo esigente, lo so! Chissà perché, ma alla parola “parco” associo ordine e armonia. Mah!
Ecco, dare una sistemata alle panchine? Una mano di pittura? Mi sembra lampante che ne hanno un certo bisogno, ma io sono la solita puntigliosa!

Questo posto avrebbe molte potenzialità ed è un vero peccato che sia ridotto così.
E sono certa, anzi certissima, che la Duchessa di Galliera da lassù osserva inorridita e contrariata.
E si chiede: ma cosa avete fatto alla mia povera Villa?
Comunque è in buona compagnia, certamente se ne starà a parlare ore ed ore con il Marchese Di Negro, sì, quello della Villetta, altro palese e spiacevole esempio di incuria.
E guardate con i vostri occhi cosa si può vedere a Villa Duchessa di Galliera, direi che ogni commento è quasi superfluo.

E immagino cosa potrebbe dire la Duchessa di Galliera se potesse parlare.
Siccome non le è possibile, a suo nome e a nome dei genovesi, voglio sottolineare che questo è uno spettacolo intollerabile.
Marmi spezzati, caduti nell’oblio e coperti di foglie.
Ribadisco, parlo in vece della Duchessa, almeno a lei date retta.

E questo? Per caso si tratta di arte moderna?
Tutto è possibile, a questo punto.

Il sentiero delle occasioni perdute è incolto, invaso dalle erbacce e dai rami spezzati.
Il sentiero delle occasioni perdute è disordinato e disarmonico, lascia l’osservatore sconcertato.

Questo è un luogo che potrebbe essere uno splendido parco e che potrebbe offrire momenti di aggregazione ai cittadini.
E si potrebbe creare, in questo parco, un zona di grande interesse culturale e naturalistico, non dimentichiamoci che ai tempi dei suoi fasti Villa Duchessa di Galliera era frequentata dal bel mondo, qui vennero, tra gli altri, gli imperatori Francesco Giuseppe e Guglielmo II.
A questo conduce il sentiero delle occasioni perdute, a trascurare un patrimonio storico che invece potrebbe essere fonte di ricchezza.
Un luogo comunque molto frequentato, c’erano tante famiglie con i bambini attorno al recinto dei daini.
In quella parte del parco e nelle zone soprastanti, le condizioni sono migliori, mi è sembrato che le piante e gli alberi fossero più curati.
C’erano turisti, c’erano sportivi che facevano footing.
Tutti loro preferirebbero trovare la Villa in migliori condizioni, come meriterebbe un luogo così bello e ricco di storia che potrebbe essere uno dei fiori all’occhiello della Superba.

Bambi, il bosco e la libertà

Un giorno, nel parco di Villa Duchessa di Galliera a Voltri.
Eh, sapete com’è, i daini della Val Trebbia e della Val D’Aveto sono scontrosi, bisogna ammetterlo!
E allora io ed E. siamo venute qui, dove è possibile incontrarli.
E quanti sono!

E con certi musetti e proprio facile fare amicizia, credetemi!

Sì, sono gradevoli compagnie, che ispirano tanta tenerezza.

E il sole picchiava, in una mattina di settembre assolata e rovente.
Che sonno!
Non viene voglia di far niente!
Solo di starsene lì in santa pace!

Certo, alcuni sono più dinamici.
Ma sì, una passeggiata fino allo steccato ci sta!

E c’era un discreto andirivieni.

Ma c’è da aggiungere che qualcuno ha dimostrato una pigrizia senza ritegno!

Altri invece passeggiavano beati per i prati, una brucatina all’erba con il favore dell’ombra, che bella giornata!

E poi qualcuno sembrava davvero incuriosito.
E ci guardava, con quegli occhioni grandi e dolci.
E ve l’ho detto, con certi musetti ci si sente davvero a proprio agio.
Si parla, si racconta dei luoghi che si conoscono, del mondo che c’è là fuori.
E così abbiamo narrato di certi boschi, delle rocce coperte di muschi e delle felci, dell’ombra e della luce, delle foglie degli alberi smosse dal vento, dei torrenti d’acqua gelida che scorrono su letti di sassi, di prati, di fiori e di farfalle.

Il mondo, il mondo al di fuori della recinzione.
E quel prato di Foppiano! Una fuga precipitosa di altri daini, che liberi e felici sono andati a rifugiarsi nel bosco.

E quello sguardo si è fatto sempre più curioso.
Raccontami ancora! Parlami ancora del bosco e dei suoi suoni!
E ha detto che sì, sarebbe bello tentare questa avventura.
Anche se ci sono i lupi, non sapeva nulla di loro, ma mi  garantito che il suo istinto, in caso di pericolo, sicuramente farà la sua parte.

E allora tutti gli altri, sentendo i nostri discorsi, si sono avvicinati con un certo interesse.
Boschi? Farfalle?  Prati? Senti, senti, sembra proprio il posto perfetto per noi!

E a un certo punto è arrivato uno che pareva rivestire un ruolo in certo qual modo autorevole e ha detto che sì, anche a lui la parola “bosco” sembrava particolarmente attraente.

E ha voluto saperne di più, si è messo comodo e ci ha fatto parlare per ore ed ore!

Verso mezzogiorno io ed E. abbiamo dovuto lasciarli per far ritorno alle nostre case.
E ci siamo salutati con mille convenevoli, con la promessa di rivederci.
Ma sapete, posso svelarvi un piccolo segreto: mentre ci allontanavamo abbiamo visto che il capo, quello con le corna, ha chiamato a sé tutti i suoi simili.
E li abbiamo sentiti parlare e confabulare, nessuno pareva mostrare esitazione, anzi, alcuni di loro sembravano particolarmente eccitati.
E chiara e distinta abbiamo udito una parola, pronunciata da più voci.
Un sussurro, una voce sola.
Una parola, una sola: bosco.