A proposito dell’amore

L’amore, lo dico sempre, è una faccenda complicata.
L’amore: a volte pensi che duri per sempre e invece, magari no.
L’amore è labile, cogli l’attimo e l’istante perfetto, tutto può svanire da un momento all’altro, sono gli imprevisti della vita.
Le iniziali e i palpiti trafitti da una freccia.
Perché, sai, l’amore a volte è anche questa cosa qui.

Cuore

Ed è talvolta incomprensione, parole non dette o fraintese.
E poniti una domanda.
Cosa ci fa una delicata rosa in boccio posata per terra sul marciapiede?
Quasi nascosta, si direbbe.
Ed è da poco passato San Valentino.
Eh, forse tutto ciò a qualcosa a che vedere con Silvia e con un cuore perduto, ci giurerei.

Rosa

Certi amori, invece, durano per sempre.
Sono cura e accudimento, attenzione e ascolto.
E sai?
C’è una celebre frase che lo spiega alla perfezione, l’ha scritta Elsa Morante, queste sono le sue parole:

La frase d’amore, l’unica, è: hai mangiato?

E se vuoi bene a qualcuno non c’è nulla che tu possa dimenticare, anche se per un caso sfortunato ti capita di perdere un prezioso promemoria.

Foglietto

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Preziosi consigli dal Lunario Genovese del Signor Regina

Ogni nuovo inizio va giustamente accompagnato da affabili consigli, pertanto per questo 2016 mi permetto di lasciarvi alcuni suggerimenti che provengono da un tempo lontano.
Sono tratti dal “Lunario Genovese del Signor Regina” del glorioso anno 1835, erano validi allora ma direi che li trovo perfetti anche per noi e quindi perché non ascoltare questa voce autorevole che ci parla da un tempo distante?
Dunque, in primo luogo guardatevi bene dal farvi cogliere dal sonno mentre viaggiate sulla diligenza, soprattutto se non siete in compagnia di amici fidati: non si sa mai, può capitare di tutto!

Piazza De Ferrari (3)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Quando vi danno un resto contate bene i soldi e accertatevi che non vi stiano rifilando una fregatura: ci vuole cautela, anche in questo caso.
Evitate pure di far sapere in giro le vostre fortune, non è saggio esporsi.
Dovete assumere un domestico? Ah, questo è un bell’affare!
Statene certi, il candidato si presenterà con lettere di referenze, siate accorti e andate di persona a prendere informazioni.
E poi fate attenzione!
Per caso i vostri domestici sono incalliti giocatori e tentano spesso la buona sorte?
Ecco, in questo caso il nostro amico dice che sarebbe meglio non averci a che fare, poi vedete voi, naturalmente.

De Ferrari (14)

E ancora, quando andate a fare acquisti siate scrupolosi.
Se dovete spendere cifre di un certo rilievo, siate cauti e non parlate a voce alta, aspettate di essere soli con il commesso e badate bene a non farvi sentire!
Ah mi raccomando: diffidate dei prezzi troppo bassi, c’è sicuramente sotto qualcosa di poco chiaro e ve ne pentirete amaramente, credetemi.
Se proprio avete la passione di andare a giocare a biliardo in luoghi pubblici fatelo solo con i vostri cari amici.
E poi? Quando cala la sera prendete le dovute precauzioni, non saprei dirlo meglio quindi riporto qui quanto scritto sul Lunario:

Per le strade, e particolarmente la sera, non vi lasciate mai accostare da veruno, e camminate dritto e presto.

Che altro aggiungere?
Nelle città c’è sempre da fare attenzione, guardatevi dagli estranei, in giro ci sono sempre dei malintenzionati che tentano di approfittarsene, è gente scaltra che non si fa scrupoli!

