Infinità

To see a world in a grain of sand
And a Heaven in a wild flower,
Hold Infinity in the palm of your hand
And Eternity in an hour.

Vedere un mondo in un granello di sabbia
e un paradiso in un fiore selvaggio,
Tenere l’infinità nel palmo della mano
e l’eternità in un’ora.

William Blake Auguries of innocence

Staglieno

Cimitero Monumentale di Staglieno

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Le nostre mani

Quante parole sanno dire le nostre mani?
Tutte quelle che il nostro linguaggio non sa esprimere, tutte quelle per le quali non troviamo una concatenazione di pensieri allineati in armonia.
E le trovi ancora là, sotto a quei porticati di Staglieno, le mani che sanno dire certe parole, la vita vibra e pulsa di mistero della città dei morti.
E sono mani di fanciulla ed è silente attesa.

Mani

Un volume posato sulle ginocchia, il libro del destino.

Mani (3)

Non vedi i volti ma se guardi le mani esse ti narrano una storia, un passato, un vissuto, dei ricordi, amori e lotte, carezze e abbracci.
E può essere un giovane uomo, si intravedono le vene e i tendini tesi sul suo braccio.

Mani (4)

Il tempo poi lascia il suo segno, la pelle si raggrinzisce sui polsi, il vigore della giovinezza è lontano.

Mani (5)

Una mano di donna tesa in un materno gesto accogliente.

Mani (6)

E mani in grembo, tengono steli che si piegano sotto il peso dei fiori.

Mani (7)

E ancora, giovani dita che stringono un cartiglio.

Mani (8)

E altre mani prodighe e altruiste porgono pane a chi ha fame.

Mani (8A)

Dammi la mano, non aver paura.

Mani (9)

Mani aggraziate, gentili, raccolte in preghiera.

Mani (10)

Mani giunte per un’Ave Maria o un Padre Nostro.

Mani (11)

Giovani, acerbe, mani che non hanno mai sfiorato le rudezze dell’esistenza.

Mani (12)

E a volte stringono al petto il simbolo che porta conforto.

Mani (13)

Quante parole sanno dire le nostre mani?
Quanta bellezza sappiamo scovare nell’armonia di un gesto, nella lievità di un istante fissato per sempre davanti ai nostri occhi?

Mani (14)

Mani arrese, in un dolce abbandono.

Mani (15)

E talvolta recano un ramoscello d’ulivo.

Mani (16)

Oppure versano cascate di odorosi boccioli, generose mani femminili.

Mani (17)

Conserte, sul ventre, stringono un foglio dove è scritta la storia di tutta una vita, con i suoi segreti e i suoi squarci di luce.

Mani (18)

Qualcosa sfugge, cade e scivola via per sempre, sebbene tu tenti di afferrarlo.

Mani (19)

Un merletto impalpabile, una manica chiusa da tondi bottoncini, un bustino che stringe e rende ancor più sinuose le forme.
Quanta bellezza c’è in tutto ciò che non vedi?

Mani (20)

Mani adolescenti e dita che stringono corone di spine senza esserne trafitte, la vita a volte ti porta ad attraversare il dolore eppure tu ne esci indenne.

Mani (21)

Mani e ancora fiori e ghirlande e bocci.

Mani (22)

E geometrie perfette, la nostra esistenza è come un cerchio.

Mani (23)

Mani che recano coppe ricolme di salvifico nettare.

Mani (24)

E mani che si incontrano, mani di sposi unite per l’eternità, ci sono legami che nulla può spezzare.

Mani (25)

E catene che tintinnano nel silenzio.

Mani (26)

E un piccolo libro, un volume dalle pagine che non ingialliscono, lo si tiene con una mano sola.
E il destino, il destino concederà di leggerne la fine?

Mani (27)

Mani che tengono forbici e taglieranno il filo sottile del tempo.

Mani (28)

Il tempo rotola via, la clessidra cade a terra, resta ferma e immobile la sabbia.

Mani (30)

A metà, in perfetto equilibrio sull’eternità, non filtra neppure un granello.

