Per amore di Fanny

Questo è il ricordo di una fanciulla, è la memoria di una giovane donna vissuta nella seconda metà dell’Ottocento.
Di lei non conosco il volto, non ho un’immagine del suo viso da mostrarvi, di lei è stata tramandata la memoria dall’uomo che la amò e allora io voglio riportare lei davanti ai vostri sguardi.
Accade ad ognuno: il tempo sfugge e ad un certo punto nessuno pronuncia più il tuo nome, allora oggi sarò io a ripetere il nome di lei: Fanny Ricci, moglie di Edoardo Michele Chiozza.
Lui fu un giornalista e autore della splendida Guida Commerciale di Genova del 1874-75, un volume per me prezioso che ho la fortuna di possedere e più volte citato su questo blog.
Questo libro è dedicato a lei, a Fanny, le tre pagine nelle quali lui la ricorda sono tra le più struggenti che abbia mai letto.
Come lo racconti un amore?
Dove trovi le parole giuste per descrivere un sentimento che stravolge e coinvolge?
Fanny è appena una ragazza, è giovane, leggiadra e saggia, a Michele la lega un profondità di affetti che lui descrive a questa maniera:

“Pieni entrambi eravamo di vita, tutto aveva illusione di sorriso per noi, mai invidiammo il mondo in nessuna delle sue attraenti bellezze e se una preghiera rivolgevamo a Dio, quella si era di conservarci l’amore.”

Sua sposa, sua compagna, sua luce persino nella stesura di questo libro a lei dedicato.
Edoardo e Fanny si conoscevano da ben dieci anni ma il loro matrimonio durò appena un anno e 10 mesi, fu una malattia implacabile a portare via la giovane donna dalle braccia del suo amato lasciandolo nella disperazione.
E come lo racconti un dolore?
Dove trovi la forza per esprimerlo e in quali aggettivi riponi il segreto del tuo sentire?
Non si rassegna Michele, non trova conforto nel naturale scorrere del tempo che lo lascia attonito:

“Ed anzi ancor non cessò né la mia sorpresa né il mio dolore dopo la Tua dipartita dalla terra, nel vedere il mondo continuare indifferentemente il suo corso, il sole alzarsi e splendere dal firmamento; l’osservare lo stesso movimento nelle persone; aprirsi, come di consueto, tutti i negozi, la gente sorridere e divertirsi come quando Tu vivevi.”

E ugualmente stupefatto si ritrova a constatare che lui ancora vive, anche se lei non c’è più.
Appena lo rincuorano tutta quella felicità trascorsa, le gioie condivise, le piccole complicità.
Dolce, tenera e comprensiva Fanny, di lei Edoardo Michele narra che una volta rimase tanto impressionata nel leggere sul giornale la notizia della morte di una giovane sposa e le balenò allora alla mente la possibilità di essere separata improvvisamente dal suo amore.
E lui racconta ancora di trovare conforto nel visitare la tomba di lei e di restare là, sentendosi più vicino alla sua Fanny.
Adorata e perduta Fanny, descritta come ottima figlia e moglie virtuosa, era una creatura dalle molte doti, Fanny sapeva disegnare con un certo talento e sapeva suonare il pianoforte, inoltre si occupava della sua famiglia con solerzia e gentilezza, angelo tanto rimpianto da tutti coloro che l’avevano amata.
Ho letto e riletto molte volte la dedica ricolma di dolente ardore scritta da lui che la amò e sempre mi commuove.
Ho poi cercato senza successo la tomba di lei e se dovessi un giorno riuscire a trovarla a Fanny porterò dei fiori delicati, da parte mia e da parte del suo amato Edoardo Michele.
Per adesso a lei dedico questo rosso bocciolo di rosa veduto la scorsa estate, nell’ammirarne la delicatezza ho pensato che anche a Fanny sarebbe piaciuto.
E ancora una volta ripeto il suo nome, così come è scritto sul frontespizio del libro del suo adorato marito: alla memoria di Fanny Chiozza nata Ricci.
Desideravo ricordarla da tanto tempo, l’ho fatto in questo modo, sperando di avere trovato la maniera giusta per riportare davanti ai vostri occhi il suo viso dolce di fanciulla.
E a lei lascio ancora le parole di lui, il suo amato Edoardo Michele, che così volle concludere la dedica alla sua amata per sempre perduta.

“Fanny, angelo mio, qualunque sia oggi la tua esistenza io ti amo sempre e mai si cancelleranno dal mio cuore le impressioni profonde che le tue splendide virtù vi lasciarono né mai dimenticherò la tua breve ed agitata vita piena d’amore per me.
E non mi ami tu forse sempre? Sì, e me lo fai chiaramente comprendere – Allorquando chiuse ho le palpebre al sonno lo spirito tuo s’impadronisce della mia mente finché mi sveglio e di mal animo perché la notte cedendo il posto al giorno porta seco l’adorata tua immagine. Io ti ringrazio sai, per questa tua predilezione, vedo che pensi sempre all’infelice tuo marito.”

Edoardo Michele Chiozza

14 pensieri su “Per amore di Fanny

  1. …. Si comprende che l’ amore di lui per lei sconfina nel tempo, prosegue oltre le loro presenze fisiche, ci raggiunge e vibra ancora con il tuo delicato omaggio…

  2. E io aggiungerei che il tempo non sia tempo.Quanto avrei voluto conoscere per dirgli che il dolore non uccide,chissà quante lagrime.
    ci racconti che è difficile trovare la sua tomba,e ti credo perchè anch’io ne cerco una ma…..
    ciao Fanny ciao Edoardo e a tutti che furono! una rosa anche da me

  3. Irene
    Questa storia è bellissima, un amore perfetto. L’hai raccontata in un modo delicato, poetico e con tenerezza. Grazie, cara Miss Fletcher. Un baccio tenero.

  4. E’ bellissima anche la prosa,se si fosse accorto di questi brani Monteverdi l’avrebbe musicata,al pari dell’Orfeo ed Euridice,leggendoli mi suona la musica nelle corde vocali.

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