Panni stesi d’inverno

I panni stesi d’inverno sono colorati come nelle altre stagioni, ravvivano i caruggi e regalano allegria a coloro che come me amano le sfumature e i contrasti.
E così attendi il sole, una giornata tersa e la luce catturerà questa bellezza per te.
In Piazza delle Lavandaie, dove un tempo dai truogoli si spandeva odoroso il profumo del sapone.

E più oltre, dove il vento attorciglia il bucato sulle corde.

Azzurro, bianco, tende, salita.
Voci di caruggi, vita, semplicemente.

E un bagliore di giallo e di arancio, denso della luce che fende i caruggi.

Poi sali e scendi, su e giù, sempre in quei vicoli che piacciono a me, ritrovo sempre un arcobaleno di colori e scalette e ocra in Salita della Seta.

E un’edicola, un Piazza Santa Croce, arrivo laggiù e mi siedo un po’ sulla panchina, immagino che lo facciate anche voi!

C’è più bellezza nelle cose semplici e la ritrovi quando la vita di ogni giorno palpita in luoghi dalla lunga storia.
E pare strano, eppure a volte certe tovaglie o certi accessori sembrano perfetti per stare davanti a certe finestre di pietre antiche e contro muri di mattoni.

E a volte, ancora, è rosso su rosso, con toni di bianco candido e verde brillante.

E poi io lo so che devo sempre andare dalle parti di San Bernardo, certi luoghi non mi deludono mai.

E puoi vedere persiane, antichi stemmi, pietra nera e pianticelle.
Sono le cose di caruggi che piacciono a me, in qualsiasi stagione.

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26 pensieri su “Panni stesi d’inverno

  1. Miss, i tuoi post di panni stesi sono così tanti, che quando ne proponi uno nuovo, temo, possa essere l’ultimo… per fortuna, i panni stesi nei caruggi sono come le nuvole in cielo: mutano sempre e mai che ce ne sia una uguale all’altra…

  2. I panni al sole sanno di freschezza,pulizia ed allegria…mi vengono in mente i versi di due canzoni,una di De André”sono giorni di finestre adornate,canti di stagione”(Anime salve) e una di Fossati “…teso come un lino a sventolare..”(C’è tempo).Mi piace pensare che si siano ispirati alle nostre corde tese cariche di bügâ!

  3. La biancheria stesa fuori dai balconi in città ha un qualcosa di attraente. Forse perché testimonia la presenza degli abitanti che in quel momento non si vedono. Anch’io, quando capita, mi fermo a fotografare certi angolini (soprattutto a Venezia) che ospitano queste tracce di vita. 🙂

  4. Mrs Fletcher, proprio questa mattina mi trovavo con mia figlia per i carruggi della zona della Maddalena, in una uggiosa e piovosa mattinata …. In quei vicoli strettissimi dove nemmeno l’ ombrello puoi tenere aperto se incroci qualcuno… Non c’ erano panni stesi per via della pioggia e in alto, quello spiraglio di cielo che si intravedeva, era plumbeo … Cosi’ grigio che la luce era poca e, per citare l’ illustre nostro cantautore…mi rammentai dei “quartieri dove il sole del buon Dio non da’ i suoi raggi” …. Poco fa ho letto il tuo bellissimo post di una giornata climaticamente opposta e ho capito che Genova ogni giorno ci racconta la sua antica storia in maniera diversa.

  5. di solito non osservo mai i panni stesi, ma devo dire che nelle tue fotografie non distraggono, ma anzi arricchiscono certi toni dell’immagine stessa.
    Riguardo le panchine, io non mi siedo mai, sono sempre troppo impegnato a correre di qua e di la, quando sono fuori casa m siedo solo per mangiare. 😉
    Buona domenica.

  6. Pâ de sentî o canto de-e bugaixe (gh’ëan anche quelle che lavavan e röbe into Besagno, a Staggen, e pe questo “andâ a sentî cantâ e bugaixe” o l’ëa un moddo spiritoso pe dî “moî”… “black humour” d’unna votta!).

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