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Posts Tagged ‘Vita quotidiana’

Una panchina per innamorarsi dovrebbe trovarsi in un luogo dai semplici incanti, su una strada luminosa e bella, dove risuona il canto dolce delle onde.
Là, dove gli alberi si inchinano alla maestà del mare, ogni parola diverrebbe quasi superflua e sarebbe questo il posto perfetto per innamorarsi.

E per scambiarsi promesse e parole sussurrate, per costruire ricordi e desideri mentre il sole brilla e i suoi raggi rimbalzano sulla ringhiera e giocano con le ombre.
Una panchina per innamorarsi, non solo di una persona con la quale condividere il cammino ma anche di tutto ciò che regala un senso alle nostre vite.
Innamorarsi di un libro e di una storia, di una poesia che sai a memoria e quando la ripeti torna ad essere nuova e sempre più tua.
Innamorarsi di un sogno che non hai mai confidato a nessuno, di un progetto che ti sembra irrealizzabile ma tu hai quella luce negli occhi e lo sai che presto o tardi ce la farai.
Innamorarsi di una terra lontana tanto immaginata, di un viaggio che ancora devi fare, di una giornata che attendi da molto tempo.
E delle risate, delle confidenze, del tempo trascorso insieme alle persone che sanno comprenderti.
Servono a tante cose le panchine per innamorarsi.

Camogli

E poi magari ancora non sai dove sia la panchina perfetta per te, però un giorno di sicuro la troverai.
E allora saprai che ti basta soltanto questo per innamorarti semplicemente della vita.

Bogliasco

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Oggi è il tempo di salutare l’anno vecchio con lo sguardo verso l’anno nuovo.
E allora eccomi qui a fare i miei auguri ad ognuno di voi, con la speranza che i giorni che ci attendono siano sereni e portino felicità.
Auguri ai lettori silenziosi, a tutti coloro che ho avuto modo di conoscere e di incontrare, ai nuovi amici che sono diventati tali grazie a queste mie paginette.
E accompagno le mie parole con un’immagine che mi è molto cara, è una fotografia che ho scattato la scorsa estate in Val Trebbia.
Un praticello verde, alberi che regalano ombra, una nuova vita pronta a nuovi inizi.
Come il nuovo anno che verrà, spero che sia generoso di bellezze e di entusiasmanti stupori.
Buon anno, amici, auguri a tutti voi da Miss Fletcher!

Beinaschi (7)

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Tutto incominciò con una bomboniera, a volte iniziano proprio così le collezioni.
Era una campanella dai toni dorati e mi sono detta: non sarebbe bello averne altre?
E così poco per volta ecco arrivare le sue compagne di avventura, la proprietaria di questa adorabile raccolta è mia mamma.

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Campanelle di ogni colore, alcune hanno motivi natalizi, altre hanno diverse fantasie.

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Allegre e luccicanti, abitano su due diversi vassoi, in questa maniera è più semplice spostarle.

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Ricevute in regalo, acquistate sui mercatini dell’artigianato oppure in certi negozietti, guardatevi intorno quando gironzolate per far spese: nei posti più impensati troverete splendide campanelle!

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Alcune sono romantiche e leziose.

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E poi sfumature d’argento, trasparenze del vetro e un delfino che fa le sue acrobazie.

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C’è anche un piccolo presepe, è delle dimensioni perfette e quindi ha trovato spazio in mezzo alle campanelle e lì rimane durante tutto l’anno.

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E poi fiorellini azzurri, porcellana bianca ed oro, ancora argento e smalto per il fiocchetto.

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Il fascino delle collezioni, l’armoniosa beltà delle campanelle.

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E poi fiori rovesciati dai petali variopinti e al centro la mia campanella preferita, una delicatezza tutta primaverile sulla quale sono posati due uccellini.

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E non è l’unico piccolo pennuto a far bella mostra di sé tra piccoli petali, foglioline, nastrini e catenelle.

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E forse l’avrete già intravisto, c’è anche un piccolo angioletto in preghiera.

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E poi blu come il cielo, bianco come la neve.