Piazza Caricamento

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

In conclusione, vi raccomando di tener da conto una preziosa raccomandazione: diffidate delle nuove invenzioni.
Già, anche lì si rischia di restar fregati, non c’è da usare giri di parole.
E il nostro fa degli esempi particolari, eh? State a sentire!
Non rimarreste perplessi se vi proponessero dei marmi artificiali, un camino che riscalda senza legna oppure abiti e stivali senza cuciture?
Ecco, lo stesso vale per le nuove scoperte: c’è da stare sempre in campana, non fidatevi!
Questo è tutto, dal 1835 al 2016 una serie di validi e preziosi consigli che spero vi siano utili.
Un caro saluto a voi, vado a controllare i vestiti e gli stivali anche se sono più che certa che le cuciture ci siano tutte!

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Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Un moderno… Giacomo Leopardi

Silvia, rimembri ancora
quel tempo della tua vita mortale,
quando beltà splendea
negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
e tu, lieta e pensosa, il limitare
di gioventù salivi?

Eccetera, eccetera, eccetera…

Ecco.
Con la speranza che il moderno emulo di Giacomo Leopardi abbia un destino più felice del celebre poeta recanatese, non soltanto in amore, naturalmente.

Biglietto

Trovato così, sulle foglie cadute, in Corso Firenze

Genova, anni ’20: quei buontemponi di Salita San Matteo

Questa è una piccola storia divertente che vi strapperà più di un sorriso, questa è una preziosa memoria del passato.
Certe vicende hanno il potere di farci rivivere giorni che non abbiamo mai veduto e di farci tornare là, nelle strade della nostra città, in tempi distanti dai nostri.
Questo simpatico aneddoto mi è stato narrato da Guido Dagnino, un caro lettore di questo blog e lo ringrazio per aver condiviso un ricordo di suo papà Alfredo, un genovese nato nel 1907.
E quindi andiamo agli anni ’20 e imbocchiamo Salita San Matteo, passo dopo passo, fino in cima.

Salita San Matteo (3)

Come tutti ben sapete il vicolo sfocia in Piazza De Ferrari, all’epoca in quella zona il quotidiano andirivieni era questo: carrozze e tram, signori con la bombetta e uomini d’affari.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri 

Si va di fretta e si calpestano anche le teste di due grossi chiodi conficcati a terra tra due lastre nella parte finale di Salita San Matteo, là dove la via sfocia per l’appunto nella piazza centrale di Genova.

Salita San Matteo

Cosa ci fanno due chiodi in quella posizione?
Avreste dovuto essere da quelle parti nella notte del 31 Marzo per capirlo, eh già!
Allora, nel silenzio ovattato dell’oscurità, entravano in azione certi buontemponi e sapete cosa combinavano?
Con la dovuta cura saldavano su uno dei due chiodi un’invitante moneta d’argento del valore di uno scudo.
Si trattava di una discreta sommetta che poteva risolvere parecchi problemi, un bella fortuna trovarla per caso per terra, non pare anche a voi?
E veniva quindi il mattino tanto atteso: il primo di aprile, giorno da sempre deputato agli scherzi di qualsiasi natura.
E così i fantasiosi artefici della burla si piazzavano a debita distanza a godersi lo spettacolo dei tanti passanti che si chinavano speranzosi e invano cercano di raccogliere l’ambita moneta saldamente fissata al leggendario chiodo.
Uno scherzo in grande stile, non c’è che dire!

Salita San Matteo (2)

Io non avevo mai sentito questa storia e la trovo spassosa, chissà se tra di voi c’è qualcuno che la conosceva!
Guido mi ha raccontato di aver notato i famosi chiodi solo dopo aver sentito la storia di suo papà, la pavimentazione è stata poi rifatta e non c’è più traccia di nulla.
Resta la memoria bella di un racconto, il ritratto di quei buontemponi di Salita San Matteo.

Salita San Matteo (4)

Cambio di… stagione!