Mani (30a)

E tutto è mistero in certi gesti inspiegabilmente mistici.

Mani (31)

Si stringe al petto il libro dove sono scritte parole che recano sollievo.

Mani (32)

E si tiene il segno per non perdere il filo della propria storia, la vita è un libro scritto a matita, sei tu a cancellare i paragrafi e a scriverne nuovi e sei sempre tu a scegliere quando mettere il segnalibro tra le pagine.

Mani (33)

Prendi respiro, rifletti e poi continui a scrivere e a leggere le pagine della tua vita, riga dopo riga.

Mani (34)

E in certi gesti tutto è mistero inesplicabile e e fitto.
E la mano di Cristo si protende verso colui che lo osserva.

Mani (35)

E certe vite sono volumi densi di capitoli, di parole e contraddizioni, di progetti irrealizzati, di sogni nascosti ed inespressi.

Mani (36)

Stringi un ramo di foglie verdi e rigogliose, ancora.

Mani (37)

Quante parole sanno dire le nostre mani?
Tutte quelle che la nostra voce non sa pronunciare, parole che squarciano il silenzio e rivelano ciò che noi siamo.
E la bellezza resta immota, sospesa tra passato e presente, tra luce e ombra, tra le mille parole che sa esprimere un gesto.

Mani (38)

L’irrequieto

L’irrequieto ha sempre una valigia pronta e nessuna meta, la sua meta è il mondo intero.
Ed ogni sua partenza è un nuovo sogno, un progetto, un frammento di vita da costruire.
E trova una strada, una piazza, un ponte da attraversare, il profilo di una città ignota.
L’irrequieto chiude gli occhi sotto la luce della luna, il suo sonno è leggero, lui attende l’alba e il nuovo giorno.
E ancora non sa quale sia il suo approdo, il suo sbarco, il suo arrivo.
Cerca uno specchio di mare dove gettare le reti.

Reti

L’irrequieto ha poca dimestichezza con la noia, è incapace di indugiare in simili attitudini, ha solo desiderio di vivere.
E il suo è un viaggio, un viaggio infinito e non saprebbe dirvi il momento esatto in cui è iniziato, l’irrequieto è solo assetato di aria, di luce, di vita.

A wanderer is man from his birth.
He was born in a ship
On the breast of the river of Time;
Brimming with wonder and joy.
He spreads out his arms to the light.

Un viandante è uomo dalla sua nascita.
E’ nato su una nave
sul petto del fiume del Tempo;
colmo di meraviglia e gioia
Apre le braccia alla luce.

(Matthew Arnold)

No, lui non sa quale sia il suo approdo, il suo sbarco, il suo arrivo.
E se un giorno si fermerà, forse sarà per breve tempo.
E poi verrà un nuovo sogno, un diverso progetto, un altro frammento di vita da costruire.
Intanto resta, con la bonaccia e il mare piatto.
Ad una riva, l’ennesima.
Ad un porto, forse il suo.
In attesa che si alzi il vento.

Barche

Open

Questa è la storia di un figlio del deserto, una vita intera narrata in quasi 500 pagine, una lettura che va via in un soffio, chiuderete il libro e avrete il desiderio di ricominciarlo dall’inizio.
Open è la celebre biografia del tennista Andre Agassi, un libro brillante, di forte impatto emotivo e sapientemente cinematografico, un libro scritto con l’importante e decisiva collaborazione del premio Pulitzer J.R. Moehringer.
Ed io sono una di quelle ragazzine che guardava Agassi in TV, era lui il mio tennista preferito.
Un libro sul tennis o un libro sulla vita?
Il figlio del deserto ha un padre dispotico e ambizioso, vuole che Andre  diventi un campione e così fin da bambino il futuro atleta si allena con una sorta di macchina lanciapalle, il drago, un nemico da battere con tutte le forze, colpo su colpo.
Che cos’è il tennis secondo Agassi?

Il tennis è lo sport in cui parli da solo.

Nel tennis sei su un’isola.