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Din, din, din!
Grandi e piccine, fragili e delicate, queste sono tutte le campanelle di casa mia, una piccola e deliziosa collezione.

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Dicembre, tempo di feste e di gioia, non per questo ci si esime dal mugugnare, d’altra parte c’è sempre qualche buona ragione per lamentarsi, i cittadini sopportano con pazienza ma quando possono si fanno sentire.
Ad esempio quelli di Via Corsica non sono affatto contenti, più di uno protesta con vivacità, possibile che nessuno abbia notato come sono ridotti gli alberi?
Versano in pessime condizioni, che peccato!
E dire che sarebbe una delle vie più eleganti della città ma gli alberi sono vecchi, secchi e malandati, bisognerebbe sostituirli.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo 

In Vico Chiuso Caffa non va meglio e lì il problema è l’illuminazione, quelli che ci abitano fanno notare piccati che le tasse le pagano pure loro, avranno ben diritto di uscire di sera senza brancolare nel buio!
In Piazza Savonarola invece un signore sconcertato segnala che ci sono dei ragazzi che usano le aiuole come un campo sportivo con conseguenti danni alle piante e al verde pubblico.
Il poveretto ha tentato di rimbrottare quella marmaglia, non vi dico le rispostacce che ha ricevuto!
Non parliamo degli schiamazzi notturni, si levano mugugni da ogni parte della città, c’è gente che litiga e urla nel cuore della notte, in Via del Piano si domanda il solerte intervento dei vigili.
Non è immune neanche la zona di Piazza Pammatone, tra l’altro lì c’è l’ospedale e i ricoverati avrebbero bisogno di pace e tranquillità, invece sotto le finestre dei degenti succede di tutto!

Piazza Pammatone

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

C’è poi la questione dell’organetto, ne avete per caso sentito parlare?
Dunque, accade in Salita della Crocetta, c’è un signore che abita là e racconta ciò che affligge gli abitanti del luogo: c’è un tizio che suona di continuo lo stramaledetto organetto e così disturba tutto il vicinato!
Un altro abitante, il signor Pietro, invece minimizza: non è vero che il suonatore di organetto dà fastidio a tutti, a mugugnare è una persona sola e chissà perché, gli altri non hanno niente da dire.
Come no? Non scherziamo!
Altri abitanti di Salita della Crocetta hanno preso carta e penna e hanno scritto una bella lettera, l’hanno firmata proprio tutti!
Ora perché il signor Pietro si permette di parlare a nome degli altri?
Non solo si suona l’organetto in Salita della Crocetta, in certe sere la tirano avanti con canti e balli e di dormire non se ne parla.
Si può andare avanti così?
Da Prato si lamentano degli orari del tram, soprattutto di sera è un disastro, si finisce per aspettare anche mezz’ora!

Il biglietto del tram

Un vecchio biglietto del tram che ho trovato in un libro di casa

Da San Martino invece si leva la voce dolente di un altro genovese, egli domanda che si renda ai cittadini un servizio a loro dovuto: il tram oltre il Ponte di Apparizione.
E del resto lo userebbero certi operai ora costretti a scarpinare fino alle loro umili abitazioni, il tram non sarà mica riservato solo ai ricchi di certi quartieri, no?
Colui che scrisse questa lettera si firmò così: tuo assiduo e costante lettore (non dal barbiere).
Come dire, io il giornale lo compro tutti i giorni!
Musicanti molesti, schiamazzi notturni, problemi con i mezzi pubblici.
Ecco lì!
Tutto ciò che avete letto è tratto dalle lettere al direttore inviate alla redazione del quotidiano Il Lavoro in un tempo molto lontano: questi sono i mugugni del mese di dicembre del 1913.
Il tempo passa eppure a volte non sembra, non pare anche a voi?
Saluti da Zena!