Tutto iniziò diverso tempo fa.
Era dicembre e faceva freddo.
E certo, in qualche maniera bisogna arrangiarsi.
Allora, come ho già avuto modo di mostrarvi, qualcuno pensò ad una brillante soluzione per non scontentare nessuno.
Avanti, c’è posto per tutti.

Sedie

E giunse poi un nuovo inverno.
Aspetta.
Un nuovo amore, un compagno di viaggio, un amico con cui parlare, un autobus che curva dopo curva ti porti verso la tua meta.
Aspetta, prima o poi tutto arriva.
Anche se accanto a te non c’è nessuno.
Anche se sei lì, solo.

Sedia

Ora si avvicina la torrida estate.
Sole, caldo.
Facciamo circolare l’aria, ci vuole un po’ di corrente per trovare sollievo.
Uno dei vetri via, non c’è più.
Il verde non manca, c’è un albero dai rami rigogliosi!
Facciamo così, organizziamoci: un mazzo di carte, i bicchieri, dolcetti per la merenda, bibite e tè freddo.
Ecco, magari portate qualche sedia, una c’è già e abbiamo pure il tavolino, che volete di più?

Sedie

Bambine degli anni ’70

Dapprima furono i pentolini.
Se penso ai miei giochi d’infanzia, questo era certo uno dei miei preferiti e come tutte coloro che sono state bambine agli inizi degli anni ’70 anch’io avevo un’infinità di padellini, coperchi e piccole pentole, naturalmente avevo anche un vasto assortimento di frutta e verdura di plastica.
Essere bambini allora era forse diverso rispetto adesso?
Io da piccola mi mettevo seduta per terra e potevo andare avanti a giocare per conto mio per un pomeriggio intero senza annoiarmi mai, una bella fortuna!
Giocando, da soli o in compagnia, si diventa grandi.
E poi c’erano le amichette, anche voi ne avevate alcune che abitavano nel vostro palazzo?
Io le avevo e così a una certa ora del pomeriggio ci si trasferiva in casa dell’una o dell’altra portandosi al seguito tutto l’armamentario del caso: non solo i pentolini anche il consueto Cicciobello, credo che lo abbiano avuto tutte le bimbe della mia generazione, io al mio ero proprio affezionata.
E ovviamente c’erano anche le Barbie.
Io ne avevo una di quelle con le gambe dure che non si piegavano, altre due snodate e flessibili, due Skipper e un Ken.
E tutti loro avevano un guardaroba di tutto rispetto, un giorno tirerò fuori la valigetta che contiene tutti i vestitini e vi mostrerò l’abito di pizzo rosso o la vestaglia rosa trapuntata.
La Barbie, di default, perde le scarpe, non so come sia adesso la questione ma allora non c’era proprio verso che si riuscisse a fargliele tenere.
E la biondissima diva ha questi capelli difficili da pettinare, diciamolo.
La mia Barbie e quelle delle mie amichette erano sempre sul pezzo, organizzavano feste, andavano spesso in vacanza, erano provette cavallerizze e di lavorare non se parlava nemmeno!
E come già ho avuto modo di scrivere ai tempi ci dilettavamo anche con la Reginetta del Ballo.

La Reginetta del Ballo (2)

Noi bambine degli anni ’70 amavamo i giochi in scatola.
Tra i tanti il classico Monopoli, il gioco dei Peanuts, Scoop e poi anche Giro del Mondo, da allora i confini delle nazioni sono molto cambiati.
Tra tutti i giochi uno dei miei preferiti era in una piccola scatoletta rosa, qualcuno di voi se lo ricorda?
Una ruota da girare e una lettera che il destino vi assegna, esce la lettera S?
Rispondi alla domanda sul cartoncino bianco, devi nominare un cantante celebre, una città italiana o francese e così via.
Ecco, diciamo che se volete fare una partita io ci sono, eh!