Ambizione, delusione, trionfo e caduta, ricerca del proprio sé, c’è tutto questo e molto altro tra le pagine di Open, c’è il desiderio di essere compreso da quel padre così esigente che nulla risparmia al giovane talento.

Non capisce che sono la creatura più indifesa in questo deserto dimenticato da Dio. Ma se lo capisse, mi chiedo, mi tratterebbe in maniera diversa?

Cuore, corpo e cervello di un tennista.
Si segue la sua formazione alla scuola di Nick Bollettieri, dalla nativa Las Vegas la vita condurrà Andre sui campi di Wimbledon e del Roland Garros, lui diventerà il numero uno del tennis mondiale.
Ma che cos’è il tennis secondo Agassi?

E’ soprattutto, uno straziante, eccitante, orribile, sorprendente vortice.

Il tennis è la ritualità, la ricerca spasmodica della perfezione, la lotta con se stessi e con certi avversari temibili, uno di questi è Pete Sampras.
E la vita che ti costringe su un isola va addolcita in qualche maniera, Andre si circonda di un entourage che non è soltanto funzionale al suo sport ma anche al suo mondo interiore, quella parte fragile di lui che a volte lui stesso non sa affrontare.
Che cos’è il tennis secondo Agassi?

La borsa da tennis assomiglia molto al tuo cuore: devi sapere in ogni momento cosa c’è dentro.

E nessuno può toccare la borsa di Andre, è un suo scaramantico rito.
Il figlio del deserto è un tipo sopra le righe, scende in campo con i calzoncini di jeans e ha i capelli a cresta con le mèches.
E quei capelli che cadono saranno per lui fonte di profondo disagio, se ancora non conoscete i dettagli li scoprirete leggendo il libro.
Andre ha un’immagine e un ruolo ma davvero lui è ciò che appare?
E’ appena diciottenne e sembra davvero solo sopra quell’isola.

Se avessi tempo, e una maggiore autocoscienza, direi ai giornalisti che sto cercando di capire chi sono, ma intanto ho un’idea abbastanza precisa di chi non sono. Non sono ciò che indosso. Di certo non sono il mio gioco. Non sono niente di quello che pensa di me il pubblico.

Un’esistenza dal ritmo vorticoso, senza sfumature, il racconto di quei giorni da campione assume tratti puramente cinematrografici.
E accanto ad Agassi per un periodo c’è un’icona del cinema, l’attrice Brooke Shields che sarà la sua prima moglie.
Leggi il libro e vedi un film, le esaltanti vittorie e le cocenti sconfitte, lui e lei, due mondi che paiono sfiorarsi ma poi si allontanano.
Vite brillanti, per certi aspetti privilegiate eppure malgrado lo scintillio da jet set resta una sorta di insondabile insoddisfazione, la ricerca della felicità è una faccenda complicata anche se ti chiami Andre Agassi e sei il numero uno.
Anzi, forse soprattutto in quel caso.
E che cos’è la vita secondo Agassi?

Se solo, quando nasciamo, potessimo dare un’occhiata al nostro sorteggio nella vita, progettare il nostro cammino per la finale.

Incertezza.
Il figlio del deserto è un lottatore, uno che non si arrende mai davanti al dolore, la sua è una storia di  odio e amore per il tennis, una storia di tenacia e caparbietà.
E’ anche una storia di altruismo, Agassi ha fondato una scuola, nella sua Las Vegas.
E accanto a lui ora c’è una stella dello sport, Andre ha sposato la tennista tedesca Steffi Graf dalla quale ha avuto due figli.
Per quanto mi riguarda tra le varie sorprese di questa biografia c’è proprio il ritratto di lei.
L’ho sempre apprezzata come tennista ma non ha mai suscitato in me particolare simpatia, invece dalle pagine di questo libro emerge un profilo di donna che conosce sia dolcezza che fermezza, una creatura dalle doti rare ed eccelse.
Fatevi un regalo, se ancora non lo avete letto compratevi Open, è un libro che lascia il segno.
Fotogramma dopo fotogramma, il film della vita di un campione.
Ed è una la scena che mi è rimasta nel cuore, l’ho veduta proprio come se fossi lì.
Una gara, così per gioco, una corsa a perdifiato sulla spiaggia, a competere sono proprio Andre e Steffi.
E lei è veloce come una gazzella, lo batterà?
Li vedi ridere, guardarsi, abbracciarsi.
Complici, amanti, amici, fratelli.
E’ il senso della vita, la felicità.
Game, set, match.