Genova

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Un cuore

All’improvviso, un cuore.
E i suoi contorni vaghi e tremuli, come le cose incerte e le esitazioni.
Un cuore?
Inatteso come una sorpresa, come un regalo che non ti aspetti.
Un cuore e non l’ha disegnato nessuno: è apparso, lo ha tracciato un rivolo d’acqua.
E allora, guarda.
Sul marmo.
Prima che che si perda, prima che svanisca per divenire nulla.
Un cuore?
Era la fine d’agosto, ero in campagna.
Ed è apparso così.
Polvere.
Fondi di caffè.
O forse no?
No, è soltanto un cuore, un cuore all’improvviso.

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Penso.
Ieri non eri tu, no.
Eri una donna che non conosco.
Ci siamo persi in un vortice di parole, io e te.
No, non eri tu ed io me lo ripeto, mentre la tua voce rimbomba nella mia testa.
Penso, penso.
Ci siamo confusi in una turbine di malintesi, ci siamo ritrovati nell’intensità di un abbraccio.
Ma poi, quel vortice di parole ti ha allontanata da me ed io ora sto cercando invano un filo invisibile che mi riconduca da te.
Dove sei?
Pensa, maledizione, pensa!
E intanto respiro, riprendo fiato, chiudo gli occhi.
E ti vedo.
E respiro.
E salgo questi gradini, uno ad uno.
In un vortice.

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Ancora lei, la mia amatissima funicolare, da sempre il mio mezzo di trasporto privilegiato.
La fermata è vicina a casa e la funi mi porta dritta in centro.
In genere si viaggia abbastanza comodi, in certi orari non è neanche troppo affollata: salgo con il mio libro e prendo posto, di solito scelgo uno dei sedili centrali.

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Tuttavia a volte mi capita di trovare occupato il mio posto preferito ed è proprio quello che è successo l’altro giorno, in questo caso si trattava di un passeggero particolare e così non ho potuto far altro che immortalare l’evento.
Un signore, guardandomi con aria divertita, mi ha dato la sua versione dei fatti, costui aveva l’aria di uno che la sa lunga e con granitica certezza ha esclamato:
– Secondo me dev’essere caduto da una borsa della spesa!
Ognuno la pensi pure come crede, per carità!
Io sono certa che chiunque abbia diritto ad un sacrosanto momento di svago, basta salire sulla funicolare e il gioco e fatto, in un attimo si arriva nei caruggi.
Sì, dev’essere andata proprio così, non credete anche voi?

Funicolare

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Non tutte le attese sono uguali.
Alcune sono pazienti e lente, altre hanno ritmi certi e definiti.
Aspetti il treno che passa una sola volta, l’amore della vita, l’occasione che non puoi mancare.
L’attimo ti è sfuggito, l’altra volta, coglilo adesso.
Aspetti una telefonata che non arriva, una risposta, a volte anche una domanda.
Non tutte le attese sono uguali, in certi casi non ce la fai a stare fermo ad aspettare, a cosa ti serve una sedia?
Cammini su e giù nervosamente e intanto pensi, ti arrovelli, aspetti.
Arriverà? Dirà quella parola, quella frase?
Senza sosta, senza quiete, è tutto sottosopra.

Sedia

Attese.
Alla fermata dell’autobus, al binario della stazione, sotto ad un portico quando scroscia la pioggia.
Con la schiena appoggiata al muretto.
Guardando l’orologio.
Leggendo un libro.
Ascoltando la tua musica preferita.
Attese, aspettative e speranze.
Al tavolino di un bar la ragazza si morde il labbro, con le dita si tortura una ciocca di capelli e intanto guarda fuori.
In attesa di un chiarimento, di uno sguardo, di una risata troppo a lungo trattenuta.
Un sospiro.
E poi, magari, la vita ha in serbo per te quello che mai ti saresti aspettato.
Accade.
Nel tempo sospeso dell’attesa.

Sedie

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L’amore, lo dico sempre, è una faccenda complicata.
L’amore: a volte pensi che duri per sempre e invece, magari no.
L’amore è labile, cogli l’attimo e l’istante perfetto, tutto può svanire da un momento all’altro, sono gli imprevisti della vita.
Le iniziali e i palpiti trafitti da una freccia.
Perché, sai, l’amore a volte è anche questa cosa qui.