Pim Pam Pet

Noi bambine degli anni ’70 facevamo puzzles immensi.
E li si sistemava sulla scrivania di papà, d’altra parte dove altro vuoi metterla la Torre Eiffel?
Ecco, che i puzzles li finissimo pure è tutto un altro discorso, io ne ho uno con 3 cavalli bianchi che penso di non aver mai terminato.
E noi bambine degli anni ’70 facevamo braccialetti e collanine, un giorno vi mostrerò la mia scatole delle perline, non avete idea di quante siano!
E poi facevamo i cestini, vi ricordate?
Alzino la mano tutte quelle che hanno fatto i cestini con la rafia!
A quanto vedo nella scatola ce n’è ancora uno da confezionare, che sia il caso di provvedere?

Cestini

Noi bambine degli anni ’70 ci facevamo la merenda da sole.
Eh sì, mi riferisco al Dolce Forno!
In casa mia ne era fortunata proprietaria mia sorella, si seguiva tutta la procedura e si attendeva che il profumo di dolce si spandesse dal magico fornetto.
Si aspettava e con una certa impazienza, bisogna dirlo.
E poi usciva la tortina, bella tonda e dorata, ditemi, vi ricordate che sapore buono aveva?
Noi bambine degli anni ’70 amavamo i pennarelli, i gessetti e le matite colorate, adoravamo pasticciare con il Das, le tempere e gli acquerelli.
L’importante era far qualcosa, ferme non ci stavamo mai!
E poi si guardava la TV dei ragazzi e subito dopo Carosello a letto, frase che avrete sentito miliardi di volte anche in casa vostra, lo so.
E naturalmente non posso scrivere tutto di noi e di come eravamo, altrimenti questo articolo non finirebbe più.
Avevamo tanta fantasia e portiamo con noi tutti i nostri ricordi.
Essere bambini allora era forse diverso rispetto adesso?
Tempo fa ai giardini di Corso Firenze per terra ho trovato un disegno, era uguale a quelli fatti da noi bambine degli anni ’70.

Disegno

Solitarie attese

Il primo è un ragazzo, butta lo zaino per terra, si stravacca sulla sedia, accavalla le gambe e incrocia le braccia.
Indifferente, come solo gli adolescenti a volte sanno essere, non si spazientisce e resta lì, in solitaria attesa.
La signora invece non ha tempo da perdere, quando sarà il suo turno la vedrete battere nervosamente il piede e guardare in continuazione l’orologio.
Ha da fare la spesa, deve passare in tintoria, poi in banca e la mattinata è tutta un gioco d’incastri, dieci minuti di ritardo e salta la tabella di marcia.
Il professionista, ligio e puntuale, invece arriva sempre con discreto anticipo, è un tipo accorto e preferisce parare i colpi affinché non si verifichino imprevisti.
Si accomoda, posa la valigetta sulle ginocchia, la apre, estrae il suo iPpad e si immerge nel lavoro.
La solitaria attesa, ognuno la affronta a suo modo mostrando la propria maniera di stare nel mondo.
Concitata, tranquilla, frenetica, ansiosa o impaziente.
Sai stare in coda?
Sai rispettare lo spazio altrui senza invaderlo?
Sai attendere che un amore si riveli autentico e sincero?
E tu che cammini più veloce, sei capace di fermarti e aspettare il tuo amico che è rimasto indietro?
Sai perderti in un sogno tutto tuo mentre aspetti un autobus che non arriva?
Guardate le ragazze, le ragazze giovani, che siano sole o in compagnia, sembrano sempre avere per la testa un turbine di pensieri impenetrabili.
E in certe solitarie attese magari sbuffano insofferenti, anche loro hanno fretta, forse la loro è solo naturale fretta di vivere che non ammette ritardi di sorta.
Tempo fa, qui nei dintorni, vidi delle sedie piazzate nel gabbiotto dell’autobus.