E’ più facile essere liberi e sciolti, essere se stessi, dopo aver riso con le persone che ami.

Il tempo

I sandalini blu e le calze bianche di filo.
Salta la corda.
Uno, due, tre, quattro giri.
Salta!
Il tempo è tante caselle disegnate per terra con il gesso.
Salta, senza paura.
Un torrente, l’acqua che scorre rapida e scivola sui sassi.
Salta, il tempo è un balzo.
Si alza l’onda del mare, si abbatte su uno scoglio e si dissolve.
Salta, il tempo è un tuffo a mani giunte verso il profondo.
Cento lire, testa o croce?
Il tempo è denaro.
Gira, gira, gira, è il disco del momento, la puntina dello stereo salta, è come se il tempo si fermasse.
La canzone dell’estate? Ce l’ho in testa, si balla sulla spiaggia al calar del sole o nelle discoteche all’aperto.
Batti il tempo, il tempo è musica.
Al sabato sera mi fermo a dormire a casa della mia amica, sì, quella che arriva sempre in ritardo!
Parole, confidenze, risate e discorsi interminabili.
Quanto tempo è passato da allora? Non ho tempo di pensarci ma sembra ieri.
Il tempo ha diversi suoni, tante voci differenti, a volte prima le senti bambine e poi adulte.
Il tempo è un viaggio ed è tutta una questione di fortunate coincidenze.
Sul treno e sull’aereo scegliere sempre il posto accanto al finestrino.
Il tempo è una goccia che cade e si frantuma, è un libro da leggere pagina dopo pagina.
il tempo ha la sua misura, il tempo è un orologio: fissa la lancetta dei secondi e ti accorgerai di quanto sembri lungo un minuto quando in realtà è solo una piccola frazione di vita.
Il tempo è infiniti granelli di sabbia, scorrono uno dopo l’altro e poi giri la clessidra e il tempo ricomincia.

Clessidra

Il tempo è una lunga catena, ogni attimo è un anello, non fa la ruggine e non diventa opaco, è di metallo prezioso e raro.
Il tempo non si può trattenere, non si può stringere in una mano, è aria sottile ed è respiro.
Il tempo è senza tempo.
La memoria è amica del tempo, ti permette di guardarti indietro e di rivedere le orme dei tuoi passi.
Il tempo è oggi, adesso, ora.
Il tempo sarà, il tempo è tutti i futuri possibili.
E’ giorno, notte, poi ancora giorno e di nuovo notte.
Il tempo è silenzio, il tempo è una melodia, un soffio di vento.
E’ emozione, attesa e impazienza.
E’ tutto il tempo che ancora deve venire, intriso di fantasie, sogni e desideri visionari.

Ettore, l’amore e le ortensie

Signore e signori, oggi vi presento un personaggio che decisamente sa godersi la vita.
Anche questa è un’arte, secondo me la più difficile.
Noi spesso ci affaccendiamo in inutili preoccupazioni, mentre invece dovremmo saper assaporare ogni momento.
Come fa Ettore, all’ombra delle ortensie.


Ettore è un gatto di razza. Certo, lui è un Sacro di Birmania!
Beh, a dire il vero anche lui avrebbe qualche motivo per lamentarsi, infatti  ha una lieve invalidità ed ha una camminata leggermente claudicante.
Ma Ettore pare proprio non curarsene, amato e coccolato dalla sua padrona, la mia cara amica Valentina.
E quest’estate Ettore si è goduto delle bellissime vacanze!
Ti guardava e sembrava che dicesse: qualcuno ha voglia di giocare con me?