Cuore

Ed è talvolta incomprensione, parole non dette o fraintese.
E poniti una domanda.
Cosa ci fa una delicata rosa in boccio posata per terra sul marciapiede?
Quasi nascosta, si direbbe.
Ed è da poco passato San Valentino.
Eh, forse tutto ciò a qualcosa a che vedere con Silvia e con un cuore perduto, ci giurerei.

Rosa

Certi amori, invece, durano per sempre.
Sono cura e accudimento, attenzione e ascolto.
E sai?
C’è una celebre frase che lo spiega alla perfezione, l’ha scritta Elsa Morante, queste sono le sue parole:

La frase d’amore, l’unica, è: hai mangiato?

E se vuoi bene a qualcuno non c’è nulla che tu possa dimenticare, anche se per un caso sfortunato ti capita di perdere un prezioso promemoria.

Foglietto

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Ogni nuovo inizio va giustamente accompagnato da affabili consigli, pertanto per questo 2016 mi permetto di lasciarvi alcuni suggerimenti che provengono da un tempo lontano.
Sono tratti dal “Lunario Genovese del Signor Regina” del glorioso anno 1835, erano validi allora ma direi che li trovo perfetti anche per noi e quindi perché non ascoltare questa voce autorevole che ci parla da un tempo distante?
Dunque, in primo luogo guardatevi bene dal farvi cogliere dal sonno mentre viaggiate sulla diligenza, soprattutto se non siete in compagnia di amici fidati: non si sa mai, può capitare di tutto!

Piazza De Ferrari (3)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Quando vi danno un resto contate bene i soldi e accertatevi che non vi stiano rifilando una fregatura: ci vuole cautela, anche in questo caso.
Evitate pure di far sapere in giro le vostre fortune, non è saggio esporsi.
Dovete assumere un domestico? Ah, questo è un bell’affare!
Statene certi, il candidato si presenterà con lettere di referenze, siate accorti e andate di persona a prendere informazioni.
E poi fate attenzione!
Per caso i vostri domestici sono incalliti giocatori e tentano spesso la buona sorte?
Ecco, in questo caso il nostro amico dice che sarebbe meglio non averci a che fare, poi vedete voi, naturalmente.

De Ferrari (14)

E ancora, quando andate a fare acquisti siate scrupolosi.
Se dovete spendere cifre di un certo rilievo, siate cauti e non parlate a voce alta, aspettate di essere soli con il commesso e badate bene a non farvi sentire!
Ah mi raccomando: diffidate dei prezzi troppo bassi, c’è sicuramente sotto qualcosa di poco chiaro e ve ne pentirete amaramente, credetemi.
Se proprio avete la passione di andare a giocare a biliardo in luoghi pubblici fatelo solo con i vostri cari amici.
E poi? Quando cala la sera prendete le dovute precauzioni, non saprei dirlo meglio quindi riporto qui quanto scritto sul Lunario:

Per le strade, e particolarmente la sera, non vi lasciate mai accostare da veruno, e camminate dritto e presto.

Che altro aggiungere?
Nelle città c’è sempre da fare attenzione, guardatevi dagli estranei, in giro ci sono sempre dei malintenzionati che tentano di approfittarsene, è gente scaltra che non si fa scrupoli!

Piazza Caricamento

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

In conclusione, vi raccomando di tener da conto una preziosa raccomandazione: diffidate delle nuove invenzioni.
Già, anche lì si rischia di restar fregati, non c’è da usare giri di parole.
E il nostro fa degli esempi particolari, eh? State a sentire!
Non rimarreste perplessi se vi proponessero dei marmi artificiali, un camino che riscalda senza legna oppure abiti e stivali senza cuciture?
Ecco, lo stesso vale per le nuove scoperte: c’è da stare sempre in campana, non fidatevi!
Questo è tutto, dal 1835 al 2016 una serie di validi e preziosi consigli che spero vi siano utili.
Un caro saluto a voi, vado a controllare i vestiti e gli stivali anche se sono più che certa che le cuciture ci siano tutte!

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Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

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