Sedie

Un improvvisato salotto per gli utenti di un piccolo mezzo di quartiere, allora si verificò un fatto curioso del quale scrissi in questo articolo.
Di recente sono passata di nuovo da quelle parti e non ho potuto fare a meno di notare che lo cose sono decisamente cambiate.
Comunque se qualcuno dovesse cadere preda della noia a breve distanza c’è un’edicola, si può sempre rimediare una rivista da leggere per ingannare il tempo.
Del resto si sa, ognuno ha la propria maniera di affrontare certe solitarie attese.

Sedia

Piazza De Ferrari, un giorno qualunque del 1908

E’ un giorno qualunque del 1908 e questa è una preziosa immagine come sempre appartenente alla ricca collezione di Stefano Finauri.
E’ un giorno qualunque, in Piazza De Ferrari,  questo è il cuore di Genova e noi non siamo abituati a vederlo in questa maniera, eppure ci siamo anche noi tra queste persone, anche noi camminiamo a fianco di questi distinti e compunti genovesi.

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Osserviamoli con attenzione, uno ad uno.
La signora sulla destra va un po’ di fretta, a mente ripassa la lista della spesa, avrà certamente delle commissioni da sbrigare, sullo sfondo si scorgono certi uomini con tanto di cappello in testa, ognuno è nelle proprie faccende affaccendato.

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Sono passate da poco le dieci del mattino.
Ed è un giorno qualunque, nel centro di Genova.

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E certo, non possiamo udire i rumori, non possono pervaderci gli odori della città ma ci sovviene in aiuto il potere dell’immaginazione.
Sentite lo scalpiccio dei cavalli?
E le voci di quei due gentiluomini che procedono fianco a fianco?
Si direbbero due uomini d’affari, forse avvocati, notai o agenti di borsa, sembrano assorti in una conversazione piuttosto impegnativa.

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Sferraglia il tram, la gloriosa linea 108 sfila davanti a Palazzo Ducale.

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E sullo sfondo si scorge l’infilata di palazzi che si affaccia su Piazza Matteotti, fa bella mostra di sé una pubblicità di una celebre acqua minerale.

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Ah, i manifesti affissi sui muri!
Qui si propaganda davvero ogni genere di prodotto, quasi quasi io mi fermo lì sotto e mi metto a leggere.

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Serve un cappello di paglia? Allora bisogna andare in Canneto, da Meucci.

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La vita di ogni giorno, un uomo viene immortalato di spalle, probabilmente non si è neanche accorto di essere stato fotografato.
E figurarsi se poteva immaginarsi che molti anni dopo qualcuno si sarebbe posto domande su di lui!
Chi è questo signore dalla corporatura robusta?
Dove se ne va?
E chissà, magari un giorno gli sarà capitata tra le mani questa cartolina e con stupore si sarà riconosciuto.
Quello sono io, sono proprio io!

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La vita di ogni giorno, il tempo che scorre scandito dalle lancette di un orologio.
E qui a De Ferrari c’è una stimata orologeria, nelle belle vetrine è esposta scintillante merce preziosa.

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Nello stesso palazzo ha la sua prestigiosa sede la Linea Postale Italo Olandese “Nederland”, come si può leggere i suoi vapori approdano in terre lontane, nomi esotici che fanno sognare i genovesi del 1908.
Dalla Superba alle Indie, quanto tempo ci vorrà per un viaggio così?

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E poi ancora, lì a fianco c’è un elegante caffé e subito dopo un’altra allettante vetrina, un possibile cliente se ne sta lì, mezzo chinato a guardare, stai a vedere che ha trovato proprio quello che cercava? Secondo me va a finire che ci scappa l’acquisto!

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Visi e volti di un altro tempo, uomini e donne del passato.
E tra loro un bambino, potete notarlo a sinistra dell’immagine sottostante.
Spavaldo, sicuro di sé, se va da solo a zonzo per Genova, padrone della piazza e della città.