Faceva troppo caldo? Non c’è problema, schiacciamo un pisolino!

E voi potete anche blaterare finché vi pare, io dal prato non mi scollo!
E me ne sto all’ombra della sdraio!

Quando mi prende questo abbiocco non so trattenermi!

Eh, certo, come lo capisco! Comunque anche Ettore ha le sue grane!
Beh, a quanto abbiamo intuito si trattava di pene d’amore.
Quando ci sono di mezzo i sentimenti le questioni si complicano, è sempre così!
E il povero Ettore non ha fatto eccezione, eh no!
In effetti, davanti a due occhioni del genere è normale che il cuore cominci a battere forte.

Tuttavia, costei doveva avere una vita piuttosto movimentata, era persino incinta.
Sempre a causa dello sguardo magnetico, secondo me.
Difficile resistere a un tipo del genere!

Ma in quanto a sguardi Ettore non è da meno.
Ha gli occhi di un celeste inarrivabile, che languore!

Comunque la gattina nera era un osso duro ed era anche molto indipendente.
Se ne andava a zonzo per il paese in assoluta libertà  e una sera, trovando la porta di casa aperta, Ettore ha pensato di bene di farsi un giretto, andandole dietro.
Solo che lei, come vi ho detto, è un tipetto!
E così l’ha seminato, ma guarda un po’!
E io e la mia amica ci siamo messe a cercare il fuggitivo per ogni dove.
Sotto le macchine, dietro ai vasi di fiori.
Niente, di Ettore non c’era traccia.
Abbiamo persino allertato gli altri villeggianti: se lo vedete fateci sapere!
A notte fonda, finalmente, l’evaso è stato stanato in un campo di zucche dove, con tutta probabilità, lo aveva condotto la sua seduttrice.
Eh, l’amore!
Nei giorni successivi i due si sono trovati in un giardino.

Appuntamento sotto le ortensie, ma la signorina, come sempre, faceva la preziosa.

Ettore, a dire il vero, non si è scomposto più di tanto.
L’ha osservata arrampicarsi sulla scala e intanto se n’è rimasto lì, beatamente all’ombra.

Pazienza, dormiamoci su!

Qualunque sia la vostra filosofia di vita, se vi angustiate invano e vi innervosite per un nonnulla, provate a pensare che esiste un’altra maniera di affrontare certe dure giornate.
Con calma e tranquillità, godendosi il sole e l’ombra dei fiori, in santa e beata pace: questa è la vita secondo Ettore.

Nel bosco

Nel bosco la vita ferve.
Nel bosco è tutto un cinguettare, canticchiare e tenere il tempo.
Nel bosco qualcuno muove le foglie, striscia, vola e cammina.
Nel bosco certi suoni sono come ovattati, altri sono improvvisi ed inattesi.
Rumori, suoni e respiri.
Il bosco ha come musica la vita che lo abita, che scandisce le stagioni e le giornate, ad un ritmo per noi inusuale.
E la vita genera altra vita nel bosco, in silenzio, a volte.
La vita, padrona degli alberi, dei rami e della terra, dei fiumi e delle gocce di pioggia.
La vita timida e tremante, la vita audace e coraggiosa.
E fugge, corre, si cela nel buio, si libra tra i rami e si nasconde.
Trova un rifugio, una tana, una casa, un nido.
Scopre un sentiero, un mucchio di sassi, una strada che si inerpica tra le montagne, un guado.
Ha un posto per tutti il bosco.
Offre calore e riparo, ma quando arriva l’inverno gli alberi sprofondano nel gelo.
Allora la vita lotta, si difende, si aggrappa ad ogni istante, ad ogni palpito che viene concesso.
Ma è ancora estate e la vita si scalda sotto i raggi del sole.
Si abbandona, gioisce, gioca e rifiorisce.
E si insegue tra gli alberi, compie infinite parabole nel cielo.
Nel bosco, in quel bosco dove è la vita.
La vita, che lascia traccia di sé sui prati.
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