Una bandiera, un re

La prospettiva è nota a tutti noi, vi basterà recarvi nella centrale Piazza Corvetto e potrete ammirarla anche voi.
Là, al centro della piazza, è collocato il monumento equestre che ritrae Vittorio Emanuele II, detestatissimo sovrano inviso ai genovesi in quanto al suo nome si legano i drammatici eventi del sacco di Genova del 1849 in occasione dei quali i genovesi subirono la violenta repressione attuata dai bersaglieri del generale La Marmora.
È una pagina drammatica del nostro passato e per questo motivo sono molti coloro che periodicamente richiedono la rimozione del monumento dalla sua storica collocazione in questa città che fu così vessata da quel sovrano.
Io, per parte mia, trovo che sia una scultura ben riuscita e scenografica: lì è sempre stata, è una pregevole opera d’arte e ammetto che non saprei immaginare Piazza Corvetto in maniera diversa.
E poi, guardate oltre insieme a me.
Vedrete la nostra bandiera, il fiero vessillo di San Giorgio che sventola nel cielo di Genova.
I re passano, la loro stella declina e la loro grandezza viene riveduta con occhi diversi.
Restano i monumenti, a volte accade.
La bandiera poi si sfilaccia, si consuma, è fragile materia che perde persino colore e consistenza.
La bandiera tuttavia è tutta nostra, fu stretta da condottieri e marinai, è nostra storia, nostra memoria, ricordo di imprese passate e di gesta valorose, è simbolo di una città indomita.
Sventola ancora sui tetti della Superba e così mi piace ritrovarla, nostro orgoglio e nostra fierezza.
Pe Zêna e pe Sàn Zòrzo!

21 pensieri su “Una bandiera, un re

    • Grande Sergio, era il commento che aspettavo, è uno dei pensieri che ho fatto anch’io e l’ho tenuto per me sperando che qualcuno di voi notasse lo stesso dettaglio.
      E tu, puntuale ecco che hai scritto queste parole.
      Grazie davvero!

  1. Brava. A parte il doloroso episodio di La Marmora che non deve essere assolutamente dimenticato Genova deve molto ai Savoia sia nel processo di modernizzazione della Città sia nella attuale conformazione urbana. Mi piace la sua fotografia con la bandiera della Repubblica. Un saluto.

  2. ….. originaria di Sampierdarena,la mia famiglia è stata dolorosamente e profondamente colpita dalle brutalità dei bersaglieri:la prospettiva della fotografia fa si che il San Giorgio fronteggi il re ed è per me un segno di memoria storica.Grazie,miss!

  3. L’ ultimo piano di uno di quei palazzi di piazza Corvetto …. mi fu molto caro un tempo e poi anche io un giorno mi ritrovai a rivisitare il passato con sguardo nuovo… Anche un monumento si relaziona alla sua citta’ secondo gli umori del tempo, cio’ che il destino ha riservato alla sua collocazione …. Ci pensa la storia che attraversa gli uomini e le citta’ a cancellare e deporre oppure a glorificare e celebrare … Semplicemente facendo il suo corso…

  4. Una bella prospettiva, peccato per i cavi che tagliano orizzontalmente ma ci inchiniamo al progresso e per il resto la bandiera cattura lo sguardo e aiuta a “guardare oltre” come dici tu… bacioni

    • Ho fatto diversi scatti, anche senza i cavi nel mezzo ma questa foto è particolare proprio perché la bandiera è in posizione elevata rispetto al re e questo mi piace moltissimo! Grazie cara, un bacio a te.

  5. I veri genovesi non dimenticano colui che ci ha definiti ” Vile e infetta razza di canaglie”
    Il monumento ,pur bello, lo sostituirei con Balilla. Doveroso da parte sua l’omaggio alla nostra bandiera.

  6. Vile ed infetta razza di canaglie ma orgogliosa di esserlo quando si tratta di difendere la nostra libertà. Ci rialziamo sempre nonostante la natura e gli uomini tentino a volte di sottometterci.

  7. A dire il vero cara Miss, avete altri personaggi Genovesi illustri del passato 800 che meriterebbero il posto dell’attuale monumento, che tra l’altro subirono le fatidiche angherie del 1849!! Ma tuttavia piazza Corvetto è bella così,basta non guardarla,c’è di meglio attorno. Buon fine settimana e fai la provvista per la prossima. ATTENDIAMO

  8. Il re tutto sommato ci sta.
    Ma penso che ancora oggi, 170 anni dopo, se qualcuno piazzasse un statua di La Marmora da qualche parte a Genova, ci sarebbe un’insurrezione popolare.

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