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 A De Ferrari c’è anche il parcheggio delle carrozze, se stanno allineate una accanto all’altra.

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Nel cuore di Genova c’è il mondo intero, ci sono gli uomini d’affari e c’è la gente del popolo, come questa donna un po’ in là negli anni che se va bella spedita con la sua cesta sotto al braccio.
E il signore che si nota un po’ più in là? Cosa tiene così stretto a sé?

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Ecco, sta passando un altro tram, vediamo di non perderlo!
E di nuovo c’è un genovese con la cesta, secondo me lo ritroveremo al mercato.

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E tutto attorno la vita ferve, è la vita di ogni giorno.
Eleganti signori con panciotto, cappello e baffi importanti, gran dame con abiti lunghi, vigorose popolane dal passo deciso.

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Questa è Genova, alle 10.05 del mattino, in un giorno del 1908.
E passando di lì forse tutto vi sembrerà un po’ strano, diverso e insolito, troverete negozi che non avete mai veduto e sentirete rumori inusuali per il nostro tempo.
Non abbiate timore, malgrado quel che si dice in giro, da queste parti sappiamo essere ospitali e gentili e se per caso avete bisogno di qualche informazione, provate a chiedere a questo genovese così affabile, pare proprio che sappia il fatto suo!

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Cose che si imparano davanti al mare

E mentre sei lì, davanti all’azzurro, il mare ti impartisce i suoi insegnamenti, il mare dona i suoi incanti e con essi la sua saggezza.
E l’onda che vedi montare all’orizzonte può divenire il tuo pensiero ricorrente, l’ostacolo da scavalcare, l’esperienza che non avevi previsto.
La metafora del vissuto è in ciò che ogni giorno compare davanti ai tuoi occhi.
E allora qual è la maniera migliore di affrontare la vita?
Il savio mare ha la risposta, ascoltalo.
La vita va presa così, con filosofia.

Filosofia (2)

Profumi

Cannella e vaniglia.
La foglia di menta quando la spezzi a metà, il basilico e il rosmarino.
L’aroma del caffè, accogliente e rigenerante.
Pane caldo, fragrante e soffice.
Genova, mattina, focaccia.
Fior di lavanda, tra primavera ed estate, sempre davanti alle mie finestre.

Lavanda

Arancio, mandarino, limone, pompelmo e cedro.
La scorza degli agrumi.
Erba bagnata, madida di pioggia o di fresca rugiada.
Bosco umido e vivo.
Funghi e fragoline rosse.
Muschio.
Rosa, rosae, il profumo più dolce.
Biscotti, per uno strano gioco di correnti in certi giorni nella mia casa giunge un delizioso effluvio zuccherino, credo che provenga da qualche forno nelle vicinanze.
Sapone di Marsiglia, sensazione di lindore e di pulito.

Casaleggio  (2)

Pioggia, pioggia, pioggia, in ogni sua declinazione, leggera, prepotente, furiosa, pioggia sull’asfalto, sulle foglie, sui tetti e sulle cime degli alberi.
Libri, nuovi, usati, vissuti, di carta riciclata o di prima qualità. Libri.
Il legno e la mina, quel che ne resta quando temperi una matita.
Carta.
Aghi di pino, resina e cera che si scioglie.
L’odore intenso, il mercato del pesce.
E pittura fresca.
Borotalco.
Torta di mele.
Legna, legna appena tagliata.
E il ricosperno quando sbocciano i suoi fiori bianchi.
Marmellata fatta in casa,  ribolle nella pentola ed è dolce calore.
E champagne, quando stappi la bottiglia, la freschezza.
Profumi, i miei profumi.
Quanti profumi ha la nostra vita? E quali sono i vostri?
Penso.
Certo in questo elenco mancano certi fiori e certi aromi di casa.
Profumi.
E mare.
Mare, mare, aria che respiro carica della forza del vento e di abisso.
Mare, il profumo dell’infinito.

Vernazza